Integratori e Doping

DOPING – NUOVI SVILUPPI E PROBLEMATICHE (prima parte)

doping_compresse

Wilhelm Schanzer
Articolo tratto da: SdS – RIVISTA DI CULTURA SPORTIVA – SCUOLA DELLO SPORT – CONI (Anno XVII – n° 43 – 1998)

Prima parte: i nuovi sviluppi

Introduzione

Il doping nello sport di alto livello rappresenta a tutt’oggi un problema che si cerca di debellare, con sempre maggiore successo, mediante controlli in allenamento da parte non solo delle organizzazioni nazionali, ma anche delle Federazioni internazionali competenti. Tuttavia, in molti Paesi, non vengono ancora effettuati controlli antidoping soddisfacenti; in particolare sussistono gravi carenze per quanto con­cerne le misure di controllo da mettere in atto in allenamento. Quest’anno la IAAF (International Athletic Amateur Federation, la Federazione internazionale d’atletica leggera) ha riconosciuto la validità dei sistemi di controllo dell’allenamento dei seguenti Paesi (IAAF 1998) Australia, Canada, Danimarca, Finlandia, Germania, Gran Bretagna, Nuova Zelanda, Norvegia, Svezia e Svizzera.
Contemporaneamente, grazie al miglioramento delle tecniche di analisi, si è riusciti a scoraggiare maggiormente l’uso di steroidi anabolizzanti. Purtroppo esistono ancora settori problematici all’interno delle procedure d’analisi anti-doping, come l’assenza di metodi atti a rilevare alcuni ormoni peptidici, per cui un atleta può far uso di tali sostanze proibite senza che sia possibile provarne la colpevolezza. Ciò viene spesso addotto dalla stampa per affermare che l’anti-doping è una guerra persa.
In questo lavoro vorrei da un lato presentare i progressi fatti nella lotta contro il doping e dall’altro indicare quali sono i problemi ancora da risolvere e suggerire consigli utili all’atleta per evitare di essere accusato ingiustamente di doping e di essere per questo condannato.
Uno dei nuovi sviluppi, nel campo delle analisi atte a rilevare la presenza di sostanze anabolizzanti, è il miglioramento della tecnica per individuare gli steroidi sintetici mediante spettrometria di massa ad alta risoluzione e l’utilizzazione della spettro­metria di massa degli isotopi del carbonio per provare il doping con ormoni steroidei a produzione endogena. La prova a lungo termine della presenza di sostanze ad effetto anabolizzante (beta 2 agonisti, steroidi anabolizzanti) nei capelli è attualmente oggetto di ulteriori ricerche e potrebbe diventare una potenzialità per il futuro.

1. Utilizzazione di metodi ad elevata sensibilità per rilevare la presenza di sostanze anabolizzanti (spettrometria di massa ad elevato potere di risoluzione)

Grazie all’uso di tecniche evolute per identificare la presenza di ormoni steroidei anabolizzanti e dei loro metaboliti, negli ultimi anni si è riusciti a migliorare la verifica retroattiva dell’assunzione illecita di ormoni steroidei anabolizzanti sintetici (Tabella 1).

Tabella 1
Campioni controllati
Numero totale di controlli antidoping
1995 = 6715
1996 = 7171
1997 = 6053
Campioni A positivi per presenza di steroidi anabolizzanti
1995 = 117
1996 = 69
1997 = 68
% di campioni A positivi
1995 = 1.7
1996 = 1.0
1997 = 1.1
Campioni A positivi solo alla prova con HRMS
1995 = 72
1996 = 25
1997 = 34

Questi risultati nella lotta contro il doping si sono potuti ottenere anche grazie alla presa di posizione ed al lavoro coerente della International Weightlifting Federation (IWF), la Federazione internazionale sollevamento pesi. Infatti l’IWF ha imposto che per tutti i controlli da essa previsti venisse utilizzata, senza eccezioni di sorta, la spettrometria di massa ad alto potere di risoluzione (HRMS = High Resolution Mass Spectrometry), sottoposta a ricerca ed adottata a Colonia a partire dal 1992 per i controlli anti-doping di routine relativi agli anabolizzanti.
L’alto numero di casi di positività, che non sarebbero stati scoperti senza l’impiego di questa metodica, ha contribuito notevolmente a scoraggiare il doping con anabolizzanti nel settore della pesistica.
Per fare la cronistoria dello sviluppo di questa nuova tecnica vorrei puntualizzare quanto segue: tutti i referti anti-doping positivi, e ciò vale non soltanto per quelli relativi agli steroidi anabolizzanti, devono essere inequivocabili. Una sostanza proibita deve venire identificata con assoluta certezza. A tal fine viene utilizzata la cromatografia a gas/spettrometria di massa (CG/SM), con la quale devono essere rilevati uno spettro di massa o frammenti di massa caratteristici di una sostanza proibita. Perché il campione possa essere definito positivo questi dati spettrometrici di una sostanza isolata dall’urina devono coincidere con quelli del composto di riferimento. Di fatto il metodo dell’HRMS non è una novità, In linea di principio questa tecnica esiste già da alcuni decenni.
Già nel 1972, in occasione dei Giochi Olimpici di Monaco, Manfred Donike aveva introdotto l’uso di spettrometri di massa molto costosi, seppure non ancora ad alto potere di risoluzione, per garantire la veridicità dei referti di positività relativi alla presenza di stimolanti e narcotici. Solo più tardi vennero prodotti, a prezzi più modici, spettrometri di massa più semplici, con un normale potere di risoluzione, che a partire dal 1976 hanno trovato impiego nei controlli di routine per verificare l’assunzione vietata di anabolizzanti. Con questa strumentazione si è reso possibile il controllo di un gran numero di campioni di urina in tempi relativamente brevi, cosa che non era possibile con i precedenti spettrometri, a causa dell’utenza complessa e della mancanza di una elaborazione computerizzata dei dati.
Per la verifica della presenza di sostanze vietate bisogna distinguere due metodi di analisi: il metodo dello screening ed il metodo dell’identificazione (Figura 1).

Figura 1 – Procedimento metodologico nelle analisi antidoping di routine

Analisi anti-doping

  • metodo dello screening:

analisi rapide, sensibili ed a prezzi contenuti, atte a rilevare molte sostanze ed a fornire un quadro d’insieme

  • metodo dell’identificazione:

analisi atte a fornire prove inequivocabili della presenza di una data sostanza dopante

Il metodo dello screening È un metodo per ottenere un primo quadro d’insieme, con il quale si cerca di rilevare, con efficienza e su un numero elevato di campioni di urina, l’eventuale presenza di numerose sostanze proibite. Il metodo dello screening è sempre un compromesso fra una sensibilità quanto più possibile elevata del metodo di analisi, il tempo necessario per ogni analisi ed i costi. Nel caso degli steroidi anabolizzanti il metodo dello screening consiste nel registrare, per ogni singolo steroide proibito e per i loro metaboliti, un segnale nelle rispettive tracce ioniche.
Generalmente un risultato positivo significa dapprima soltanto che è stato fatto uso di una qualche sostanza proibita, ad es. metandinone. La riprova vera e propria della presenza della data sostanza deve essere ottenuta con

Il metodo dell’identificazione A tal scopo può essere utilizzato un procedimento di segregazione specificamente atto ad isolare il composto cercato dalla sua matrice biologica, l’urina. Perciò i metodi di identificazione, rispetto a quelli di screening, richiedono più tempo ed una maggiore mole di lavoro.
Solo a partire dal 1992 sono stati immessi sul mercato spettrografi di massa che consentono di effettuare giornalmente controlli di routine (screening) per appurare la presenza di un gran numero di sostanze in una quantità elevata di campioni di urina. Ciò ha permesso che divenisse possibile con il metodo della HRMScontrollare fino a quaranta campioni di urina al giorno in condizioni ottimali per rilevare la presenza di ormoni steroidei anabolizzanti. Perciò, come si è già detto, con la HRMS non è stato introdotto un metodo spettrografico nuovo, ma è stata ottimizzata l’utilizzazione di tecniche già esistenti. Il fatto che molti labora­tori fino ad oggi non avessero ancora introdotto l’uso di questi strumenti costosi era evidentemente da ricondursi ai loro limiti tecnici, che non consentivano di effettuare controlli di routine nell’ambito di una prima analisi d’insieme.
Una volta divenuti noti i risultati che si ottenevano per mezzo della HRMS, in occasione dei Giochi estivi di Atlanta, il Comitato internazionale olimpico (CIO) ha deciso a breve scadenza di utilizzare questa tecnica di controllo. Fortunatamente questa decisione è divenuta anche esecutiva: tre spettrografi di massa ad alta risoluzione sono stati messi a disposizione dalla ditta Finnigan di Brema e l’utenza è stata assistita dall’Istituto di biochimica dell’Istituto superiore tedesco di sport di Colonia (responsabile Dr. Stevan Horning). In seguito a tutti i laboratori accreditati dal CIO è stato imposto di introdurre e documentare, entro un anno, l’uso di questa tecnica o di altra tecnica spettrografica di massa altrettanto sensibile per effettuare i controlli.
Con l’accredito del CIO nel 1997 tutti e venticinque i laboratori riconosciuti dal CIO sono stati sottoposti a verifica anche per ciò che concerne queste prove ottimizzate e più sensibili per rilevare la presenza di steroidi anabolizzanti. Alla verifica tutti i venticinque laboratori hanno fornito risultati soddisfacenti.
In tal modo, si può dare per certo che in ogni laboratorio i controlli vengano eseguiti con tecniche di rilevazione di analoga sensibilità e portino, con un altrettanto elevato grado di sicurezza, alla scoperta di atleti che trasgrediscono le regole dopandosi con steroidi anabolizzanti.
In che cosa consiste la differenza sostanziale fra i metodi spettrometrici utilizzati in passato e la HRMS? Si possono differenziare due punti:

  • La sensibilità dello spettrografo di massa ad alta risoluzione può essere fino a cinquanta volte maggiore. Ciò significa che con la tecnica della HRMS può essere appurata anche la presenza di quantità assai inferiori di uno steroide anabolizzante di quelle rilevabili con la spettrometria utilizzata in passato per le analisi anti-doping di routine.
  • La selettività nel determinare la presenza di una data sostanza nella matrice biologica analizzata, come l’urina, è notevolmente più elevata.

Selettività significa che l’esistenza di un dato composto in presenza di altri composti interferenti, come appunto nel caso di estratti di campioni di sostanze di natura biologica, può essere registrata in maniera più precisa ed inequivocabile. Grazie al maggiore potere di risoluzione possono essere rilevate anche sostanze con una più ristretta “finestra di massa”. In questo modo si ottiene una riduzione degli effetti del substrato biologico interferente, cosicché le sostanze dopanti eventualmente presenti possono essere evidenziate meglio (Figura 2).

Qui di seguito vorrei descrivere brevemente questa tecnica: il principio della spettrometria di massa ad alta risoluzione si basa sul fatto che le sostanze da rilevare non possiedono una massa molecolare unitaria. Lo stesso vale anche per i frammenti da dissociazione formatisi nello spettrometro in seguito al “bombardamento” di elettroni, ovvero i cosiddetti frammenti ionici.
Per convenzione solo il carbonio ha una massa pari a 12, mentre l’idrogeno ha esattamente una massa di 1.007825, l’azoto di 14.003074 e l’ossigeno di 15.994914.
Dal computo dei valori di massa degli steroidi anabolizzanti e dei loro metaboliti si ottengono perciò numeri decimali (ad es. per I’epimetendiolo, un metabolita del metandinone, la massa è pari a 448.3192 e per un altro ione dissociato è pari a 358.2692). Grazie all’elevato potere di risoluzione lo spettrometro di massa può essere regolato in modo che possano essere registrati solo ioni con una massa compresa fra 448.27 e 448.37 e fra 358.22 e 358.32. Tutte le sostanze la cui massa non rientra in queste due finestre (l’ampiezza della finestra è pari a 0.1 unità di massa), non venendo registrate, non possono neanche interferire con una sostanza vietata. La finestra di massa dei precedenti spettrometri, invece, è pari esattamente ad 1 unità di massa.
La finestra è quindi dieci volte maggiore, per cui la registrazione della sostanza doping può essere inficiata da un maggior numero di composti interferenti.
La Figura 3 mostra il risultato dell’HRMS, e della spettrometria di massa usata in precedenza, nell’esempio di un campione positivo al controllo della presenza di metandinone (registrazione del suddetto metabolita del metandinone, l’epimetendiolo).

2. Determinazione di ormoni steroidei di natura endogena con la spettrometria di massa degli isotopi del carbonio

Uno dei più recenti sviluppi nella determinazione del doping effettuato con l’apporto esogeno di ormoni steroidei simili a quelli prodotti dal corpo, come il testosterone, è l’utilizzazione del metodo degli isotopi del carbonio. Questo metodo, applicato per la prima volta da Becchi et al. (1994) per determinare il testosterone eliminato con l’urina, dalla fine del 1996 viene sottoposto ad ulteriori verifiche all’Istituto di biochimica dell’Istituto superiore di sport di Colonia, dove viene utilizzato regolarmente per ottenere prove a conferma di risultati che fanno sospettare il doping con ormoni di natura endogena (Hornig et al. 1997). L’utilizzazione di questa tecnica viene sostenuta finanziariamente dalla Federazione internazionale ciclismo.
Con essa è possibile, a prescindere dal metodo della prova del testosterone utilizzata fino ad oggi per verificare un incremento non fisiologico del quoziente testosterone/epitestosterone (T/E > 6), nell’urina, individuare se un valore di testosterone al di fuori della norma sia causato da sintesi endogena (e cioè non si tratti di doping) o, viceversa, da apporto esogeno (e cioè si tratti di doping). La misurazione degli isotopi serve a determinare il rapporto fra gli isotopi 13C/12C contenuti nell’ormone. Gli isotopi di un composto possiedono lo stesso numero di protoni, ma un diverso numero di neutroni. L’isotopo 12C è la forma di carbonio più comunemente presente in natura (costituisce il 98.9 % circa del carbonio totale) e possiede 6 protoni e 6 neutroni, da cui il valore convenzionale 12 attribuito alla sua massa totale. L’isotopo del carbonio 13C, che possiede 7 neutroni (uno in più dell’iso­topo 12C) rappresenta circa l’1.1 % del carbonio totale.
Con il metodo degli isotopi viene determinato con esattezza in quale rapporto stanno fra loro questi due isotopi (13C/12C). Tale rapporto nel caso del testosterone farmacologico, che viene isolato dai suoi precursori vegetali e modificato chimicamente, differisce dal rapporto esistente invece nel testosterone sintetizzato dal corpo (Figura 4).

Questo metodo consiste nell’isolare gli ormoni di natura endogena ed i loro principali metaboliti contenuti nell’urina, nel dissociarli mediante cromatografia a gas e quindi nel provocarne la combustione catalitica totale in una camera di ossidazione, riducendoli ad anidride carbonica (CO2). Dopo la combustione la CO2 così ottenuta viene introdotta direttamente in uno spettrometro di massa regolato in modo tale da rilevare soltanto la massa pari a 44 della 12C02 e quella pari a 45 della 13C02. In questo modo si può stimare il rapporto 13C/12C, che in natura corrisponde circa all’1.12 %, con una probabilità di sbagliare pari allo 0.0002 %.
Dopo un apporto vietato di testosterone i quozienti degli isotopi 13C/12C sia del testosterone, che dei suoi metaboliti come l’androsterone e l’eziocolanolone, sono notevolmente modificati rispetto ai loro precursori sintetizzati dall’organismo, il pregnandiolo ed il pregnantriolo (Figura 5).
Ciò si spiega in quanto nel suo metabolismo il testosterone non può venire convertito nei suoi precursori, cosicchè dopo un apporto esogeno di testosterone l’eliminazione urinaria di pregnandiolo e pregnantriolo rimane costante, mentre il testosterone ed i suoi metaboliti presenti nell’urina segnalano la presenza di testosterone sintetico in proporzione alla quantità apportata.

La Figura 6 mostra il risultato positivo di un controllo (Flenker et al. 1998): come risulta evidente già da una semplice ispezione visiva, i precursori metabolici del testosterone, pregnandiolo e pregnantriolo, a differenza del testosterone e dei suoi metaboliti hanno quozienti 13C/12C più positivi.
Con questa metodica è possibile rilevare la presenza, oltre che del testosterone, anche di altri ormoni steroidei di natura endogena, come il deidrotestosterone od il deidroepiandrosterone.

3. Analisi dei capelli

L’analisi dei capelli è un metodo che attualmente viene utilizzato in larga misura in tossicologia ed in medicina legale. In particolare, nei capelli, vengono depositati composti basici come gli oppioidi di tipo morfinico, per cui dall’analisi dei capelli è possibile ottenere una prova dell’uso di tali sostanze. L’analisi dei capelli fornisce prove dell’avvenuto uso di tali droghe, a seconda della quantità di droga e dalla durata dell’apporto, anche a distanza di mesi dalla sospensione dell’assunzione delle droghe. Perciò questa metodica di analisi rivestirebbe un interesse solo nel caso di quelle sostanze il cui uso è vietato in allenamento, come quelle facenti parte del gruppo degli ormoni peptidici e del gruppo delle sostanze ad effetto anabolizzante, che a sua volta si compone degli anabolizzanti propriamente detti e dei beta 2 agonisti. La possibilità di provare a lungo termine l’avvenuto apporto di sostanze ad effetto anabolizzante è progredita notevolmente soprattutto per ciò che concerne il gruppo degli ormoni steroidei androgeni anabolizzanti (cfr. la trattazione relativa all’HRMS). Tuttavia una metodica aggiuntiva, che potesse produrre prove anche a distanza di mesi, sarebbe utile specialmente in quei settori dove i controlli in allenamento non vengono ancora effettuati con sufficiente regolarità. Esistono ancora pochi dati riguardo alla possibilità di provare la presenza di steroidi anabolizzanti nei capelli. Sono stati presentati risultati ottenuti sia con animali (Hòld u.a. 1996), che con soggetti umani (Thieme et al. 1998), seppure con dosaggi elevati di anabolizzanti.
Invece ci sono un gran numero di ricerche che provano la presenza di un Beta 2 agonista, il clenbuterolo, nei capelli di animali e dell’uomo. La prova della presenza di clenbuterolo nei capelli umani mediante metodi immunologici è stata pubblicata da Gleixner et al. (1997). La prova dei capelli, affinché possa essere impiegata nelle analisi antidoping, è stata validata con la tecnica combinata della cromatografia a gas e della spettrometria di massa ad alta risoluzione (Machnik u.a. 1998), per cui sarebbe già possibile utilizzarla per le analisi di routine.

La Figura 7 mostra il cromatogramma, relativo alla determinazione spettrografica HRMS della presenza di clenbuterolo, nel caso di un risultato negativo ottenuto su un campione di capelli normali (Figura 7a) e nel caso di un risultato positivo ottenuto su un campione di capelli due mesi dopo che era stata sospesa una somministrazione terapeutica di 60 microgrammi di clenbuterolo al giorno per ridurre le contrazioni uterine (Figura 7b).
Perciò la presenza di clenbuterolo è stata dimostrata inequivocabilmente ancora due mesi dopo la sua somministrazione.
Pur essendo molto promettente, il metodo dell’analisi dei capelli presenta ancora alcune difficoltà sulle quali occorre richiamare l’attenzione. Al metodo si possono opporre obiezioni dal punto di vista della parità di opportunità per tutti, poiché i risultati noti fino ad oggi dimostrano che le sostanze basiche vanno a depositarsi in misura maggiore nei capelli scuri (fino a cinque volte di più), per cui persone con capelli chiari sarebbero avvantaggiate a causa nell’inferiore concentrazione di tali sostanze nei capelli e della conseguente maggiore difficoltà di provarne la presenza. Dato che la concentrazione di sostanze anabolizzanti nei capelli, anche nel caso di un uso prolungato, è molto bassa, è presumibile che sarà praticamente impossibile riuscire a dimostrare con la prova dei capelli un uso a breve termine di queste sostanze.
E che cosa succede nel caso di atleti che si tagliano i capelli a zero o che li tagliano regolarmente per tenerli corti? In questi casi le probabilità di successo con l’analisi nei capelli sarebbero quasi inesistenti. Manipolazioni come quelle dovute a trattamento chimico dei capelli potrebbero rendere più difficile l’analisi.
Nel settore dell’antidoping l’analisi dei capelli non potrà sostituirsi all’analisi dell’urina. Certamente essa potrà fungere da metodo aggiuntivo per chiarire casi di positività o essere adottata al fine di scoraggiare la pratica del doping. Per poter valutare meglio, per il futuro, le potenzialità d’impiego di questo metodo di analisi sono necessari ancora ulteriori risultati sperimentali, in particolare per ciò che concerne gli anabolizzanti.

continua

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