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IL RIPI-V®, RIEQUILIBRATORE POSTURALE AD INGRESSO VISIVO

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Disturbi della binocularità legati all’ipoconvergenza oculare prossimale (Studio Sperimentale su 100 pazienti)

Sergio Ettore Salteri – Medico

“La ricerca della verità è più preziosa del suo possesso. Tutti sanno che una cosa è impossibile da realizzare, finché arriva uno sprovveduto che non lo sa e la inventa … La teoria è quando si sa tutto e niente funziona. La pratica è quando tutto funziona e nessuno sa il perché.“ (Albert Einstein)

1. ABSTRACT

Lo studio riguarda l’applicazione su 100 Pazienti (46 con ipoconvergenza prossimale di inseguimento, privi di stereopsi alla prima visita e 54 scelti “random” tra gli afferenti allo studio professionale) di un particolare materiale ceramico, a mescola gommosa o stampato su cotone, riflettente nel range del lontano infrarosso (denominato RIPI®, Riequilibratore Posturale ad Infrarossi) posizionato in prossimità dell’angolo esterno dell’occhio ipoconvergente, o mediante un cerotto o sulla faccia interna dell’asta dell’occhiale.
Il RIPI® applicato all’occhio viene denominato RIPI-V® (a ingresso visivo), per distinguerlo da quelli ad ingresso trigeminale (RIPI-T®, posizionato in bocca), podalico (RIPI-P®), cutaneo (RIPI-C®).
Il lavoro ha come obiettivo il trattamento dell’ipoconvergenza oculare (incapacità di continuare ad osservare una mira che si avvicina alla radice del naso) con le sue conseguenze “strutturali” sulla colonna cervico-dorsale (spalla più alta, tendenza a tenere il capo inclinato da un lato e limitazione della rotazione del collo) e “funzionali” sulla performance visiva binoculare.
Lo studio valuta, oltre la convergenza prossimale secondo Bernard Bricot, i segni “strutturali” e il deficit di stereopsi, valutato mediante un particolare test, il TNO TEST FOR STEREOSCOPIC VISION®, preferito al classico LANG TEST in quanto il secondo ha una sensibilità massima di 200 sec d’arco (in pratica la “misura” di quanto i due occhi vanno d’accordo) e quindi sottostima l’assenza di stereopsi, cioè la capacità dei due occhi di vedere l’ambiente in 3 dimensioni, di localizzare, e che dipende soprattutto del rilassamento dei muscoli che muovono gli occhi.
Tutti i pazienti sono stati visitati preventivamente dal dentista.
I risultati hanno superato le attese in quanto circa l’80% dei pazienti privi di stereopsi l’hanno riacquistata e di questi addirittura il 13% è arrivato a 15 sec d’arco, corrispondenti ad una stereopsi perfetta. Tutti i Pazienti del gruppo di controllo sono migliorati per quanto riguarda la stereopsi.
Il 90% dei Pazienti non ha avuto più necessità di portare il RIPI-V®, mentre nel 10% dei casi si ripresentava l’ipoconvergenza se si toglieva il RIPI-V®: tutti questi avevano un focolaio irritativo occlusale trigeminale omolaterale (morso crociato, mancanza di dente/i, altra malocclusione) o, in un caso, utilizzavano l’apparecchio ortodontico.
Un solo paziente ha riferito cefalea transitoria che non ha comportato l’interruzione della cura; nessun paziente ha riferito reazioni da contatto e nessun paziente ha interrotto il trattamento.
L’uso del materiale risulterebbe indicato anche in ambito preventivo per consentire la fisiologica dinamica della muscolatura extraoculare nei casi di affaticamento (studenti o soggetti con permanenza prolungata davanti al computer) o in corso di trattamento ortodontico.
Particolare importanza sembra avere nello sportivo che pratica attività dove è necessario localizzare per esempio ostacoli (corsa), paletti o cunette (sci), il quadro dei comandi (auto) …, nel quale quindi favorisce la funzione visiva e migliora la prestazione complessiva.

2. PAROLE CHIAVE

RIPI-V®, RIPI-C®, RIPI-T®, RIPI®, lontano infrarosso, stereopsi, TNO test for stereoscopic vision, ipoconvergenza oculare, sistema tonico posturale, dislessia, scoliosi, stereopsi, prevenzione stress ortodontico, disturbi dell’attenzione, cefalea serale, laterocolia, bascula cingolo scapolare.

3. PREMESSA

Sono un medico, allievo di colui che considero uno dei più importanti posturologi mondiali, il Prof. Bernard Bricot, la cui Riprogrammazione Posturale® ha più che ispirato la mia Posturologia Vettoriale Interdisciplinare®. Mi occupo di IPOCONVERGENZA OCULARE ormai da dieci anni e le difficoltà di trattamento, per l’importante impegno richiesto ai Pazienti, e i risultati spesso insoddisfacenti costituivano un ostacolo veramente determinante ai fini del risultato finale.
Un giorno però, casualmente, un amico (al quale va un ringraziamento ovviamente “tutto speciale”), che ben conosce la mia passione e curiosità, mi porta uno “straccetto marrone” (materiale Far InfraRed emitting, emittente nel lontano infrarosso, su base polimerica) denominato RIPI®, chiedendomi se poteva “servire a qualcosa”.

Figura 1 – Il RIPI®, un materiale versatile

Il RIPI® è un materiale estremamente versatile: si presenta come una polvere ceramica marrone che può essere mescolata a silicone, gomma, polimeri di diversi tipi, applicato su cotone o iniettato nelle plastiche che commercialmente vengono utilizzate per le comuni aste degli occhiali.
Per il materiale era già stata dimostrata la mancanza di effetti collaterali ed infatti è attualmente utilizzato per l’azione isolante in abbigliamenti, per l’azione antidolorifica (addirittura su abbigliamento intimo per dolori mestruali!), ma non esistevano esperienze per un’applicazione diretta sui recettori del SISTEMA TONICO POSTURALE.
Ad oggi esistono numerosi brevetti in quanto si sapeva che il lontano infrarosso:
1. migliora il metabolismo e il trofismo tissutale per dilatazione vaso-capillare con conseguente aumento di afflusso di sostanze nutritive e ossigeno
2. ha azione antalgica
3. viene emesso dalla moxa dell’agopuntura.

Figura 2 – Esperimenti di Roll

Ho sempre avuto l’idea dell’importanza del concetto che il linguaggio del nostro corpo sia costituito essenzialmente da frequenze (acustica, luminosa …): sapendo che scienziati come il neurologo francese Jean Pierre Roll, avevano dimostrato come stimolazioni meccaniche applicate vicino all’occhio o in altri punti particolari del corpo producevano cambiamenti statisticamente significativi e misurabili con un particolare apparecchio che studia i microspostamenti nello spazio che noi compiamo quando “crediamo” di essere fermi e cioè la cosiddetta “stabilometria”, ho provato a testare sui vari recettori (cutaneo, podalico, stomatognatico, visivo) il materiale in questione (stabilometria, dinamica della colonna, baropodometria elettronica, test clinici).

Figura 3 – Il “primo test”

Alcuni tests preliminari, sia clinici che strumentali (stabilometria, valutazione della dinamica della colonna sui piano sagittale e frontale, baropodometria elettronica) sono stati sufficienti per motivare il mio interesse e portarmi al PROGETTO RIPI®, già presentato in contesto scientifico internazionale, del quale in questa sede ci limitiamo all’applicazione sulla funzione visiva, essendo gli altri ambiti di applicazione ancora lontani da una precisa definizione.

Figura 4 – Progetto RIPI® (Vignette di Totaro)

4. INTRODUZIONE

Il SISTEMA TONICO POSTURALE riceve informazioni da recettori presenti su tutto il corpo (cute, strutture muscolo-fascio-scheletriche, occhi, bocca, piedi …) ed è costituito dall’insieme delle strutture neuro-muscolo-scheletriche atte a progettare, coordinare, correggere, condurre e memorizzare gli schemi corporei ed i processi intellettivi che regolano le varie attività umane (FISICHE, PSICOLOGICHE, INTELLETTIVE) nella quotidianità e nel gesto sportivo.
I PRINCIPALI SISTEMI RECETTORIALI comprendono:
1. il sistema muscolo-tendineo-fascio-scheletrico
2. la cute
3. il sistema vestibolare
4. l’occhio
5. il sistema stomatognatico
6. il piede
Il Sistema Tonico Posturale, come tutto quanto appartiene alla natura, si comporta come un sistema dinamico non lineare nel quale non c’è un rapporto di proporzionalità tra l’entità della causa e le conseguenze effettive per cui è estremamente necessaria una notevole attenzione nel trattare e/o prevenire in modo esaustivo tutte le patologie, soprattutto quelle ritenute, a torto, di secondaria importanza, tra le quali, caso paradigmatico, è l’IPOCONVERGENZA OCULARE PROSSIMALE (oggetto del presente studio) assolutamente legata alla funzione LOCALIZZATIVA e alla ACUITA’ VISIVA della funzione visiva BINOCULARE, purtroppo regolarmente ignorata dal mondo dell’Oculistica.

5. IL SISTEMA VISIVO BINOCULARE

L’occhio è il principale sistema sensoriale che ci permette di conoscere il mondo attorno a noi. L’Apparato Visivo è un insieme di sistemi nel quale l’energia luminosa, attraverso l’occhio, con i suoi mezzi diottrici e dopo idonee trasformazioni da parte di appositi sensori (i fotorecettori retinici), viene inviata contemporaneamente a più apparati, dislocati nella corteccia cerebrale, nel diencefalo e nel mesencefalo, nel tronco dell’encefalo attraverso canali che agiscono in serie ed in parallelo: deve essere considerato come una UNITA’ SENSITIVO-MOTORIA (Von Norden 1985).
Il SISTEMA MOTORIO (essenzialmente rappresentato dalla muscolatura extra-oculare) è strumento indispensabile per il sistema sensoriale che lo controlla completamente per allargare il campo di visione (da campo visivo a campo di fissazione), per portare le immagini sulla fovea e stabilizzarla, per allineare gli occhi consentendo la VISIONE BINOCULARE.
Se noi paralizzassimo tutti gli oculomotori persino il battito cardiaco causerebbe una instabilità dell’immagine retinica rendendola instabile e sfuocata.
Entrambi i globi oculari sono sospesi nell’orbita grazie ai sei muscoli, quattro dei quali (i muscoli retti) collegati all’orbita stessa a mezzo di particolari formazioni connettivali denominati “pulegge” (Demer) spingono indietro il nostro occhio e due (i muscoli obliqui) lo spingono in avanti in un equilibrio necessario a conferirgli una forma precisa dalla quale dipende la capacità (acuità) visiva: la tensione di uno dei sei muscoli altera questo equilibrio e quindi anche l’acuità visiva stessa.
Lo stress accomodativo che deriva anche dalla minima tensione di un muscolo extraoculare è capace di aggravare se non provocare una miopia e movimenti ripetuti possono addirittura portare ad un astigmatismo (Forrest, Harmonn).
Se noi paralizzassimo tutti gli oculomotori persino il battito cardiaco causerebbe una instabilità dell’immagine retinica rendendola instabile e sfuocata.
Entrambi i globi oculari sono sospesi nell’orbita grazie ai sei muscoli, quattro dei quali (i muscoli retti) collegati all’orbita stessa a mezzo di particolari formazioni connettivali denominati “pulegge” (Demer) spingono indietro il nostro occhio e due (i muscoli obliqui) lo spingono in avanti in un equilibrio necessario a conferirgli una forma precisa dalla quale dipende la capacità (acuità) visiva: la tensione di uno dei sei muscoli altera questo equilibrio e quindi anche l’acuità visiva stessa.
Lo stress accomodativo che deriva anche dalla minima tensione di un muscolo extraoculare è capace di aggravare se non provocare una miopia e movimenti ripetuti possono addirittura portare ad un astigmatismo (Forrest, Harmonn).

Figura 5 – Vantaggi della visione binoculare

CONCETTI IMPORTANTI:

I muscoli retti esercitano sul bulbo una pressione di circa 15 grammi (Collins, Scott e O,Meara, 1969).
Per muovere il bulbo oculare occorre una forza di trazione di 10-15 grammi.
Qualsiasi muscolo oculomotore ha una forza di trazione di oltre 1000 grammi: sovradimensionati di 80-100 volte!!!
Il bulbo oculare NON HA FORMA E DIMENSIONE PROPRIA, ma la mantiene solo perché pieno di liquido con pressione interna di 13-16 mmHg.
Ogni variazione di lunghezza antero-posteriore del nostro occhio di 0.27 mm equivale/produce una variazione PEGGIORATIVA diottrica di 1 DIOTTRIA.
I MUSCOLI OCULOMOTORI:
– Sono muscoli scheletrici
– Appartengono alle catene muscolari
– Presentano in prevalenza fibre II C ad elevata attività aerobica
– Hanno elevata concentrazione di mitocondri
– Hanno elevato contenuto di enzimi aerobici (POCO AFFATICABILI)

Il controllo centrale dei movimenti oculari si realizza grazie alla coordinazione fra i Nuclei dei mm extraoculari nei nervi cranici: III (oculomotore) per i mm. RETTO INTERNO-SUPERIORE-INFERIORE-OBLIQUO INFERIORE, IV (trocleare) per il m. OBLIQUO SUPERIORE, VI (abducente) PER IL MUSCOLO RETTO ESTERNO.
La Percezione visiva conscia, che ha il compito di identificare ed assegnare significato agli oggetti nello spazio, richiede l’azione di numerosi moduli corticali che sono anatomicamente connessi, attraverso le connessioni orizzontali tra gli emisferi, passando per il corpo calloso.
In estrema sintesi, per i non addetti ai lavori, noi possediamo tutta una serie di movimenti complessi – coniugati o disgiuntivi – (universalmente noti, per cui risulta inopportuna una elencazione in questo contesto), per garantire una visione singola e nitida:
– all’interno del campo visivo
– in ogni posizione dello sguardo
– in ogni condizione posturale in riferimento alle coordinate gravitazionali, unica vera coordinata oggettiva e stabile per tutta la vita.

6. IPOCONVERGENZA OCULARE

Maddox (1893) classificava così la CONVERGENZA:
Tonica: sposta la posizione degli occhi dalla condizione di riposo (divergenza; posizione di Bell) ad una condizione di leggera convergenza (dark vergence) che rappresenta il punto di equilibrio tra convergenza e divergenza. Sembra piuttosto stabile tutta la vita.
Accomodativa: è la convergenza attivata dall’accomodazione (è la facoltà dell’occhio di mettere perfettamente a fuoco un oggetto in base alla distanza dall’occhio).
Fusionale: è la convergenza attivata dalla disparità delle immagini retiniche. E’ involontaria e simile agli altri movimenti di vergenze fusionali.
Prossimale (saccadica, veloce o di inseguimento, lenta): legata all’influenza della vicinanza di un oggetto. In posturologia (B. Bricot), ha un ruolo preminente e si valuta portando una mira alla radice del naso: questo test, dall’esecuzione assolutamente semplice e ripetibile, stressando la funzionalità dei singoli muscoli svela in modo talvolta eclatante contratture assolutamente misconosciute. Le due tipologie sottendono a circuiti nervosi completamente diversi e vanno testati entrambi.
Ricordando che noi siamo parte della Natura e che tutta la Natura funziona in modo che non vi sia rapporto di proporzionalità tra entità della causa e conseguenze (“dinamica non lineare”), ecco che non è necessario che vi siano grossi problemi per aver gravi conseguenze, assumendo importanza anche la minima imperfezione. Per questo deve essere considerato importante anche il piccolo problema e in relazione alla presenza dell’ipoconvergenza, per esempio, con un Paziente che segue la mira che si avvicina alla radice del naso fino a 10 cm (cosiddetto “punto di rottura”) e poi chiude gli occhi o questi divergono, non ci si deve accontentare che arrivi, per esempio, fino a 6 cm ma deve arrivare a 0 cm di distanza: in tal modo si ha la certezza che tutti e sei i muscoli sono rilassati e che il paziente ne ha la completa padronanza: l’ipoconvergenza deve essere completamente trattata perché ne deve essere tutelata l’integrità funzionale per permetterne la massima performance.

Figura 6 – Test CONVERGENZA PROSSIMALE

Figura 7 – Nelle immagini a sinistra: IPOCONVERGENZA PROSSIMALE DI INSEGUIMENTO – a destra: lo stesso test con il RIPI-V®

CAUSE DELL’IPOCONVERGENZA OCULARE (B.Bricot)

1- CAUSE PRIMITIVE (generalmente sull’occhio non dominante)
– Traumi Cranici soprattutto con perdita anche repentina di coscienza
– Distorsioni cervicali
– Ipertensione endocranica da convulsioni, sindromi meningee, accidenti cerebrovascolari, ascessi, meningiti
– Epilessie
– Malattie autoimmuni
– Fratture colonna vertebrale
– Sofferenze fetali
– Episodi febbrili

2- CAUSE SECONDARIE (possono essere coinvolti indifferentemente i due occhi)
– Focolaio dentale (omolaterale) o disturbo occlusale (omolaterale), spesso un “precontatto” (un dente o una parte di esso che quando si chiude la bocca “tocca prima” del contro laterale) o contatto non lavorante (assente), attraverso afferenze trigeminali sulle formazioni che intervengono nell’oculomotricità. Se il disturbo è più complesso lo scompenso sarà dal lato dello spasmo muscolare o della patologia articolare.
– In corso di trattamento ortodontico
– Epatiti (soprattutto sull’occhio destro)
– Antidepressivi soprattutto triciclici (spesso difetto bilaterale).
Di fatto però, focolai irritativi trigeminali (occlusione dentale) a parte, è secondaria la causa determinante: il dato di fatto è che si tratta di una anomalia praticamente sempre presente in tutti i pazienti, salvo rare eccezioni.

7. MATERIALE FAR INFRARED EMITTING (RIPI®)

Il materiale è una particolare ceramica (coperta da brevetto) che può essere mescolata o stampata su diversi materiali quali tessuto, gomme, silicone, polimeri … con la capacità di riflettere una frequenza lontano infrarossa, la quale esplica l’azione descritta nel presente articolo.
Per testare le capacità del materiale si fa riferimento all’Istituto di Nanotecnologie del CNR di Pisa nella Persona del Prof. Mauro Tonelli: viene misurata la radianza spettrale nella regione spettrale 2 – 24 micro m a due differenti temperature (25°C e 36°C) e calcolata la relativa emissività nelle medesime condizioni sperimentali. Tutti i risultati sono confrontati con il corpo nero di riferimento.
Metodologia: le misure sono effettuate utilizzando uno spettrometro appositamente predisposto, con relativo software di controllo e provvisto di detector MCT/A sensibile nella regione compresa tra 0.8 e 35 micro m. L’apparato viene allineato e calibrato per mezzo di una sorgente di corpo nero alla temperatura T= 25°C e T= 36°C nell’intervallo di lunghezza d’onda 2-24 micro m.
Un elemento riscaldante appositamente costruito nel laboratorio viene usato sia come sorgente di corpo nero di riferimento che come forno per riscaldare il campione. Il sistema di termostatazione che controlla la temperatura del forno viene testato prima di eseguire le misure.
Inizialmente viene preparato il materiale da analizzare seguendo le indicazioni della ditta fornitrice. Il materiale così preparato viene depositato su un substrato di materiale opaco alla radiazione IR. Il substrato ottenuto viene riscaldato e mantenuto, mediante apposito elemento riscaldante termostatato, alle temperature di 25°C e 36°C entro 0.1°C.
Vengono quindi acquisiti gli spettri nell’intervallo di lunghezza d’onda compreso fra 2 e 24 micro m del substrato caricato e del substrato nero (non caricato) nelle medesime condizioni sperimentali e i corrispondenti spettri vengono poi messi a confronto.
Ciascuna misura viene ripetuta in tre giorni differenti per verificare la riproducibilità del risultato.
I dati ricavati dalle misure sono elaborati per il calcolo dell’emissività del materiale esaminato.

Figura 8 – Attestato emissività RIPI-V®

Il materiale FIR emitting è anche stato messo a contatto con la pelle mediante un “Test Epicutaneo Occlusivo (Patch Test)” presso il Centro Tessile Cotoniero e Abbigliamento di Busto Arsizio (VA) e “… non ha evidenziato eritemi, edemi, secchezza, desquamazione e vescicole in alcun volontario”.
Per valutare l’eventuale sviluppo di calore che avrebbe potuto dare adito al sospetto di eventuali effetti collaterali (es. degenerazione nevica o altro) diversi campioni (nel 2013) sono stati sottoposti a TEST TERMOMETRICO da parte del vice-presidente dell’Associazione Italiana Termografia ad Infrarosso, Eros Ronchini, in base alla norma ISO 18434 metodo a. di riferimento.
Il test certifica che “… non si evidenziano particolari variazioni superficiali di temperatura sia nel dispositivo RIPI-V che nel viso”.

Figura 9 – Immagine termografica con e senza RIPI-V®

Come Interpretare il dato?
Il dato è molto interessante in quanto confermerebbe che, non essendo prodotto calore, l’azione clinica è dovuta esclusivamente alla frequenza ed in tal modo ne viene anche dimostrata l’innocuità e il fatto che non è sufficiente mettere “qualcosa di caldo” accanto all’occhio per avere lo stesso effetto.
Saranno opportuni studi di neuroimaging : in pratica si andrà a vedere, grazie a dei particolari esami radiologici, come il nostro cervello risponde alla presenza di queste frequenze e quindi perché abbiamo il beneficio.

8. LA RICERCA

SCOPI (legati alla ricerca del benessere della Persona):
– obiettivo primario della ricerca è appurare se l’applicazione del RIPI-V® in corrispondenza del muscolo retto esterno produce un rilassamento del muscolo medesimo, tale da permettere un miglioramento della performance visiva globale (miglioramento della stereopsi);
– altri obiettivi riguardano l’accertamento della mancanza di effetti collaterali, soprattutto in merito ad un peggioramento qualitativo della stereopsi.
L’intenzione è quella di trovare uno strumento di benessere, a basso prezzo e quindi ad ampia diffusibilità, avente come obiettivi sia l’impiego in campo medico (prossimamente verrà testato anche in caso di strabismi) che nel campo della PREVENZIONE delle tensioni della muscolatura extraoculare e quindi delle alterazioni anche temporanee (ad esempio, stanchezza serale di chi usa molto gli occhi) della FUNZIONE VISIVA BINOCULARE.
Avere una buona Stereopsi significa:

  • incremento di campo visivo (circa 30%)
  • leggero aumento dell’acuità visiva (Horovitz, 1949; Caganello e coll, 1993)
  • sensibile incremento della sensibilità al contrasto (circa il 40% – Campbell e Green, 1965)

MATERIALI E METODI
Tra i pazienti nei quali, negli ultimi due anni (previa accettazione e controfirma di un “Consenso Informato”) è stato testato il RIPI-V®, sono stati scelti tutti i 46 Pazienti (12 maschi, 26 femmine, di età compresa tra 13 e 60 anni) che alla prima visita mostravano completa assenza di stereopsi, mentre il gruppo di controllo è rappresentato da ulteriori 54 Pazienti (27 uomini e 27 donne di età compresa tra 13 e 60 anni) scelti in modo “random”.
Criteri di esclusione:
1. Pazienti monoculi.
2. Pazienti daltonici (il test scelto utilizza occhiali anaglifici con lenti rosso/verde).
3. Pazienti con cheratocono.
4. Pazienti sottoposti ad intervento di chirurgia laser o interventi per strabismo.
5. Pazienti con gravi anisometropie e differenza diottrica superiore a 1,5 diottrie tra un occhio e l’altro per evitare controversie o errata interpretazione dei risultati.
6. Presenza di nevi o altre patologie/lesioni cutanee in zona di applicazione.
OBIETTIVI DELLO STUDIO
1. VALUTARE gli effetti sulla ipoconvergenza oculare.
2. VALUTARE gli effetti sulla stereopsi.
3. VALUTARE gli effetti sulla TORSIONE DEL CINGOLO SCAPOLARE e sulla ROTAZIONE DEL CAPO.
4. REGISTRARE eventuali effetti collaterali funzionali.
5. REGISTRARE eventuali effetti collaterali da contatto.

TEST CLINICI
Tutti i Pazienti sono stati sottoposti ai seguenti test (tutti video registrati ed archiviati):
Test di Convergenza di INSEGUIMENTO, portando lentamente una mira fino alla radice del naso: il test è considerato patologico se un occhio converge con movimenti saccadici, più lentamente dell’altro, si ferma prima di completare la convergenza, si ferma lungo la traiettoria e riparte in divergenza, i due occhi si fermano durante il percorso, entrambi partono in divergenza.
TNO TEST FOR STEREOSCOPIC VISION (Lameris Ootech B.V. – Netherland).
Esecuzione del test: quando si esegue il test, le tavole devono essere ben illuminate e presentate ad una distanza di circa 40 cm. Contrariamente a quanto indicato solitamente, il test è stato eseguito senza lenti o occhiali, per valutare la funzione “basale” dei due occhi. Il test di controllo è stato somministrato circa 2 mesi dopo. Il test è costituito da 7 tavole (che vanno osservate indossando occhiali rossi e verdi, anaglifici) che riportano figure che possono essere viste, soltanto se entrambi gli occhi cooperano per dare una visione stereoscopica.

Figura 10 – Il test TNO

Tre tavole (1-2-3) permettono all’esaminatore di stabilire velocemente se, effettivamente, è presente una visione stereoscopica.
Le tre tavole quantitative (5-7) possono allora essere usate per un esatto accertamento della sensibilità stereoscopica.
Vari studi dimostrano che al livello di “240 secondi d’arco”, in almeno il 95% delle ambliopie, i soggetti sono incapaci di vedere le figure del test.
TAVOLA 1: In questa tavola possono essere viste due farfalle, ma una è nascosta ed è visibile solo quando vengono usati entrambi gli occhi.
TAVOLA 2: Sono presenti quattro dischi di diversa misura. Due di questi, il più grande e il secondo più piccolo, sono visibili solo in maniera stereoscopica. Prima va chiesta la visione del più piccolo, sempre visibile, poi del più grande.
TAVOLA 3: Quattro oggetti nascosti, un disco, un triangolo, un quadrato e un diamante, sono sistemati intorno ad una croce di diversa consistenza.
TAVOLA 4: per l’occhio dominante. Non rientra negli obiettivi dello studio.
TAVOLA 5-6-7: Qui le figure del test (dischi senza un settore) sono presenti a sei differenti livelli di profondità (due per ogni livello).

APPLICAZIONE DEL RIPI-V®
L’Azienda produttrice ha fornito due diverse applicazioni dello stesso materiale ceramico emittente: una mescolata a cotone, per applicazione sulla pelle (sottoposto a Test da parte del Centro Tessile Cotoniero e Abbigliamento SpA nell’ottobre 2012) ed una mescolata a gomma, da applicare sul versante interno dell’asta dell’occhiale, entrambe in corrispondenza dell’angolo esterno dell’occhio.
I pazienti dovevano portare il RIPI-V® almeno 8 ore al giorno (durante la notte ma, consigliato, anche durante lo studio o l’uso “stressante” dell’occhio, per esempio al computer), anche non consecutive.
Dal punto di vista clinico è stato scelto l’occhio ipoconvergente oppure, in caso di ipoconvergenza bilaterale, l’occhio con maggior ipoconvergenza, soprattutto se il dato si confermava anche con il Test di Convergenza saccadico (veloce). Il test “Saccadico” veloce, consiste nel far guardare il paziente davanti a se per poi osservare una mira posta sempre alla radice del naso istantaneamente al segnale sonoro (schiocco di dita). Il circuito neurologico che sottende ai due test è diverso ed in questa sede non è importante descrivere i due circuiti: quello che conta è cercare in ogni modo di riuscire ad osservare delle tensioni, apparentemente nascoste, anche minime dei muscoli che muovono gli occhi e che quindi ne alterano la funzionalità.

Figura 11 – Risultati dei pazienti con stereopsi alla prima visita

Figura 12 – Risultati dei pazienti senza stereopsi alla prima visita

RISULTATI
Dei 46 Pazienti che alla prima visita non presentavano stereopsi, solo 8 (17% del totale) hanno confermato il dato mentre per quanto riguarda gli altri 38 si è registrato un miglioramento: importante sottolineare che 6 pazienti su 46 (13% del totale) sono arrivati all’ultima delle 7 pagine del TNO, risultato corrispondente ad una STEREOPSI praticamente PERFETTA.

Figura 13 – Esempio paziente che ha riacquistato stereopsi

Figura 14 – Esempio paziente che ha riacquistato stereopsi

– Nessun paziente ha riferito effetti collaterali, né da contatto né di alcun altro tipo.
– Nessuno dei pazienti di controllo ha presentato un peggioramento della stereopsi.
– In tutti i pazienti è migliorata la Convergenza oculare prossimale:

  • nel 90 % dei casi anche senza più utilizzare il RIPI-V (nella maggior parte dei casi lo hanno autonomamente sospeso ed in tutti i casi al controllo il test è stato fatto senza il RIPI-V)
  • nel 10 % si è ripresentata l’alterazione non utilizzando il RIPI-V: questi pazienti avevano tutti problemi odontoiatrici omolaterali all’ipoconvergenza (1 aveva apparecchio ortodontico).

Per spiegare meglio questo risultato basta dire che nel primo caso la causa era magari legata ad eventi passati e quindi il trattamento delle conseguenze era stato sufficiente, nel secondo invece significava che la causa era tuttora presente e che il RIPI-V non faceva altro che impedirne il “danno” sulla funzione visiva.
– Nessun paziente ha abbandonato lo studio.
– Nessun paziente presentava torsione o dislivello del cingolo.
Per quanto riguarda:
– pazienti che avevano focolai irritativi dentali: è stato suggerito il ricorso allo specialista per trattare la causa scatenante e tornare a controllo;
– pazienti portatori di occhiali (15): hanno espresso il desiderio di mantenere il materiale sull’asta a scopo preventivo nei confronti della stanchezza oculare o da uso del computer. Per questi pazienti è stato suggerito un controllo periodico delle lenti in uso che, per effetto del rilassamento della muscolatura e quindi del conseguente ridotto stress accomodativo, sarebbero potute diventare non più ottimali.
Lenti non funzionali alterano i riflessi propriocettivi (V. Roncagli) mentre lenti troppo “forti” tendono a spingere indietro il capo (Posturologia Vettoriale Interdisciplinare sec Salteri).
Se i muscoli extraoculari si irrigidiscono troppo con tensioni eccessive, perdono la propria efficienza con effetti sulla coordinazione binoculare, compaiono forie, si accentuano le anisometropie, si degrada l’equilibrio del sistema visivo (Harmon). Tra l’altro è stato rilevato che la contrazione dei muscoli ciliari mette in tensione i bulbi dall’interno, comprimendo il vitreo verso il polo posteriore con aumento della pressione intraoculare (“The study of the development of myopia in monkeys” – Francis A. Young, direttore del Primate Research Center in Washington).
Per avere un esempio di come occhiali anche solo indossati “male” producano effetti sistemici, osservare l’esempio riportato nel quale questo “vizio” porta ad anteropulsione (sbilanciamento in avanti), lombalgia, cervicalgia, cefalea serale, vertigini. Nell’immagine si vede anche come l’esclusione di un occhio per “motivi estetici” produca lo stesso effetto deleterio.

Figura 15 – Occhiali indossati male

Per tutti gli altri è stato suggerito di porre il materiale sulla faccia interna dell’asta di occhiali da sole a scopo preventivo. Nessun paziente ha rifiutato i suggerimenti dati.

DISCUSSIONE
Lo studio conferma l’ipotesi formulata sull’uso del RIPI-V ® (Riequilibratore Posturale ad Infrarossi ad ingresso Visivo), con ricadute sia nel trattamento che, soprattutto, nella PREVENZIONE.
In particolare:
– Il RIPI-V ® previene le conseguenze della tensione della muscolatura extraoculare (sensoriali e muscolo-scheletriche) favorendone la fisiologica performance nella vita quotidiana e nello sportivo.
– Il RIPI-V ® migliora la stereopsi.
– Il deficit di stereopsi non dipende esclusivamente dall’ipoconvergenza ma senza dubbio questa contribuisce in modo determinante.
– Il RIPI-V ® non peggiora le capacità visive.
– Il RIPI-V ® è privo di effetti collaterali.
– Il RIPI-V ® è privo di controindicazioni.
– Il RIPI-V ® non necessità di particolari esercizi di ginnastica oculare.
– Il RIPI-V ® è facilmente applicabile all’occhiale.
– Il RIPI-V ®, per la sua azione sul rilassamento muscolare, potrebbe essere impiegato in patologie, come lo STRABISMO, per le quali fino ad ora esisteva esclusivamente l’opzione chirurgica e spesso esclusivamente con finalità estetiche e non funzionali: il paziente era e rimaneva senza stereopsi.
– Indipendentemente dall’azione sulla componente sensoriale/visiva dell’occhio, il RIPI-V® migliora la funzionalità della colonna cervico dorsale, risolvendo la “bascula/torsione” (postura con spalla più alta e più in avanti rispetto alla contro laterale).
– Il RIPI-V ®, risolvendo la “laterocolia” (capo inclinato lateralmente in visione frontale), risolve anche le problematiche odontoiatriche connesse ad una alterazione della dinamica mandibolare dovuta appunto all’inclinazione laterale del capo che produce una compressione delle articolazioni temporo-mandibolari omolateralmente e uno stiramento controlateralmente.

Per tutti gli altri è stato suggerito di porre il materiale sulla faccia interna dell’asta di occhiali da sole a scopo preventivo. Nessun paziente ha rifiutato i suggerimenti dati.

9. IMPORTANZA CLINICA DELL’IPOCONVERGENZA OCULARE PROSSIMALE

Il ruolo dell’ipoconvergenza prossimale oculare, essenzialmente ignorata dall’oculistica cosiddetta “ufficiale” e sicuramente mai testata nella clinica quotidiana perché praticamente sempre presente (“mal comune magno gaudio …”), è molto dibattuto così come è dibattuto il ruolo del deficit di stereopsi nel contesto del sistema tonico posturale.
Non necessariamente la gravità dell’assenza di stereopsi dipende dalla presenza di ipoconvergenza e non necessariamente è solo il deficit di stereopsi a determinare il disturbo visivo nel contesto del sistema tonico posturale.
Nella pratica infatti si possono trovare pazienti:

  • con minimo disturbo di stereopsi, ipoconvergenza e grave deficit posturale
  • assenza di stereopsi e ipoconvergenza e deficit posturale più o meno grave

Ricordiamo che trattandosi di un sistema dinamico non lineare, non esiste rapporto di proporzionalità tra entità delle cause e conseguenze. Di fatto non ricordo pazienti con deficit di stereopsi senza ipoconvergenza (monoculi compresi nei quali l’occhio non vedente è praticamente sempre in esotropia o ipoconvergenza).
Si può quindi sostenere che nel contesto della valutazione funzionale del RECETTORE SENSITIVO-MOTORIO VISIVO debba avere pari dignità lo studio sia della componente di visus del singolo occhio, che della convergenza, che della stereopsi. I parametri di valutazione delle 3 componenti dovrebbero rientrare nella “routine oculistica”.
Per quanto riguarda la valutazione della stereopsi si usa spesso il Test di Lang I o II ma questo test non si spinge oltre i 200 sec d’arco ed è quindi notevolmente meno sensibile del TNO che arriva a 15.

10. DISTURBI “STRUTTURALI” (SEGNI)

Figura 16 – I SEGNI

a. Torsione del cingolo scapolare e dislivello delle spalle [attraverso un CIRCUITO LUNGO, con intervento dei nuclei centrali (Nucleo Base, Nuclei Vestibolari, Prefrontali) e del Cervelletto, influenzato dalla lateralità]: nei destrimani è più alta la sinistra; nei mancini la destra; nei destrimani con disturbi epatici / vaccinazioni / alimentazione scorretta, la destra (B.Bricot).
b. Limitata rotazione del capo [attraverso un CIRCUITO CORTO, che controlla l’oculocefalogiria (III- IV-V con XI spinale) limita la rotazione del capo da quel lato].
c. Laterocolia (circa 80% casi), tendenza a tenere il capo inclinato da un lato.
Questi concetti sono stati magistralmente spiegati dallo scienziato francese Bernard Bricot.
I segni sono estremamente evidenti e quindi il sospetto diagnostico è assolutamente semplice, così come è semplice, solo osservando le persone nel nostro quotidiano, rendersi conto della diffusione del problema.
È evidente come la problematica della muscolatura extraoculare (M. retto esterno), pur minima (sistema dinamico non lineare), non si limita a conseguenze ‘sensoriali’ ma incide in modo talvolta determinante sull’integrità strutturale della Persona imponendo una torsione permanente della colonna. Caso estremamente importante è l’aggravamento della scoliosi “strutturale” alla quale si aggiunge in tal modo una componente “disfunzionale” di “atteggiamento”.

Figura 17 – Le “criticità” per i nostri occhi

SINTOMATOLOGIA
Quando anche minime tensioni ostacolano la corretta dinamica dei due occhi si alterano le cosiddette “corrispondenze retiniche”, secondo le quali l’immagine di qualsiasi punto deve cadere in un punto corrispondente su una retina rispetto all’altra: se così non è, in pratica, il nostro cervello “vede doppio” ciascun punto.
Oltre il 90% del nostro cervello si occupa a vario titolo della funzione visiva. Per evitare di essere messo in condizioni di criticità, il cervello, così come spesso mette in atto strategie di compenso “strutturali” (ad esempio: blocchi torsionali di bacino in compenso ad una gamba corta …), fa lo stesso con “sintomi” che fanno in modo di farci “evitare” le condizioni dove è più facile che “veda doppio” o che i particolari siano troppi ed anche in contemporaneo movimento, oppure che sia “stanco” (ad esempio, la sera).
Vediamo quali sono le “condizioni di criticità” e le varie combinazioni:
1. LETTURA (L)
2. MOVIMENTO LATERALE (ML)
3. LUCI ARTIFICIALI (LA)
4. SERA (S)
5. GUIDA (G)
6. LOCALIZZAZIONE (LC)
7. TV/COMPUTER

Nella quotidianità:
a. LETTURA: irritabilità e disturbi di concentrazione/apprendimento durante la lettura, in quanto l’impegno principale del nostro cervello è quello di non far veder doppio e quindi il comprendere quanto leggiamo diventa secondario (scuola, lavoro)
b. L+ML: mal d’auto, nausea al solo tentativo di leggere in auto
c. SERA: i disturbi della binocularità aumentano alla sera a causa del fatto che l’impegno di evitare la diplopia è iniziato sin dal mattino ed il sistema di compenso è quindi estremamente ‘stressato’.
d. L+ML+LA+S: questa è una condizione che configura i luoghi affollati…. di sera; oppure sempre alla sera quando il bambino gioca con la sedia ruotante dello studio. In entrambi i casi la sensazione provata non è piacevole. Nella pratica quotidiana accade molto spesso che le pazienti riferiscono di andare al supermercato (L/scaffali+ ML/gente+ LA+ S) “quando non c’è nessuno” perché “la gente da fastidio”, mentre in realtà quello che infastidisce è il “movimento”. In questo caso addirittura un “disturbo” viene scambiato con un tratto caratteriale (la gente “infastidisce”): in realtà “quando non c’è nessuno” non c’è movimento laterale, un po’ di luce naturale entra nell’ambiente e … non è sera.
e. SERA: irritabilità serale, cefalea soprattutto frontale. Estremamente comune che le pazienti riferiscano che la sera non vedono l’ora di “chiudere gli occhi” (e non di “dormire” …).
f. S+G: fastidio alla guida dopo un temporale magari al tramonto con i riflessi sull’asfalto, di notte con rischio di colpi di sonno.
g. LOCALIZZAZIONE: soprattutto il sesso femminile lamenta la maldestrezza (“dottore … sbatto dappertutto e mio marito dice che sono sbadata”). Anche qui il sintomo è confuso con un dato caratteriale. Altro sintomo è il disagio mentre si percorre un sentiero di montagna. Nello sport, da citare la difficoltà a mantenere la traiettoria all’interno delle corsie in pista o in vasca o la difficoltà di anticipare i paletti o di affrontare buche e cunette nello sci. Nel bambino piccolo la difficoltà di localizzazione è “avvertita” dal genitore che, passeggiando, si trova con il figlio che continuamente gli “taglia la strada”.
h. TV/COMPUTER: così come la maldestrezza si ritrova più spesso nel sesso femminile, il maschio tende a “crollare” davanti alla TV (il cervello “stacca la spina”). Altro sintomo estremamente diffuso è la sonnolenza davanti al PC con ovvie ripercussioni in campo lavorativo.

11. POSSIBILI APPLICAZIONI DEL RIPI-V®

Fino ad oggi il trattamento dell’ipoconvergenza oculare è stato fonte di estrema difficoltà in quanto costringeva il paziente a lunghi, spesso noiosi, quando non inutili esercizi di ortottica anche a domicilio .
Dai dati emersi, anche grazie all’estrema facilità di impiego, si evince la possibilità del RIPI-V su vasta scala con i seguenti impieghi:
A. PREVENZIONE
Mai come in questa occasione il termine prevenzione sembra indicato in quanto la tensione della muscolatura extraoculare (con tutte le sue conseguenze strutturali e funzionali) può essere frutto dello stress al quale noi sottoponiamo i nostri occhi nello studio, al pc, in lavori di precisione (sarti, occhialeria, videoterminalisti …) ed allora il RIPI-V® può essere utile a mantenere rilassati i mm. extraoculari.
Un altro caso completamente ignorato ai più è per rendere sempre funzionali lenti da vista evitando incongruenze tra la centratura delle lenti e la posizione del singolo occhio influenzato da eventuali tensioni o contratture della muscolatura extraoculare (V. Roncagli: “lenti non funzionali alterano i reflessi propriocettivi”).

Figura 18 – STRESS OCULARE

Sempre a scopo preventivo ne è possibile l’applicazione anche nei normali occhiali da sole.

B. IN ODONTOIATRIA
Come spiega magistralmente un dentista francese, Clauzade, la dinamica mandibolare risente delle interferenze sistemiche, soprattutto della posizione del capo, della statica e della dinamica della colonna con i due tamponi, scapolare e pelvico, che solitamente si mettono in torsione per compensare problematiche binoculari e/o podaliche. Questo squilibrio “extra occlusale” verosimilmente provoca da un lato compressione e dall’altro tensione a livello delle ATM (Clauzade, Perez) e contemporaneamente mutato rapporto cranio-cervicale con precontatti dentali deleteri per le interferenze con i nuclei dei muscoli oculomotori e quindi con la BINOCULARITA’ (B. Bricot). Quindi in presenza di laterocolia si crea un circolo vizioso grazie al quale il disturbo della binocularità favorisce la formazione di precontatti che a loro volta, attraverso input trigeminali anomali, tornano ad aggravare il disturbo visivo.
Le “arcate dentarie”, oltre all’estetica, permettono la funzione masticatoria, determinano la posizione del capo sul piano sagittale e soprattutto svolgono un ruolo “recettoriale” nella propriocezione.
L’occlusione poi interviene durante la masticazione con continui flussi di informazioni che “guidano” l’atto modificandolo in base alle caratteristiche del cibo, stabilizzando contestualmente il capo e il capo rispetto al collo e al resto del corpo.
L’uso del RIPIV® da un lato previene e tratta la laterolocolia da disturbo della binocularità ma, cosa assolutamente altrettanto importante, minimizza gli effetti sulla muscolatura extraoculare di una malocclusione in questi casi nei quali il trattamento non si possa fare oppure sia in corso di trattamento ortodontico.

Figura 19 – IN ODONTOIATRIA

C. IN OCULISTICA
– microstrabismi
– disturbi di concentrazione legati a deficit di stereopsi e ipoconvergenza
– cefalee serali “VISIVE”, maldestrezza, addormentamento davanti alla TV …
– in presenza di miopia ed astigmatismo: lo stress accomodativo da tensione muscolare ne modifica le caratteristiche
– dal lato dell’occhio cieco l’occhio tende ad essere all’esterno e sebbene non vi sia la componente legata alla visione è ugualmente presente la spalla più alta e la limitata rotazione del collo (Bricot)
– utilissimo per l’azione facilitante durante la ginnastica ortottica, il training visivo, … tutte quelle pratiche volte all’ottimizzazione della funzione oculare
– sui normali occhiali da sole
– in occhiali “particolari”:
Esempio: lenti con fori stenopeici (dal greco stenos opaios, stretto foro) per unire l’azione del RIPI-V ® a quella dei fori. La stenoscopia è un procedimento fotografico che sfrutta il principio della camera oscura, descritta dagli arabi (camera obscura), poi ripresa da Leonardo da Vinci (camera oscura leonardiana). In commercio esistono diversi tipi di occhiali con lenti a fori stenopeici.
Personalmente li utilizzo soprattutto nella dislessia, nella quale la scuola di Da Silva ha dimostrato un disturbo complessivo nell’analisi ed interpretazione dello stimolo visivo. In questo contesto questi occhiali hanno un’azione facilitante in quanto riducono le anomalie di sommazione spaziale a livello del punto retinico di un occhio con l’area del Panum (cerebrale) dell’altro occhio: i punti retinici sono corrispondenti, ma di fatto un punto corrisponde ad un’area e questi si devono coordinare fra di loro. Questo avviene nella visione binoculare: in presenza di disturbi della stereopsi, il bambino sarà in visione monoculare e ci saranno delle “torsioni” DEL BULBO OCULARE. Se si chiede al bambino: “Vedi mai immagini ruotare?”, potrà rispondere: “Sì, si spostano”.
Il nostro occhio vede a “spot” e tra uno spot e l’altro ci sarebbe una discontinuità, un “buco nero”, se una zona cerebrale particolare (Centro Parietale) non garantisse continuità mantenendo la memoria dell’immagine e favorendo, di fatto, una fluidità della visione: l’area parietale, nei bambini dislessici non è stimolata come i bambini normali, inoltre in questi bambini non c’è la dominanza di un emisfero rispetto all’altro. Da studi effettuati si vede che gli emisferi si attivano entrambi contemporaneamente: questo crea confusione per interferenza continua tra gli emisferi, che spiegherebbe tutte le problematiche nella lettura/comprensione.
In più non c’è l’attivazione dell’area temporale, che è l’area della memoria della percezione della forma: nel rieducato si ottiene l’attivazione dell’area temporale (per un chiarimento dell’argomento sarà necessario un articolo specifico sulla dislessia.
Gli occhiali con fori stenopeici possono trovare impiego in:

  • ortottica: inducono rilassamento muscolare
  • nella presbiopia dove sussiste un deficit accomodativo da irrigidimento “parafisiologico” del cristallino legato all’età (dal greco presbys (πρέσβυς) vecchio e op- (οπ-), radice dei termini riguardanti la vista)
  • nella miopia
  • al computer o per guardare la televisione: con questi occhiali la televisione diventa una ginnastica benefica
  • per tutti come occhiali di transizione, quando i vecchi occhiali diventano troppo forti
  • per chi ha la cataratta: sono l’unico tipo di occhiali che permette di vedere più nitido
  • per chi soffre di albinismo: riducono efficacemente il fascio luminoso, meglio degli occhiali da sole
  • rilassano la muscolatura del collo (vedere Figura 20)

Figura 20 – Occhiali con fori stenopeici

  • in occhiali da vista:
    – abbiamo già parlato del fatto che mantengono la corretta centratura delle lenti mantenendo così la funzionalità dell’occhiale. Nella Figura 20 in blu la proiezione del centro di massa (determinata con esame stabilometrico dinamico Cyber Sabot su bascula di Bessou che amplifica lo squilibrio tendenziale della persona) con il RIPI-V®: in questo caso gli occhiali non funzionali procuravano anteropulsione (Posturologia vettoriale Interdisciplinare®) e di conseguenza contrattura muscolare e blocchi vertebro-articolari di compenso.
    – come abbiamo già spiegato le tensioni muscolari modificano la “forma” dell’occhio e da questa dipende la capacità visiva: togliendo questa componente avremo il disturbo reale, “strutturale”, dell’occhio, quello da correggere con lenti o per esempio con chirurgia refrattiva (laser) in tal modo ottimale e quindi con migliori risultati. Possiamo noi correggere un difetto visivo di un occhio che risente delle tensioni della muscolatura extraoculare (massime nelle ore serali o per esempio di fronte ad un pc o davanti ad un libro) e che quindi modifica la sua “forma” continuamente?

Figura 21 – In oculistica “posturologica”

Figura 22- Occhiali resi funzionali dal RIPI-V®, in blu

D. A SCUOLA
Favorisce concentrazione e apprendimento.

Figura 23 – Lo stress scolastico

Figura 24 – Uso dei mimici per vincere l’ipoconvergenza

Nell’immagine è evidente come i ragazzi, chiamati ad un test “visivo”, impegnino da un lato i muscoli mimici per vincere la tensione dei muscoli extraoculari e dall’altro, impedendo il (mal)contatto tra le arcate con l’interposizione del labbro, ne minimizzino l’interferenza sulla performance visiva.

E. NELLO SPORT
In tutti gli sport dove la “funzione localizzativa oculare” e la stereopsi sono importanti: sci (importante per aggredire correttamente i paletti o affrontare dossi o altri ostacoli in velocità), tennis, basket, atletica,automobilismo, ciclismo, motociclismo, subacquea … praticamente in tutti gli sport!
Importante anche nel mantenimento della traiettoria in vasca (dorso) o in pista (100, 200, 400 m …), nel salto ad ostacoli, nel salto in alto, nella pallavolo, nel basket.

Figura 25 – Nello sport

12. CONCLUSIONI

La presente trattazione ci porta alla conclusione che l’uso del RIPI-V® è destinato a rivoluzionare il trattamento delle patologie oculari, note o meno note, derivanti da problematiche muscolari. L’assenza di effetti collaterali unitamente alla estrema facilità d’uso ne consigliano un impiego su vasta scala sia in campo preventivo che terapeutico, nella quotidianità, nel lavoro, nello sport, lasciando ancora un vasto margine di sviluppo in patologie fino ad oggi praticamente di esclusiva pertinenza del chirurgo, come il caso emblematico dello strabismo.
Lo studio degli effetti del lontano infrarosso poi apre scenari estremamente intriganti in quanto per la prima volta si entra nel sistema visivo non per la via “ottica” ma per un’altra via ancora tutta da esplorare a partenza dal muscolo .

13. BIBLIOGRAFIA

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  2. Salteri SE: Ruolo delle alterazioni della muscolatura extraoculare, con particolare riferimento all’ipoconvergenza oculare, nelle patologie della funzione visiva: nuovo metodo di trattamento – 29 Ottobre 2011 – 30 Ottobre 2011 Giornate Internazionali di Posturologia (Congresso organizzato con il patrocinio dell’Università di Pisa)
  3. Salteri SE, Rossato M: Far Infrared Emitting medical devices for Treatment of diseases and/or disorders of the postural system – Poster presentation / European Journal of Integrative medicine 4S (2012) p. 139
  4. Salteri SE: Il RIPI-V: innovazione per la prevenzione e il trattamento delle patologie della muscolatura extraoculare e dei disturbi di stereopsi mediante l’applicazione di un materiale emittente nel lontano infrarosso: Studio Sperimentale su 100 Pazienti – Venezia 26-27 aprile 2013, 2nd International Congress of Stabilometry & Posturology
  5. Salteri SE: Ruolo dell’Apparato Stomatognatico nel contesto del Sistema Tonico Posturale: proposta di nuove prospettive diagnostiche e terapeutiche – Ottobre 2010, Ischia – CIES Italia (con il Patrocinio dell’Università Federico II di Napoli, Cattedra Ortodonzia). Congresso Italo-tedesco di Posturologia: Evidence Based on Posturology
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  11. Bourdiol RJ, Capelus F, Ngyen Tan H, Hatoum P: Pied et statique – 1980, Maisonneuve, Paris.
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Dottor Sergio Ettore Salteri – Medico
Socio Fondatore della Sezione Italiana Collegio Internazionale di Studi della Statica
Ideatore della Posturologia Vettoriale Interdisciplinare® – Inventore del Ripi®
E mail: salteriposturologia@gmail.com

“Un ringraziamento particolare a tutti coloro che in questi anni hanno creduto in me ed hanno sopportato la mia … “curiosa esuberanza”, ma soprattutto all’amico Stefano Parissenti senza il quale tutto questo non sarebbe stato possibile.”

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