Alimentazione

L’ALLATTAMENTO MATERNO

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di Giorgio Pitzalis

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L’alimentazione del neonato e del lattante ha un unico grande protagonista: il latte materno. Rappresenta l’alimento ideale per il neonato per tutto il primo anno di vita; è sicuro dal punto di vista microbiologico; è bilanciato da un punto di vista nutrizionale; contiene sostanze immunologicamente attive; è economico; è specie-specifico. Inoltre, l’allattamento al seno crea tra madre e figlio un rapporto speciale ed esclusivo attraverso il quale provvedere al nuovo nato e alla sua alimentazione, diventando per questo uno strumento di comunicazione ed affettività.
Attraverso l’allattamento al seno avvengono le prime comunicazioni, e si opera un superamento del concetto di nutrimento “fisico” con un nuovo nutrimento “psicofisico”.
Il latte materno può rappresentare l’alimento esclusivo del bambino per tutti i primi 6 mesi di vita. L’Organizzazione Mondiale della Sanità (OMS) raccomanda l’allattamento materno esclusivo per almeno i primi sei mesi di vita del bambino, mantenendo il latte materno come alimento principale fino al primo anno di vita pur introducendo gradualmente cibi complementari.
Il primo consiglio da dare a una mamma che allatta è quello di avere fiducia in una buona riuscita dell’allattamento, di fidarsi di se stessa e del proprio bambino.
Dopo due o tre giorni dal parto (tempo fisiologico, che va atteso per la formazione della montata lattea, senza introdurre altra forma di nutrizione), il colostro si trasforma gradualmente in latte di transizione, e successivamente, nelle prime due o tre settimane, in latte maturo. Rispetto al colostro il latte diventa più opaco, ed è di colore bianco.
Occorre tenere presente che ogni lattante ha esigenze particolari e che numero e ore dei pasti e durata delle poppate vanno adattati ad ogni singolo caso. Dal momento che non è sempre possibile stabilire quanto latte assuma il bambino, se non con la tecnica della doppia pesata, è necessario usare strumenti alternativi per verificare l’adeguata alimentazione.
L’aspetto del lattante, la quantità di urina emessa in un giorno, il comportamento tra un pasto e l’altro, possono indicare se si alimenta a sufficienza. Inoltre, se il bambino evacua 2-3 volte al giorno per le prime tre settimane, e almeno un volta ogni 3-4 giorni in seguito, dimostra di stare bene e cresce regolarmente 200 g ogni settimana nei primi mesi (anche se un limite minimo è rappresentato da 125 g non c’è da preoccuparsi e/o intervenire).
Per avere un’idea della quantità di latte materno necessario all’accrescimento del neonato si calcola, in media, 150 ml/kg al giorno.

Come allattare
Nella posizione classica la madre deve stare seduta comodamente, su una sedia bassa o con i piedi poggiati su uno sgabello, in modo che le ginocchia rimangano sollevate, affinché le gambe sostengano il bambino.
La madre non deve abbassare il busto sopra il bambino, ma viceversa è il bambino che deve essere portato al seno. È importante che la madre e il bambino siano nella posizione detta ventre contro ventre, cioè che non sia il fianco del bambino orientato verso la madre, ma il torace e il ventre. Il bambino sarà orizzontale, con il naso davanti al capezzolo e le ginocchia all’altezza dell’altra mammella, sostenuto da una o entrambe le braccia della madre.
L’orecchio, la spalla e l’anca del neonato saranno allineati. Il neonato è attaccato correttamente quando: la sua bocca è ben aperta e il labbro inferiore è incurvato in fuori; è più visibile l’areola al di sopra del labbro superiore rispetto al labbro inferiore (i dotti galattofori sono spremuti dal movimento della lingua); il mento del neonato tocca il seno; sono visibili lente e profonde suzioni; il lattante deglutisce e non vi sono rumori o segnali di una suzione a vuoto; la mamma, infine, non avverte dolore.
I vantaggi dell’allattamento materno sono sia fisici che psicologici: il bambino assume attraverso il latte materno nutrienti e anticorpi. Inoltre il legame affettivo fra madre e bambino viene rafforzato grazie all’allattamento materno.
Nel caso la donna debba tornare a lavorare quando il bambino è ancora piccolo, è possibile spremere il latte materno (manualmente, o con gli appositi tiralatte reperibili in commercio) e conservarlo in frigorifero (un giorno) o nel congelatore (tre mesi) per poi somministrarlo al neonato, possibilmente con un bicchierino o un cucchiaino, o con il biberon. Anche se questo metodo non risponde al bisogno di suzione non nutritiva, è comunque un ottimo metodo per permettere alla donna di allontanarsi dal bambino.

Quanto tempo si può conservare il latte materno?
Se è possibile, si consiglia di raccogliere il latte poco prima della poppata. La conservazione del latte materno fresco, estratto in modo igienicamente corretto e maneggiato con cura, è sicura per 4 ore a temperatura ambiente (15-25°C) e per 24-48 ore in frigorifero (+ 4°C). Se è previsto un periodo di conservazione più prolungato è necessario mantenere il latte in freezer a -20°C.
La conservazione del latte congelato è consigliata per un periodo massimo di 3 mesi.

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Allattamento materno e false credenze. Non è vero che …

  • Il colostro non è sufficiente per prevenire l’ipoglicemia nei neonati a termine.
  • Bisogna fare la “doppia pesata” nei primi giorni.
  • Il latte della mamma può essere “leggero”.
  • Le donne miopi non possono allattare.
  • Nel sospetto di ittero da latte materno, il latte della mamma va sospeso.
  • Il neonato di basso peso o il prematuro hanno bisogno di “latti speciali” e non di quello materno.
  • Allattare frequentemente riduce la produzione di latte.
  • Una madre deve bere latte per produrre latte.
  • I bambini riescono ad ottenere tutto il latte di cui hanno bisogno nei primi 5-10 minuti dalla poppata.
  • Le madri che allattano devono sempre usare entrambi i seni ad ogni poppata.
  • L’allattamento frequente può portare alla depressione “post-partum”.
  • Alcuni bambini sono allergici al latte della propria madre.

Principi nutritivi del latte materno

– Calorie
Il fabbisogno energetico del lattante, espresso come quoziente energetico (kcal/kg/die) si modifica nelle varie età. In genere è pari a 85 kcal/kg/die nel neonato a termine, aumenta a 120 nel primo trimestre di vita e giunge a 100 al termine del primo anno di vita. Ricordiamo che nell’adulto il quoziente energetico medio è pari a 43 kcal/die per kg (peso ideale). In media l’apporto calorico del latte materno è pari a 67 (61-70 kcal/100 ml).
– Proteine
Le proteine svolgono un ruolo fondamentale sia dal punto di vista strutturale che funzionale. Esse infatti, oltre a costituire la struttura portante dei vari tessuti, sono coinvolte praticamente in tutte le attività biologiche ed enzimatiche, di trasporto molecolare, di motilità cellulare e di difesa dell’organismo.
Anche i neonati pretermine non presentano problemi di digestione delle proteine. In mancanza di un vero e proprio sistema di deposito, le proteine introdotte in eccesso con la dieta vengono dirottate a fini energetici con l’esaltazione dei processi di ossidazione e conseguente aumento della produzione di urea.
In generale, alcuni aminoacidi, presenti nelle proteine non sono sintetizzabili dall’organismo (essenziali) e sono istidina, isoleucina, leucina, lisina, metionina, fenilalanina, treonina, triptofano, valina. Altri sono ritenuti semi-essenziali, almeno nelle prime età della vita (cisteina, tirosina, taurina). L’aminoacidogramma del latte umano differisce sensibilmente da quello del latte vaccino.
Infatti, il latte materno ha un contenuto maggiore di cistina e minore di metionina e di aminoacidi aromatici, difficilmente metabolizzabili dal neonato.
In particolare, il latte vaccino ha un contenuto maggiore di fenilalanina e di tirosina. Circa il 6.5% delle calorie totali presenti nel latte materno maturo è di origine proteica. Hanno valore biologico praticamente pari a 100. La quota azotata totale è di circa 12 g/l, ma la reale concentrazione proteica è pari a 8,9 g/l, in quanto la restante parte è costituita da azoto non proteico. Quest’ultimo rappresenta circa il 25 % dell’azoto totale contenuto nel latte materno.
È composto da urea, creatina, creatinina, ac. urico, aminoacidi liberi (acido glutamico, glutamina e taurina), nucleotidi e poliamine. In particolare, alla taurina (assente nel latte vaccino), sono attribuite numerose funzioni: modulazione della crescita, regolazione della permeabilità della membrana del muscolo cardiaco, modulazione dell’apparato neuroendocrino, funzione di neurotrasmettitore cerebrale, conservazione della funzione e ultrastruttura retinica.
Le proteine del latte di donna sono costituite da caseina e sieroproteine. Le caseine sono fosfoproteine sintetizzate dalla ghiandola mammaria a partire dagli aminoacidi presenti nel sangue materno mentre le proteine del siero di latte sono filtrate o attivamente trasportate nel secreto ghiandolare. La caseina (essenzialmente alfa1 e beta) del latte vaccino è 6 volte superiore a quella del latte materno (quasi esclusivamente di tipo beta).
Le sieroproteine, ad elevato valore nutrizionale, sono maggiormente presenti nel latte materno e sono costituite da alfa-lattoalbumina, lattoferrina (regola l’omeostasi marziale, la differenziazione cellulare, la difesa contro infezioni microbiche, l’attività antinfiammatoria e antineoplastica), sieroalbumina, lisozima, IgA secretorie, IgM, IgG. Nel latte di donna è assente la betalattoglobulina, proteina fortemente allergizzante, che invece è la principale componente delle sieroproteine del latte vaccino. Il rapporto siero/caseina nel latte materno è, in media, 60:40-50:50 nel latte maturo, mentre nel latte vaccino è 18:82.

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L’assunzione media raccomandata di proteine è pari, nel primo anno, a 1,5-2,5 g/kg/die. In particolare il livello di sicurezza corretto per la qualità proteica italiana (Larn 1996) consiglia un apporto di 2,09 g/kg/die tra 6-9 mesi e 1,87 g/kg/die tra 9-12 mesi.
La IV revisione LARN (2014) raccomanda l’assunzione di 1,32 g/kg/die da 6 a 12 mesi di vita.
– Glucidi
Il latte umano contiene 6,5-7 g/100 ml di lattosio contro il 4,8 g del latte vaccino. La maggior ricchezza in lattosio del latte umano rispetto al latte vaccino corrisponde alle esigenze del lattante, in quanto l’elevato contenuto in lattosio determina bassi valori del pH, che hanno un ruolo importante nell’aumentare la resistenza nei confronti delle infezioni gastrointestinali.
Inoltre il lattosio favorisce l’utilizzazione delle proteine e degli aminoacidi liberi e incrementa l’assorbimento intestinale di calcio e magnesio. In aggiunta, il glucosio e il galattosio, derivati dalla scissione del lattosio, partecipano alla sintesi dei cerebrosidi, indispensabili per la normale maturazione del sistema nervoso centrale. Fino a pochi anni or sono si riteneva che l’unico vero zucchero rappresentativo del latte materno fosse il lattosio. In realtà la quota glucidica è costituita anche dagli oligosaccaridi del latte materno. Sono oltre 130, costituiti da 3-10 unità monosaccaridiche e rappresentano quantitativamente il terzo componente (12-14 g/l) dopo il lattosio ed i lipidi.
Anche nel latte vaccino sono presenti oligosaccaridi ma in quantità limitata (0.5-1 g/l). Sono sintetizzati dalla ghiandola mammaria da specifiche transferasi che addizionano monosaccaridi alla molecola base lattosio. Contengono glucosio, galattosio, N-acetil-glucosammina, fucosio, acido sialico. Gli oligosaccaridi rappresentano una fonte calorica che mantiene bassa la osmolarità del latte umano, favoriscono lo sviluppo della flora bifidogena (effetto prebiotico), competono con virus, batteri e loro tossine, impedendone l’adesione ai recettori dell’organismo (glicoproteine e glicolipidi); alcuni di essi (fucosio ed ac. sialico) sarebbero coinvolti utilmente nella sintesi di molecole quali gangliosidi e glicoproteine cerebrali. Studi dimostrano che la presenza nelle feci di oligosaccaridi non degradati regolano la motilità intestinale, al pari delle fibre alimentari.
Nel latte materno sono anche presenti i nucleotidi, precursori degli acidi nucleici che, oltre ad avere importanti funzioni trofiche sulla mucosa dell’apparato digerente, contribuiscono all’assorbimento intestinale del ferro (analogamente alla lattoferrina) e concorrono alla sintesi degli acidi grassi polinsaturi a lunga catena nei primi mesi di vita.
Sono composti a basso peso molecolare costituiti da una base azotata (adenina, citosina, guanina, tiamina o uracile), da un pentoso (ribosio o desossiribosio) e da uno a tre gruppi di fosfato. Favoriscono la crescita dei bifobatteri, favoriscono l’aumento dei livelli plasmatici di HDL-C e ac. grassi a lunga catena (DHA), aumentano la produzione di IgA, di IgM e di IgG anti-beta-lattoglobulina ed anti-caseina, aumentano l’ attività delle cellule natural-killer.
– Lipidi
I lipidi sono sostanze organiche praticamente insolubili in acqua, presenti nell’organismo umano per assolvere a tre funzioni fondamentali: sono un’importante riserva energetica (1 grammo fornisce circa 9 kcal); sono componenti fondamentali delle membrane cellulari in tutti i tessuti, sono precursori di sostanze regolatrici del sistema cardiovascolare, della coagulazione del sangue, della funzione renale e del sistema immunitario come prostaglandine, trombossani, prostaciclina e leucotrieni.
I lipidi alimentari (oli e grassi), oltre a fornire energia, fungono da trasportatori per le vitamine liposolubili e provvedono al fabbisogno di Acidi Grassi Essenziali (AGE o EFA = Essential Fatty Acids).
Il latte materno fornisce al neonato circa il 50% dell’apporto energetico sotto forma di lipidi. Il contenuto totale di grassi aumenta gradualmente durante l’allattamento (da 2,5 g % nel colostro a 4,5 g/100 ml nel latte maturo) ed il lattante assimila il 95% del grasso assunto.
Il 98% della quota lipidica è rappresentato da trigliceridi (composti da acidi grassi), l’1% da fosfolipidi, mono e digliceridi. Il 29% degli acidi grassi presenti nel latte umano deriva dalla dieta ed il 59% dal fegato e dal tessuto adiposo. Il colesterolo è presente nell’ordine di 10- 20 mg/100 ml e non è influenzato da dieta della nutrice.
Questo valore, maggiore rispetto a quella del latte vaccino, è considerato utile per la sintesi degli ormoni steroidei e degli acidi biliari.
Gli acidi grassi saturi, caratterizzati dal fatto che tutti i legami di C sono collegati da un solo legame, hanno prevalentemente significato energetico; tra gli acidi grassi monoinsaturi l’acido oleico (18:1 n-9), oltre ad una funzione energetica, svolgerebbe un’attività favorente la formazione delle HDL-C.
La specie umana è dotata di sistemi enzimatici che permettono la sintesi di acidi grassi saturi e monoinsaturi, ma non dell’acido alfalinolenico (LNA,18:3 n-3) e dell’acido linoleico (LA,18:2 n-6). La conversione degli acidi grassi della serie n-3 in n-6 e viceversa non è possibile: entrambe le serie sono considerate essenziali.
Nel latte materno gli ac. grassi insaturi sono prevalenti; in particolare il 42% sono formati da ac. oleico e dall’LA. Invece, il latte vaccino contiene una scarsa quantità di LA (2% degli acidi grassi totali) a differenza del latte umano (6-8%).
Sempre nel latte materno il 41% ac. grassi sono saturi e l’acido palmitico (16:0) rappresenta il 25% degli ac. grassi e più del 70% risulta esterificato in posizione 2 (beta).
L’acido docosaesaenoico (DHA, 22:6 n-3) e l’acido arachidonico (AA 20:4 n-6) sono i derivati a lunga catena (LC-PUFA o LCP), rispettivamente di LNA e LA. Il DHA e l’AA possono essere sintetizzati a partire dai loro precursori, ma questa via sembra essere poco “efficiente”. In particolare, il feto ed il neonato non dispongono delle elongasi e desaturasi per la sintesi degli acidi grassi polinsaturi a catena molto lunga.
Per questo nel latte materno sono presenti l’AA (12-16 mg/dL) e il DHA (6-8 mg/dL). Il loro livello è correlato all’apporto dietetico materno.
In particolare, il latte di donne vegetariane contiene livelli più elevati di LNA e DHA rispetto alle mamme onnivore. Sempre nel latte vaccino, il contenuto di AA è pari a 5 mg/dL mentre minore è l’apporto di DHA (3 mg/dL).
Gli LCP n-3 ed n-6 contribuiscono in maniera cruciale allo sviluppo cerebrale (DHA) e dei fotorecettori retinici (AA). I livelli di LCP della serie n-3 nel latte umano dipendono maggiormente dalla dieta materna rispetto alla serie n-6. I livelli di n-6 tendono ad aumentare solo in seguito a supplementazioni orali “acute” di LCP n-3 ed in maniera “temporanea”. Nel latte umano il rapporto tra n-6/n-3, ovvero LA/LNA è pari a 6:1, considerato ottimale.
– Minerali
Il contenuto totali di sali minerali del latte umano è pari a 0,15-0,25 g/100 ml. Rispetto al latte umano il latte vaccino ha un contenuto di minerali 3 volte superiore ad eccezione di ferro e rame. In particolare, il rapporto Ca:P è 2:1 nel latte materno e 1,3:1 nel latte vaccino.
– Vitamine
Sono tutte presenti in adeguata misura nel latte materno tranne la vitamina D. Pertanto è corretta un’integrazione di 400 UI di vit. D durante tutto il primo anno di vita. Il latte, compreso quello vaccino, può validamente contribuire a soddisfare i fabbisogni vitaminici del bambino anche dopo i primi mesi di vita.
– Ecosistema intestinale
Il latte materno induce un fisiologico sviluppo dell’ecosistema intestinale caratterizzato dalla preminenza dei bifidobatteri e da una limitata presenza di clostridi e di enterobatteri. Questa condizione protegge dalle infezioni intestinali dovute a vari patogeni; favorisce e mantiene uno stato di benessere; elimina i disturbi dovuti ad un’alterazione delle funzioni intestinali. In particolare, i bifidobatteri stimolano il sistema immunitario e incrementano la produzione di IgA, riducendo anche le infezioni da Rotavirus. Inoltre, i bifidobatteri migliorano il transito intestinale, riducendo la stipsi.
– Sistema immunitario
Le continue modificazioni del latte materno, poppata dopo poppata, permettono di tutelare il neonato dai germi patogeni, conferendo al latte stesso, la straordinaria peculiarità di risultare il miglior alimento per proteggere il bambino contro quei microrganismi ai quali è esposta la diade madre-lattante.
Tra i fattori di difesa anticorpali del latte materno grande importanza assumono le immunoglobuline IgA secretorie (SIgA), specificatamente dirette contro gli antigeni presenti nell’ambito domestico e contenute in quantità più elevata rispetto ai livelli ematici materni. Sono anche presenti immunoglobuline (IgG, IgM), T e B linfociti.
Fattori di difesa non anticorpale sono rappresentati da macrofagi, polimorfonucleati, lattoferrina (proteina ferrochelante ad azione batteriostatica), lisozima, lipasi, ac. grassi, agenti promotori della crescita di microrganismi protettivi (fattore bifidogeno), oligosaccaridi, gangliosidi, fattori del complemento, amino-zuccheri, ac. sialico, monogliceridi, polinsaturi a lunga catena.
Sono inoltre presenti agenti ad azione antinfiammatoria (antiossidanti, prostaglandine, poliamine, cortisolo, glutamina) e molecole immuno-modulatrici (interleuchine, nucleotidi).

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In conclusione, il latte materno è comunque insostituibile e il latte vaccino non può e non deve essere utilizzato sotto il primo anno di vita per diversi motivi.

  • Ha un contenuto 3,5 superiore di proteine con un rapporto caseina/siero proteine pari a 82:18 contro 40:60 del latte materno. Questo comporta un aumento dei processi putrefattivi intestinali, dell’azotemia, dell’escrezione di urea e del carico renale di soluti.
  • I grassi saturi sono prevalenti rispetto agli ac. grassi insaturi.
  • Presenta una carenza di AGE ed assenza di LCPUFA.
  • I minerali nel latte vaccino sono contenuti in misura pari a 3,5 volte rispetto al latte materno; questo, unitamente al maggiore contenuto proteico, determina un aumento del carico osmolare renale (221-228 mOsm/l contro 79 mOsm/l del latte materno.
  • L’apporto di ferro con il latte vaccino è ridotto rispetto al maggior assorbimento intestinale di ferro ottenuto con il latte materno.
  • Il latte vaccino può determinare microemorragie intestinali con sangue occulto nelle feci. Questo determia il rischio di IDA (iron deficiency anemia) fin dal secondo semestre di vita.

Nonostante le evidenze, è sorprendente come molti genitori e anche molti medici-pediatri abbiano l’errata sensazione che il latte vaccino sia l’alimento perfetto per far crescere i bambini.

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Giorgio Pitzalis, Specialista in Gastroenterologia, dottore di Ricerca in Gastroenterologia e Nutrizione Pediatrica svolge attività di consulenza nell’ambito del servizio di Diagnostica Specialistica Pediatrica, coordinato dal dott. Armando Calzolari – BIOSdiagnostica – Via D. Chelini 39

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