Ortopedia e Traumatologia

PALLANUOTO: DISFUNZIONI DI SPALLA NELL’ATLETA – UN APPROCCIO FUNZIONALE

pallanuoto

Fisioterapista Giulia Angelino

pallanuoto-Torino-81-21

ABSTRACT
La pratica della pallanuoto richiede negli atleti alcune qualità, fisiche e motorie, innate ed acquisite, notevoli.
È stata rilevata una certa incidenza di disturbi muscolo scheletrici riguardanti l’arto superiore, ed in particolare la spalla del braccio di tiro.
Si è intrapresa una ricerca bibliografica ai fini di individuare, anche mediante un confronto con altre discipline overhead *, quali fattori di rischio possano considerarsi connessi a tale morbilità.
Oltre a tenere presente ciò che la letteratura scientifica offriva a riguardo, è stata considerata utile l’adozione di un questionario a risposte multiple, da sottoporre direttamente ai pallanuotisti.
I risultati del progetto sperimentale hanno permesso di individuare possibili concause che influenzerebbero significativamente l’insorgenza dei disturbi di spalla.

KEY WORDS
Waterpolo, overhead, overuse, shoulder, functional exercise

INTRODUZIONE

Il giocatore di pallanuoto deve essere in grado di nuotare a ritmi variabili su distanze diverse, con accelerazioni, decelerazioni, arresti, repentini cambi di direzione e contemporaneamente gestire la palla, ossia passarla o tirarla. A questo si aggiungono le insistenti pressioni degli avversari.
La pallanuoto è una disciplina che prevede l’esecuzione di movimenti aciclici da parte degli arti, che vista la grande variabilità in direzione ed intensità devono essere ben coordinati.
L’impegno muscolare è sicuramente notevole ma strettamente collegato alle fasi di gioco ed ai movimenti specifici richiesti in base al ruolo del giocatore.
In questo studio è stato analizzato il gesto di passaggio o lancio della palla, soffermandoci su quello che accade agli arti superiori. I disturbi muscolo scheletrici a carico della spalla predominante, risultano avere maggior incidenza rispetto a quelli riscontrabili nel resto della popolazione di pari sesso ed età.
Con lo scopo finale di individuare possibili strategie di prevenzione nei confronti di tale evento morboso, si è svolta una revisione critica della letteratura relativa agli sport overhead *, alla pratica della pallanuoto, alla spalla del nuotatore, per evidenziare i disordini che tendenzialmente infliggono i giocatori.

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* Sport Overhead
– In numerosi sport vi sono gesti atletici che comportano movimenti ripetuti dell’arto superiore al di sopra della testa: questi movimenti sono definiti, nell’ambiente medico-sportivo, con il termine inglese overheadLa cinetica che assimila tra loro questi sport è quella del lancio, effettuato dai giocatori di baseball e football americano, dai giavellottisti, ma riguarda anche i tennisti (specie nella la battuta e nello smash), i nuotatori, i pallavolisti e in taluni esercizi anche i ginnasti e i golfisti. Nei movimenti overhead si registra un’incidenza particolarmente elevata di lesioni a carico della spalla, la cui suscettibilità patologica è legata all’intrinseca mancanza di stabilità statica e alla complessità della stabilità dinamica, che dipendono dalla sua inusuale anatomia e dagli estesissimi gradi di movimento consentiti. I gesti tecnico-sportivi overhead richiedono un delicato equilibrio tra attività muscolare e contenimento capsulo-legamentoso quando sono effettuati ai limiti estremi della mobilità gleno-omerale, con velocità angolari e forze di torsione notevolissime; le strutture della spalla, sottoposte alla ripetizione di questi stress, vanno pertanto facilmente incontro a lesioni da usura su base micro-politraumatica.

fisiomedica ——————————————————————————–

Per meglio investigare i fattori potenzialmente patogenetici, è stata effettuata un’indagine interna al settore, mediante un questionario a risposte multiple.
Si è partiti da un’ipotesi di multifattorialità patogenetica: i fattori evidenziati possono essere distinti tra intrinseci, relativi alle caratteristiche degli atleti o della disciplina, ed estrinseci, relativi all’allenamento e allo stile di vita.
La combinazione tra alcuni fattori sembrerebbe esporre gli atleti a situazioni di overuse: si verificherebbe un superamento del limite tra carico sostenibile e capacità di carico dell’organismo, a livello generale ma soprattutto distrettuale.
Si ritiene che un intervento preventivo efficace, attraverso opportune modifiche relative alla programmazione o alla metodologia di allenamento, si rivelerebbero efficaci.

OBIETTIVI

Lo scopo di questo lavoro è duplice:
1 – individuare quali aspetti legati alla pratica della pallanuoto possano costituire fattori di rischio per l’insorgenza delle problematiche di spalla;
2 – evidenziare misure preventive per ridurre l’incidenza delle disfunzioni in esame.

MATERIALI E METODI

La ricerca si è condotta attraverso la bibliografia esistente e mediante un questionario specifico.
Gli argomenti portanti della ricerca sono stati:

  • carico/capacità di carico e prestazione sportiva
  • la pallanuoto
  • analisi del movimento di lancio
  • disfunzioni di spalla nei pallanuotisti.

CARICO/CAPACITÀ DI CARICO
La finalità dell’allenamento, in qualsiasi disciplina sportiva, deve essere quella di favorire lo sviluppo ottimale di tutte le capacità motorie, in modo da massimizzare la resa di gara ed evitare la possibilità di infortunio dell’atleta.
Gli obiettivi dell’allenamento sportivo sono:
 sviluppare la capacità di carico
 sviluppare la prestazione sportiva 1
La capacità di carico è la capacità dell’organismo di sostenere determinati carichi senza compromettere la salute, presente e futura.
Uno squilibrio tra carico e capacità di carico indica uno squilibrio fra il carico esterno che il corpo, l’organo o il tessuto subiscono e la loro caricabilità, ovvero il carico da essi fisiologicamente sostenibile. 2
Questa alterazione interpreterebbe la presenza di un danno muscolo scheletrico.
Lo sviluppo della prestazione sportiva rappresenta l’acquisizione della capacità di realizzare una prestazione complessa, in un determinato momento, secondo regole stabilite e anche questa capacità si basa sulla capacità di carico. 3
LA PALLANUOTO
La pallanuoto è una disciplina acquatica assai complessa, in quanto i giocatori, oltre che essere degli esperti nuotatori, devono anche essere in grado di gestire il gioco della palla, che rappresenta l’elemento di condivisione e di competizione, oltre che essere la variabile indipendente di tutto il gioco.
Ciascuna squadra è composta da 7 giocatori, dei quali 1 è il portiere, e non più di 6 giocatori di riserva da utilizzare per le sostituzioni. 4
Nella formazione della squadra, vengono favoriti soggetti morfologicamente massicci e longilinei, poiché un buono sviluppo degli arti risulta favorevole e funzionale.
Particolare attenzione viene posta sugli arti superiori, che sono i responsabili della massima propulsione in acqua e i veri protagonisti per conquista e mantenimento della palla.
È essenziale per questi atleti una buona flessibilità di spalla, in modo che il gesto tecnico specifico di lancio e ripresa della sfera, oltre che potente, risulti ben controllato e quindi armonioso.
Alla luce di ciò vengono evidenziate caratteristiche neuromuscolari, antropometriche e fisiche ben precise da ricercare nei futuri atleti.
Per quanto riguarda le caratteristiche neuromuscolari è necessaria una buona coordinazione, essendo questa strettamente correlata al controllo del gesto. Il livello di espressione e varietà della tecnica costituiscono gli elementi basilari per una buona prestazione sportiva.
Per rendere un movimento finemente controllato, gli atleti adottano ripetizioni continue del gesto. La ripetizione consente all’esecutore la possibilità di concentrarsi sul controllo stilistico e sulla precisione; necessarie sono anche forza e resistenza.
La disciplina in esame richiede all’atleta di sopportare a lungo la fatica, dovuta al movimento in acqua e alla presenza dell’avversario. La velocità, ossia la capacità di realizzare un movimento nel minor tempo possibile, è fondamentale nei cambi di direzione, sia sulla lunghezza della vasca che nella fase di contatto con l’avversario.
Le caratteristiche antropometriche richieste, come già accennato, privilegiano soggetti longilinei ma robusti, anche se le caratteristiche in esame variano leggermente dal ruolo che ricopre il giocatore. Il modellamento del fisico a seguito di ore di allenamento è un fenomeno certo, ma per raggiungere certi livelli, si ricerca sempre un bagaglio intrinseco che faccia pensare ad una predisposizione, fondamentale per far emergere un talento.
Tra le caratteristiche fisiche necessarie, invece, va nominata la grande flessibilità e mobilità articolare delle spalle, fondamentale per il nuoto, ma anche per palleggi, passaggi e tiri della sfera. Per questo motivo l’allenamento prevede intensi esercizi a carico delle spalle.
ANALISI DEL MOVIMENTO DI LANCIO
Numerosi sport sono caratterizzati da specifici gesti atletici che comportano movimenti ripetuti dell’arto superiore al di sopra della testa, ossia con un’abduzione >90° : essi sono definiti overhead.
Il modello biomeccanico alla base di questi sport è quello del lancio, caratteristico dei pallavolisti, giavellottisti, tennisti, nuotatori e giocatori di pallanuoto (Figura 2), football e baseball.

tiro_tubisiderFigura 2

Gettare una palla pesante implica un accomodamento meccanico:
– raggiungimento precoce della massima rotazione esterna, che permette di ottenere l’accelerazione della rotazione interna per un tempo maggiore
– conduzione con il gomito, cioè un aumento dell’adduzione orizzontale della spalla e della flessione del gomito
– diminuzione del contributo del tronco e delle gambe, visualizzabile come una falcata più corta, posizione del tronco più eretta e riduzione della velocità angolare torsionale del bacino e del tronco (movimento boogie).
Nella maggior parte delle tecniche di lancio, l’angolo di abduzione della spalla rimane abbastanza costante; i punti più alti e più bassi in cui passa la palla durante il lancio sono raggiunti più tramite un’inclinazione del tronco che non tramite l’aumento e la riduzione dell’angolo di abduzione della spalla rispetto al tronco.
Ciò significa che una posizione di abduzione compresa tra i 90° e i 110° è una posizione dinamica molto resistente per braccio e spalla. Deviazioni angolari maggiori di 10° (meno di 80° e più di 120°) durante il distacco della palla, suggerirebbero una posizione anomala del braccio.
Il lancio implica una sequenza di azioni dei vari segmenti ossei, che prende il via dalle azioni delle gambe e del tronco fino ai movimenti più veloci dei segmenti distali relativamente più piccoli.
La sequenza delle azioni principali è rappresentata da : rotazione del tronco, protrazione sterno-claveare, estensione del gomito e flessione del polso e delle dita. Così facendo l’energia viene trasferita dalle porzioni prossimali alle distali. I segmenti prossimali, durante il primo tempo del lancio, raggiungono una velocità massimale inferiore a quella raggiunta dai segmenti distali.
Il movimento che più contribuisce alla velocità della palla sono l’estensione dell’avambraccio e una rotazione antioraria del tronco (considerando un tiro destrorso). La rotazione del braccio contribuisce in maniera molto variabile.
Le diverse incidenze epidemiologiche negli sport overhead sembrano suggerire l’importanza dei fattori d’influenza funzionali e tecnico sportivi.
Fra i fattori funzionali si parla della modalità di contrazione muscolare, il tipo di catena cinetica, l’importanza dell’azione muscolare antagonista.
Il gesto tipico della pallanuoto è un gesto >90° che si svolge prevalentemente in catena cinetica aperta (okc +), di tipo balistico, cioè il gesto principale è un tipo di lancio e la contrazione muscolare richiesta è quasi esclusivamente una contrazione muscolare pliometrica (contrazione concentrica esplosiva, immediatamente preceduta da una contrazione eccentrica).
Inoltre è una disciplina open skill, in quanto prevede una motricità variabile, in base al contesto.
La situazione specifica dell’ambiente pallanuotistico, che si svolge in ambiente acquatico, è resa ulteriormente difficoltosa dalla necessità di una concomitante azione di sostegno-galleggiamento, svolta dagli arti inferiori, e contemporaneamente, dall’arto superiore contro laterale all’arto di tiro.
Il problema sta nella ricerca della posizione ideale per caricare il tiro, dipendente dall’azione di gioco. In considerazione che l’azione di conclusione è ostacolata dagli avversari, talvolta con frapposizione del proprio arto superiore sulla traiettoria di tiro, talvolta con contatto fisico, la problematica della stabilizzazione della spalla appare in tutta la sua difficoltà : se l’atleta vuole “vedere” più spazio nella porta avversaria, la sua azione favorirà l’altezza, ossia l’uscita dall’acqua, perdendo stabilità e potenza.
DISFUNZIONI DI SPALLA NELL’ATLETA PRATICANTE LA PALLANUOTO
Come detto, il modello biomeccanico alla base degli sport overhead è quello del lancio, caratteristico dei pallavolisti, giavellottisti, tennisti, nuotatori e giocatori di pallanuoto, football e baseball.
Negli atleti che praticano questi sport si registra un’incidenza particolarmente elevata di lesioni a carico della spalla 5, in particolare l’attività overhead è stata specificatamente identificata come un fattore aggiunto di rischio. 6
Gli infortuni sportivi di questo tipo possono essere di origine multifattoriale e possono causare diversi tipi di deficit: limitazioni del movimento, squilibri muscolari e discinesia scapolare, talvolta legati a traumi contusivi o da torsione.
La spalla durante l’attività specifica sportiva lavora costantemente in posizione > 90° attivando contemporaneamente tutte le componenti osteo-legamentose-muscolari esistenti, sia nei momenti di transito sia nei momenti di statica specifici dello sport della pallanuoto.
Per questo motivo deve esserci una sinergia fra tutti gli elementi anatomici e fisiologici costitutivi del cingolo scapolo-omerale.
Una cattiva sinergia scapolo-omerale e/o una instabilità capsulo-legamentosa possono portare a problematiche che limitano notevolmente la pratica sportiva agonistica.
Nel mondo pallanuotistico le lesioni più comuni sono localizzate a livello dei rotatori: al compartimento degli intrarotatori, che in particolare coinvolgono il muscolo o il tendine del sovraspinoso, capolungo del bicipite o del grande rotondo; o al compartimento degli extrarotatori, ossia muscolo sottoscapolare e piccolo rotondo (cuffia dei rotatori). 7
Lesioni altresì frequenti sono quelle del legamento gleno omerale o la sindrome da impingement scapolo omerale. 8
A ciò si può aggiungere una instabilità acquisita conseguente a gesti sportivi ripetuti (A.I.O.S.): la continua ripetizione dei gesti tipici del lancio, protratta nel tempo, può determinare un indebolimento delle strutture stabilizzatrici anteriori. Tale deficit favorisce la traslazione anteriore dell’omero durante il gesto di caricamento effettuato nella posizione di abduzione ed extrarotazione (posizione di AB-ER). L’alterazione del centro di rotazione dell’omero determina la compressione del tendine del sovraspinato tra il trochite e il margine postero-superiore della glena (conflitto postero-superiore). È per questo motivo che, all’anamnesi, il pallanuotista riferisce la comparsa del sintomo solo durante l’esecuzione tiro.
Gli sport overhead non solo possono compromettere le strutture stabilizzatrici anteriori, ma, al tempo stesso, favorire la perdita dell’elasticità distrettuale della capsula posteriore: tale retrazione si manifesta con una perdita della rotazione interna passiva. 9

Tabella1Tabella2Tabella3aTabella4Tabella 1

QUESTIONARIO E RISULTATI

Allo scopo di investigare con maggiore precisione alcuni aspetti comuni agli atleti con disturbi, alla ricerca bibliografica (Tabella 1) è stato aggiunto un questionario. Quest’ultimo si pone come strumento di rilevamento epidemiologico in popolazione chiusa e supporto ad ipotesi patogenetiche.
I pallanuotisti che hanno risposto al questionario sono 40. Si tratta di giocatori di sesso maschile con età maggiore uguale a 18 anni, attivi nel panorama federale all’interno di campionati di Serie B, A2 e A1.
Alcuni di essi sono titolari della squadra Nazionale.
Di seguito, vengono riportati alcuni dei risultati salienti a supporto di ipotesi patogenetiche come la multilateralità, la sedentarietà, l’asimmetria del gesto e le conseguenti alterazioni di controllo motorio.
A supportare l’ipotesi di eccessiva attività specifica durante la conduzione di una vita tendenzialmente sedentaria è stato domandato:
– Quante ore di movimento fai al di fuori dell’allenamento?
Il 37.5% risponde meno di 1 h, il 32.5% tra le 2 e le 3 h, il 30% più di 3 h (Figura 1)
– Quante ore stai seduto tra lavoro, università, studio, computer, televisione, telefono …?
Il 57.5% risponde meno di 6 h e il 42.5% tra le 6 e le 8 h (Figura 2)

dom1Figura 1

dom2Figura 2

Per verificare ipotesi di asimmetria viene domandato:
– Hai verificato differenze di mobilità tra la spalla con cui esegui il lancio della palla e l’altra?
Il 62.5% risponde sì in alcune circostanze, il 27.5% sì in maniera marcata, il 10% no (Figura 3)
– Hai un lato prevalente in cui i disturbi si evidenziano?
65% sì, 35% no. (Figura 4)

dom3Figura 3

dom4Figura 4

Per comprendere se l’atleta venga effettivamente monitorato ai fini di verificare la presenza/assenza di precedenti disturbi, vengono poste le seguenti domande:
– La tua squadra possiede un fisioterapista di riferimento?
Il 57.5% risponde sì.
– Il terapista conosce il gesto specifico della pallanuoto e presenzia mai agli allenamenti?
57.5% risponde o di non avere il FKT o che questo non è informato sulla loro tecnica e dunque non accede agli allenamenti, il 25% risponde a volte, il 17.5% risponde sì.
– Hai mai fatto una visita da un professionista per valutare la funzione delle tue spalle?
Il 62.5% afferma “no”.

DISCUSSIONE

Dalla ricerca bibliografica, dall’analisi della disciplina e degli atleti che la praticano, sembrerebbero emergere alcuni fattori a cui ascrivere un particolare peso patogenetico nelle disfunzioni di spalla dei pallanuotisti:

  1. l’esecuzione reiterata del gesto di lancio e palleggio della palla
  2. l’asimmetria della tecnica (braccio di lancio più coordinato, potente, mobile)
  3. aumenti di densità/intensità di allenamento mal distribuiti nel corso dell’anno
  4. mancanza o inadeguatezza di una valutazione funzionale.

Il questionario evidenzierebbe altre possibili concause, quali:

A – stile di vita erroneo dell’atleta
B – rapporto carico/capacità di carico alterato
C – tecnica scorretta di allenamento.

Lo scopo di questo lavoro è quello di analizzare questi fattori per testare l’efficacia di un possibile intervento a livello di ciascuno di essi.

I fattori 1 e 2 sono da classificarsi intrinseci secondo il modello Bio Psico Sociale (BPS), quindi non lasciano grande spazio interventistico. È vera però la possibilità di apportare alcune modifiche all’allenamento in modo da limitare l’asimmetria degli arti superiori.
Per quanto riguarda il fattore 3 si fa riferimento al fatto che i campionati di pallanuoto si concentrano in solo alcuni mesi dell’anno solare, lasciando agli atleti (esclusi gli azzurri) tutto il periodo estivo di riposo (in alcuni casi anche di più). Il campionato di serie A1 tendenzialmente inizia a metà Settembre per concludersi a metà Maggio, comprendendo però diverse fasi di stop.
I fattori emersi grazie al progetto sperimentale, A – B – C, sono da considerarsi estrinseci, quindi un intervento a questo livello risulta di grande importanza.
Lo stile di vita degli atleti (A) è una questione non trascurabile, per questo sono state poste precise domande circa il movimento al di fuori dell’ambiente acquatico. Nonostante le percentuali tra le risposte alla prima domanda siano simili, la maggiore è del 37.5% e si riferisce ad un tempo speso per muoversi, inferiore ad 1 ora (Figura 2).
La posizione seduta sembrerebbe essere mantenuta, nella maggioranza dei casi, per circa 6 h, il 42.5% risponde tra le 6 e le 8 h.
Si può affermare che le ore di sedentarietà siano effettivamente troppe, legate a motivi di studio, lavoro o semplicemente all’affermarsi del digitale. L’arrivo di telefoni e PC ha modificato molto l’assetto posturale. Come avviene per molte discipline, anche in questo caso, sembrerebbe essere spesso superato il livello di sopportazione locale di un carico, a causa delle ripetitività intensa del gesto (B).
Sembrerebbero verificarsi squilibri generali e distrettuali, che possono variare dalla disfunzione più o meno grave all’infortunio vero e proprio, causando assenza dal campionato. Gli atleti stessi riportano questo dato: il 55% afferma di avere un aumento della sintomatologia a livello della spalla, dopo l’allenamento o la partita e il 75% sostiene di presentare un’acutizzazione del problema nelle fasi in cui i carichi di allenamento aumentano. Inoltre, il 32.5% degli atleti presi in esame ha saltato due – tre partite di campionato a causa di questa problematica.
Questo è un dato molto importante trattandosi di pallanuotisti ai massimi livelli, la cui presenza in vasca può determinare il risultato di una partita.
Per quanto riguarda la tecnica di allenamento (C), dall’esame dei risultati sembrerebbe essere tendenzialmente presente una certa multilateralità. Tuttavia, risulta fondamentale ribadire che gli esercizi non specifici della disciplina sono essenziali in una sessione allenante, garantiscono lo sviluppo di un’adeguata capacità di carico generale, evitando l’insorgere di sovraccarichi distrettuali. Particolare attenzione dovrebbe essere posta sulla spalla, cercando di svilupparne una buona stabilità, anche con il lavoro a secco. Una percentuale inferiore al 50% degli intervistati afferma di svolgere esercizi mirati ad essa.
La mancanza o inadeguatezza di una valutazione funzionale (fattore 4) e quindi il mancato monitoraggio da parte di un professionista risulta essere un ulteriore fattore causale.
Dall’analisi dei risultati non sembra sia buona abitudine sottoporre l’atleta ad una valutazione delle sue capacità fisiche e neuromuscolari.
Come avviene in campo riabilitativo, anche nel mondo dello sport, la valutazione ha un ruolo fondamentale per studiare l’effetto di un programma di allenamento e quindi pianificare i programmi, identificare i punti deboli e forti di un atleta, fornendo riscontri obiettivi. Questa permette di evidenziare eventuali disfunzioni e affermare se un atleta sia pronto o meno per la competizione/partita.
Per questi motivi sarebbe auspicabile che il fisioterapista fosse parte integrante del team, che conoscesse il gesto tecnico e le peculiarità della disciplina di cui si occupa.
Il 57.5% dei pallanuotisti esaminati o non ha un terapista di riferimento oppure ne ha uno che non segue lo specifico di questo sport.
Il supporto di una valutazione funzionale e di un costante monitoraggio influisce positivamente sul profilo prognostico di salute PHP, che per l’atleta è intimamente connesso al suo piano di carriera.

CONCLUSIONI

Le informazioni ricavate dalla letteratura conducono a elementi non particolarmente esaustivi per quel che riguarda le disfunzioni di spalla, sia dal punto di vista dell’eziopatogenesi che dei possibili interventi preventivi e curativi. In particolare il materiale ricavato si riferisce principalmente alla categoria dei nuotatori, di cui i pallanuotisti fanno sicuramente parte, ma non sono praticanti la disciplina specifica.
I risultati ricavati dal progetto sperimentale oltre a confermare alcuni dati pervenuti dalla ricerca bibliografica, sono rivolti unicamente ai praticanti la pallanuoto e in aggiunta, conducono ad una riflessione per quel che riguarda lo stile di vita degli atleti, che sembrerebbe utile monitorare, facendo caso alla relazione tra sedentarietà e attività.
La predominanza di esercizi tecnici su quelli aspecifici e l’asimmetria del gesto sembrano essere i fattori causali dominanti.
Inoltre, insufficientemente riportato dai risultati ma fondamentale in ambito sportivo, sembrerebbe il monitoraggio degli atleti attraverso test e valutazioni specifiche, effettuate da un professionista preparato sulla specifica disciplina.
La valutazione funzionale, quanto più possibilmente standardizzata e quindi affidabile, dovrebbe esaminare le capacità fisiche e neuromuscolari dei pallanuotisti: stabilità, mobilità e controllo motorio.
Per lavorare su questi ultimi elementi sarebbe efficace comprendere nell’allenamento parti di lavoro meno tecnico e più generale, in modo da ricercare la corretta sequenza temporale del movimento e la tridimensionalità del gesto.
Tali accorgimenti permettono di evitare sovraccarichi distrettuali e rendono il movimento funzionale ed efficace.
Una proposta metodologica per valutare e migliorare la stabilità, la mobilità, l’energia miofasciale nel movimento sportivo e artistico, si basa su una rigorosa osservazione della modalità con cui si produce e si trasmette l’energia nella maggior parte della gestualità sportiva: un andamento diagonale e spirale, che riflette la tridimensionalità delle strutture anatomiche e della cinematica articolare (Figura 5).

spiraledorsFigura 5 – Valutazione di una spirale dorsale

Questo metodo è in grado di fornire gli strumenti cognitivi per individuare e rendere misurabili o riproducibili gli aspetti critici della motricità, l’impiego delle catene cinetiche, dei pattern di movimento e del tono muscolare.
Individuare una metodologia di intervento in grado di migliorare la prestazione del soggetto in relazione ai parametri controllabili, fornisce ai professionisti sanitari un pratico strumento clinico per supporre una diagnosi di alterazione funzionale ossia di insufficiente controllo neuromuscolare (instabilità lombo pelvica, instabilità delle articolazioni periferiche, rigidità secondarie, insufficiente propriocezione, insufficiente modulazione del tono muscolare) (Figura 6).
Le conclusioni cui si è giunti nell’esaminare le disfunzioni tipicamente pallanuotistiche sembrano essere similari a quelle ottenute con il progetto “Disfunzioni assiali in giovani ginnaste, il ruolo dell’esercizio funzionale”.
Nonostante i distretti interessati siano differenti (spalla e rachide) le cause legate all’insorgenza delle disfunzioni sembrano accomunare le due discipline.
Il motivo per cui ciò si verifica è che i fattori causali di maggiore rilevanza siano legati all’overuse, alla tendenza di alcuni sport di essere asimmetrici, allo stile di vita degli atleti e al loro insufficiente monitoraggio funzionale, indipendentemente dal fatto che si stia esaminando un’esile ginnasta di ritmica o un massiccio pallanuotista.

Lo scopo del lavoro, rivolto a dimostrare la reversibilità del primo elaborato di tesi, sembra quindi essere stato raggiunto.

spir dors pallanuotoFigura 6 – La spirale dorsale nella pallanuoto

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Giulia Angelino – Fisioterapista
Specializzata in Fisioterapia Sportiva presso l’Università di Pisa
Tecnico Federale, Federazione Ginnastica d’Italia.

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