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L’ARCO GIAPPONESE: IL KYUDO

26 feb 2010 ⋅ in Parliamo di Sport ⋅ Tags: arco giapponese
IL SITO UFFICIALE DEL KYUDO  IL SITO UFFICIALE DEL KYUDO

 Kyudô (弓道) significa “via dell’arco” ed è un’arte marziale giapponese. Per secoli l’arco e le frecce furono per un combattente giapponese le armi principali. Quest’arte marziale era all’inizio conosciuta con il nome diKyujitsu ma solo dal secolo scorso venne riconosciuta ufficialmente con il nome di Kyudô.

 

 

Il Kyudô è un’arte pienamente sviluppata con un complesso sistema di teoria, pratica e tecniche: inizialmente era una varietà di stili diversi, poi però, con la recente riforma Meiji si volle che gli stili, diversi tra loro, si unissero in un’unica disciplina.

Nel Giappone feudale, i campi per il tiro con l’arco si trovavano nella casa di tutti i più importanti clan militari: l’arco e la spada erano le armi considerate “nobili” proprio perché usate dai nobili e dai samurai; i comuni soldati invece usavano solo una lancia o una spada corta.

Anticamente l’addestramento era molto particolare: bisognava colpire dei bersagli fissi con ripetuti tentativi. Ciò poteva essere fatto o in piedi di fronte al bersaglio o a cavallo: il secondo naturalmente era lo stile tradizionalmente considerato il più aristocratico.

Colpire il bersaglio al galoppo era più difficile in quanto veniva richiesta, oltre alla ovvia concentrazione, anche una buona dose di coordinazione per controllare il cavallo oltre che centrare l’obiettivo con la freccia, obiettivo che poteva essere fisso ma anche in movimento.

Ai giorni nostri il kyudô è diventata solo una disciplina sportiva focalizzata sulla forma e l’eleganza. L’arte del Kyudo è oggi un modo per acquisire concentrazione, dignità, eleganza e pace interiore.

 

Il kyudô nella storia

Reperti archeologici hanno dimostrato e testimoniato come già nel periodo Jomon (preistoria giapponese) fossero in uso arco e frecce. Le scene raffigurate in tali reperti sono tutte pressappoco le stesse: raffigurano scene di caccia risalenti al periodo Yayoi.

I primi documenti storici giapponesi non ci parlano tuttavia dell’arco come di un utensile usato per la sopravvivenza ma più come di uno strumento “religioso“: infatti dal punto di vista musicale l’arco è da considerarsi il primo oggetto accordabile e, data la sua doppia valenza (sia di arco che colpiva con una freccia una preda a distanza che come strumento capace di emettere un suono), fu considerato un oggetto magico molto vicino agli dei.

Fu solo secoli dopo però, quando il Giappone venne influenzato dalla Cina, che i giapponesi svilupparono una scuola di arcieria dove cominciarono i primi fondamenti della “via dell’arco“.

Nel periodo compreso tra il secolo 794 e il 1192, in Giappone cominciano a svilupparsi i primi clan e tribù formati da servitori armati (i saburau da cui poi samurai).
È proprio in questo periodo che le scuole di arcieria giapponese si spostano verso un’istruzione meno filosofica e cominciano ad apparire personaggi dalle grandi imprese rimasti però tra realtà e leggenda.

Nel periodo feudale, durante il dominio della famiglia Minamoto e l’influenza del Buddhismo, si ricorda un’importante storia, essenziale per la storia del Kyudo.

Si racconta così: “Morizumi era un samurai della famiglia Heike e viveva a Kyoto. Era un famoso arciere e nonostante fosse messo in prigione molti soldati vollero salvarlo perché non volevano che la tradizione della scuola dalla quale Morizumi proveniva andasse perduta. Così durante una festa di consacrazione ad un tempio, venne chiesto a Morizumi di partecipare e di dimostrare la sua brillante tecnica con arco e frecce: se lo avesse fatto avrebbe ottenuto la libertà e sarebbe stato scagionato. Il giorno della festa a Morizumi venne dato un cavallo che però aveva un difetto: deviava sempre verso destra quando sentiva il rumore della freccia che colpiva il bersaglio. Svelato il difetto del cavallo Morizumi fece ugualmente sfoggio della sua tecnica colpendo i bersagli uno dopo l’altro fino all’ultimo. Dimostrata la sua grande abilità non poterono che liberarlo dalla prigionia”.

Da quel momento in poi è facile immaginare l’importanza che ebbe l’allora kyujitsu per il mondo dei samurai che, intuendo le capacità di tale tecnica cominciarono a formare e diffondere le scuole di Kyudô che all’epoca furono davvero numerose.

Il periodo Edo, chiamato anche periodo Tokugawa, fu il periodo di transizione per la storia del Kyudo in Giappone.
In questo periodo il Giappone visse un’era di chiusura dal mondo esterno dando vita ad un lungo periodo di pace che però portò l’arcieria quasi all’estinzione facendo si che l’unica arma impugnata dai samurai fosse la spada.

Nonostante però quanto si possa immaginare, il forte legame alle tradizioni rimase e il mondo dell’arco non fu del tutto abbandonato ma si allontanò dal contesto marziale diventando solo cerimonia.

Nel 1868, durante la “Restaurazione Meiji“, il Giappone chiude le porte al periodo feudale e si riapre di nuovo al mondo esterno rinnovando l’assetto commerciale, politico, militare ed economico del Paese. Questo rinnovo però rischiò di mandare nell’oblio tutta l’antica tradizione dell’arco.

In realtà venne a crearsi uno stile molto simile a quello che oggi conosciamo non più come Kyujitsu ma come l’odierno Kyudô.

Purtroppo nel dopoguerra gli occupanti americani proibirono moltissime tradizioni al Giappone e tra queste ogni forma di arte marziale, compreso il Kyudô. Solo nel 1949 la Zen Nihon Kyudo Renmei riproporrà dei nuovi canoni per il tiro con l’arco e per le cerimonie presentando così quel Kyudô che conosciamo noi oggi.

 

Per saperne di più:

I Segreti del Kyudô di Dan e Jackie Deprospero

Kyudô – L’essenza e la pratica dell’arcieria giapponese di Hideharu Onuma

 


LA SCUOLA DELLE QUATTRO FOGLIE

 

Kyudô, tradotto letteralmente dal giapponese, significa “Via dell’arco”, ed è tra le più antiche e nobili discipline marziali, specchio della mente e del cuore. Non è una religione ma risente, comunque, dell’influenza delle due maggiori scuole filosofiche orientali: lo Shinto, la più antica, e lo Zen, che ha esercitato la maggiore influenza nel Kyudo.

L’arco giapponese, nato come arma, è nel Kyudô uno strumento di realizzazione spirituale.

Anche se il tiro con l’arco giapponese può sembrare una sequenza di movimenti piuttosto semplice, in realtà la Via dell’Arco è considerata fra le più impegnative attività delle arti marziali.

Il suo scopo è quello di far vivere un’esperienza che unifica la profondità della mente umana con la forza e l’armonia della condizione naturale.

 

 

Praticare il Kyudô è anche capire che solo vincendo il grossolano desiderio di colpire il bersaglio riusciamo a raggiungerlo: una Via interiore e un’arma contro le illusioni.

Per molto tempo perderemo questa sfida. La meta ci apparirà lontana e difficile, distante e imprendibile, poi vicina, e poi si perderà ancora …

    

 

Con l’umiltà avremo la saggezza per comprendere che quel bersaglio ci appartiene, “è già colpito” ancor prima di sganciare la freccia.

Questa consapevolezza sarà come un bagliore e nell’attimo dello sgancio, nel cogliere l’occasione, potremmo toccare il nostro essere nel punto più oscuro e misterioso.

 

Nota: L’influenza dello zen sul tiro con l’arco giapponese, risale al periodo di Kamakura (1185-1333); epoca nella quale i guerrieri adottarono lo zen come fondamento per il loro addestramento morale.



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