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CERTIFICATI SPORTIVI, QUANDO REDIGERE SU MODELLO MINISTERIALE E QUANDO SU CARTA INTESTATA

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Ogni anno la palestra chiede per l’iscrizione il certificato sportivo quando non è dovuto: quante volte è capitato?

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La risposta al genitore che invoca la legge 69 del 2013 che all’articolo 42 bis sopprime il certificato per l’attività ludico-motoria è che “non siamo iscritti al Coni, dunque lei non ha torto, ma se gli succede qualcosa dobbiamo essere certi che l’allievo era idoneo; anche lei vuol essere certo per suo figlio, giusto?”.
Dopodiché la palestra si accontenta di uno scritto di pugno del pediatra su carta intestata, cioè non le serve il certificato redatto su modello ministeriale per lo sport non agonistico e da conservare nella memoria del computer.
Si crea un criterio di attestazione dell’idoneità parallelo a quello prescritto dalla legge: è regolare? Per Guido Marinoni, medico di famiglia e membro del comitato centrale della Federazione degli Ordini, «certificati come questo, non previsti dalla legge, sono in linea di massima inutili. Ma da qui a dire che non andrebbero redatti ce n’è. In particolare, il medico è tenuto a redigere e rilasciare il certificato quando il paziente glielo chiede, come afferma il codice deontologico all’articolo 24,sempre sia messo nella condizione di attestare dati clinici direttamente constatati ed oggettivamente documentati».

Medico e pediatra devono redigere il certificato per lo sport non agonistico anche quando non è il caso?

«Raramente -premette Marinoni- un medico o un pediatra sanno se la palestra chiede un certificato in quanto gestita da società iscritta Coni ovvero perché lo vuole l’assicurazione. Il medico in ogni caso redigerà in base a ciò che gli chiede il paziente. Se gli si domanda un certificato con la finalità di praticare sport non agonistico quello rilascerà, in libera professione. Se gli si domanda altro, se è sufficiente altro, valuterà come rispondere all’esigenza presentatagli».

Sbagliano le palestre a chiedere il certificato o la legge quando dice che non ce n’è bisogno?

«In genere, dietro la richiesta della palestra ce n’è una dell’assicurazione, la quale, evidentemente, non si accontenta del dettato legislativo ma impone proprie regole che la mettano in grado di affrontare con meno preoccupazioni eventuali contenziosi giudiziari sorti a seguito di imprevisti. Difficile darle torto, visto che l’imprevisto, la casualità, porta al contenzioso legale».

La normativa sulle certificazioni merita ulteriori chiarimenti rispetto a questo problema?

«È stata scritta in un modo adeguato per un contesto attuale. Ma siccome i contesti sono in divenire non mi meraviglia che si debba intervenire in un secondo momento, non solo sul punto di cui stiamo parlando ma su altri temi a mio avviso ben normati ma sempre “contesi”».

Uno di questi temi contesi è l’elettrocardiogramma da praticare una volta nella vita, e una l’anno nei pazienti cronici e negli over 65 con uno o più fattori di rischio cardiovascolare. A Roma, è stato offerto a tappeto nelle scuole sia dalla fondazione “il Cuore siamo noi” sia, ora, da “la stella di Lorenzo” con il Bambino Gesù.
In quest’ultimo caso l’indagine statistica su 9700 alunni-oltre a confermare che minimo lo 0,7% è a rischio morte improvvisa (e non lo sa) – ha scoperto come il 40% degli alunni non abbia mai fatto Ecg né sport.

Motivo in più per cui le palestre fanno bene a tutelarsi?

«Sull’Ecg ci sono dati di letteratura non univoci, che fanno dire ai cardiologi che eseguendolo a tappeto comunque si salvano vite e ai pediatri che in quella fascia d’età prevalgono evidenze secondo cui si tratta di un esame con più limiti che utilità. Una parola definitiva non possiamo dirla se non con alla base dati epidemiologici univocamente interpretabili».

Mauro Miserendino


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