Parliamo di Sport

ESPERIENZE DI VALUTAZIONE MORFO-CINETICO-POSTURALE IN GIOVANI ATLETI PRATICANTI IL PATTINAGGIO A ROTELLE CORSA

rotellecorsa

Maurizio Lollobrigida – Dottore in Scienze Motorie

(CORSO DI LAUREA SPECIALISTICA IN SCIENZA E TECNICA DEGLI SPORT – TESI DI LAUREA – ANNO ACCADEMICO 2003-2004)

ABSTRACT

Queste massime espresse da due apprezzate personalità del mondo sportivo nazionale e mondiale:
“Le valutazioni funzionali delle capacità fisiche rappresentano le basi sulle quali vengono costruiti gli adattamenti biologici che conducono al miglioramento della prestazione sportiva” (C. Bosco)
“I mezzi di controllo hanno soprattutto il significato di proiettare nel futuro il valore dell’attuale, rassicurandoci sull’esito finale. Necessita perciò, a tale scopo, una serie di dati “parametri”, riferiti ognuno a ciascun test e che corrispondano ad una ben precisa prestazione metrica o cronometrica, affinché si possa operare un confronto tra il risultato del test ed il relativo parametro previsto per la prestazione” (C. Vittori)
esprimono il concetto del lavoro svolto: un’indagine conoscitiva sulle caratteristiche morfologiche, atletiche e specifiche per lo sport praticato, degli atleti osservati, poste in relazione anche al loro periodo evolutivo.
Dalle informazioni che si ottengono sui campi di allenamento e di gara, dai contatti con gli allenatori, sembra che attualmente si svolga una gran quantità di allenamento specifico sui pattini, un insufficiente allenamento delle capacità condizionanti la prestazione (che dovrebbe essere effettuato “a terra”), un modesto allenamento sulla tecnica; ciò necessita un riesame delle metodiche di allenamento in uso nel pattinaggio a rotelle corsa, nonostante in tale sport l’Italia primeggi in campo mondiale.
L’indagine conoscitiva di questo studio ha riguardato quelle qualità fisiche che, ad una attenta osservazione della struttura agonistica del pattinaggio a rotelle corsa, risultano essere, a mio avviso, le più determinanti:

  1. la forza veloce
  2. la forza esplosiva
  3. la capacità di riuso di energia elastica
  4. la capacità di accelerazione
  5. la coordinazione neuro-motoria

È stato eseguito anche un test di valutazione barodopometrica per l’esame dell’appoggio del piede, che ha fornito dati utili per l’identificazione del normotipo del pattinatore. Tale specifica valutazione ha messo in evidenza problematiche posturali che andrebbero, in seguito, attentamente valutate.
I risultati dei test effettuati hanno evidenziato delle ottime qualità fisiche, solo, però, in quegli atleti che risultano ai vertici delle graduatorie nazionali, nelle rispettive categorie di appartenenza. Questo sembra in relazione ad un maggior carico di lavoro svolto sui pattini e non ad un aumento, come si dovrebbe invece supporre, del carico di lavoro specifico per il potenziamento delle qualità fisiche condizionanti la prestazione.
La ricerca è stata messa a punto per cercare di qualificare il pattinaggio come sport “atletico-tecnico” , nel quale le qualità e le capacità motorie trovano la loro piena espressione.

PREMESSA

Le mie personali convinzioni, generate da anni di attività agonistica svolta ad altissimi livelli, le sperimentazioni metodologiche attuate dal e sul sottoscritto, frutto di approfonditi e riflessivi studi, la continua presenza sui campi di gara, l’osservazione del comportamento di atleti di livello mondiale, le esperienze e le fatiche condivise con i migliori pattinatori e i migliori tecnici, l’applicazione pratica con i miei atleti, ma soprattutto con le mie figlie, ed i miei atleti, la volontà di ricerca e di sviluppo di una metodologia appropriata al pattinaggio a rotelle corsa, mi hanno suggerito l’opportunità di sviluppare questo ambito progetto di collaborazione societaria, nonché di ricerca e di attività pratica di allenamento.

INTRODUZIONE

Il connubio tra forza e velocità, che lo si identifichi nella potenza, nella forza veloce o nella forza esplosiva, è la caratteristica che meglio permette alla classe innata di ogni sportivo di esprimere tutto il suo potenziale (B.Tabachinick 1992).
La potenza del lavoro muscolare, che viene realizzata nell’esercizio di gara, è assicurata dal potenziale energetico e dalla capacità dell’atleta di utilizzarlo pienamente ed in modo finalizzato nelle condizioni dell’attività di allenamento e di gara (Verchoshanskij Y. 2001).
Mentre da più parti si cita e si richiama l’attenzione sull’importanza basilare che ha la Preparazione Atletica Generale e Specifica, nell’ambiente del pattinaggio a rotelle, ed in special modo nella corsa, si tende a dare poca importanza a questo fondamentale aspetto dell’allenamento. È impensabile, al giorno d’oggi, che con l’attività agonistica sviluppatasi in modo esponenziale, sia in termini qualitativi che quantitativi, non vi siano stati opportuni interventi metodologici riguardanti la Preparazione Fisica Generale e Specifica, ma soprattutto l’attenzione su quelle qualità fisiche che più interessano la disciplina, di cui sto trattando.
L’opportunità che mi è stata data, di seguire e monitorare nel tempo, attraverso studi longitudinali e trasversali, diversi atleti con caratteristiche fisiche ed ontogenetiche eterogenee, ha rafforzato le mie convinzioni, che consistono nel vitale e unico principio che, per migliorare la prestazione specifica di gara, bisogna allenare quelle che risultano essere le capacità condizionanti la prestazione, o più precisamente quelle capacità che più necessitano di essere incrementate con l’allenamento. Tutto per esprimere al meglio la maestria tecnica specifica del gesto: il pattinare.
Un’attenta e penetrante analisi della posizione che il pattinatore assume nell’effettuazione del suo gesto (rimando alle dispense tecniche), l’analisi cinematica delle catene muscolari interessate (tesi M. Lollobrigida 1984) e della tipicità delle gare del pattinaggio a rotelle corsa, può permetterci di interpretare meglio la funzione di quelle che, ritengo, siano le principali qualità fisiche interessate.

Foto n. 1 – L’azione di spinta in rettilineo (Foto P. Marcelloni)

Foto n. 2 – L’azione di spinta nelle curve (Foto P. Marcelloni)

Foto n. 3 – L’azione di spinta nelle curve (Foto P. Marcelloni)

IL PATTINAGGIO A ROTELLE CORSA

Il pattinaggio a rotelle in linea è una disciplina sportiva ciclica, nel quale il pattinatore assume una posizione innaturale, con gli arti inferiori semi-piegati, (con angolo al ginocchio vicino ai 90°), il busto inclinato in avanti, con gli arti superiori liberi, in movimento contrapposto con l’azione di spinta degli arti inferiori che avviene in latero-retro-abduzione, caratterizzata da condizioni alterne di gara che richiedono delle resistenze specifiche.

Foto n. 4 – La pluricampionessa mondiale Valentina Belloni in azione durante i Campionati Mondiali 2002

Al giorno d’oggi risulta sempre più difficile identificare quale caratteristica fisica un pattinatore debba allenare in prevalenza, per raggiungere l’alto livello di prestazione. Ciò naturalmente è dovuto anche al fatto che il pattinaggio a rotelle è uno sport di prestazione-situazione, dove le caratteristiche coordinative ed “anticipatorie” a volte risultano essere più importanti delle qualità fisiche per il raggiungimento del risultato. In quale percentuale queste contribuiscono al risultato è di difficile definizione.
Negli ultimi anni, comunque, appare evidente che l’unione tra questi due aspetti, fisico e tecnico–tattico, stia diventando sempre più marcato (Higgs S.L. et al., 1982; Riezebos M.L. et al., 1983).

Foto n. 5 – Il momento della partenza in una gara della categoria giovanissimi femminile (un momento fondamentale di tattica e di reattività psico-fisiologica)

Una prestazione ottimale richiede una combinazione di abilità tecniche e tattiche, nonché di un alto livello di qualità fisiche (Heather K. et al., 1991; Hakkinen K. 1993). In pratica pattinatori dotati di grandi qualità tecnico tattiche per eccellere, debbono avere comunque qualità fisiche nella norma della richiesta della prestazione specifica.
D’altro canto si è consapevoli del fatto che pattinatori dotati solo di grandi qualità fisiche non riescono ad eccellere per la povertà delle loro abilità tecnico–tattiche.
Infine la mancanza di una corretta preparazione fisica nei settori giovanili, comporta una unilateralità di preparazione dei pattinatori, che svolgono molte ore di pattinaggio, con un indirizzo prevalentemente condizionante specifico di una o due capacità, trascurando le componenti tecnico–tattiche e quelle dello sviluppo della forza.
La ripetitività di gesti atletici, senza un supporto muscolare ed articolare adeguato, può favorire l’insorgenza di molte patologie croniche dell’apparato locomotore (Weineck J. 1998).
Le principali patologie sono soprattutto a carico della caviglia e del piede (Esostosi, Sperone di Haglund – foto n. 6), dell’arto inferiore (Sindrome cronica del peroneo comune da sovraccarico del tunnel tarsale) e patologie da sovraccarico funzionale della muscolatura lombo – sacrale (Lollobrigida M. 1985).

Foto n. 6 – Esostosi e Sperone di Haglund (causati da uno squilibrio della muscolatura del piede e dell’arto inferiore e da scarpe inadeguate)

Interpretando la suddivisione delle discipline sportive, fatta da P. Tschiene, il pattinaggio a rotelle corsa (per Tschiene il pattinaggio veloce su ghiaccio) rientra nel seguente schema:

Classificazione delle discipline sportive (P.Tschiene 1985)

Obiettivo sportivo degli esercizi
Elevata velocità di avanzamento sul percorso
Struttura fondamentale del movimento
Ciclica
Predominanza dell’intensità del carico
– Massimale
– Sub-massimale
– Elevata
– Media
– Mutevole
Predominanza del perfezionamento delle capacità condizionali
– Velocità
– Resistenza
Predominanza dell’impegno dei sistemi organici
– S.N.C.
– Apparato neuromuscolare
– Sistema cardiocircolatorio e respiratorio
Stabilità delle condizioni esterne
– Variabile
– Pista
– Strada
– Grado di tenuta
– Presenza di avversari

Scheda n. 1

L’attività agonistica inizia con la categoria giovanissimi, sia maschile che femminile, all’età di 8 anni, per proseguire ogni 2 anni con le categorie esordienti, ragazzi, allievi, junior e senior.
L’attività nazionale comincia con la categoria ragazzi e quella internazionale con la categoria allievi. Alcune Nazioni partecipano con atleti appartenenti alla categoria ragazzi e/o allievi alle prove di campionato continentale e/o mondiale di categoria superiore.
Tutte le gare, ad eccezione della cronometro individuale, sono gare che si svolgono in gruppo, le distanze vanno dalla metri 400 sprint alla classica distanza della maratona. Le prove si svolgono su piste piane, della lunghezza di metri 80–100; su piste sopraelevate, della lunghezza di metri 160-220; su circuiti stradali, della lunghezza di metri 250–600, su strade o circuiti aperti di lunghezza variabile.
La tipologia delle gare, per la massima categoria, prevede:

  • metri 200 – metri 300 cronometro individuale
  • metri 500 sprint
  • gare in linea di metri 1500–5000
  • metri 10000 a punti
  • gare ad eliminazione
  • metri 20000 punti ed eliminazione
  • metri 5000/10000 staffette con cambio all’americana

Naturalmente per le categorie inferiori le distanze di gara diminuiscono, in proporzione al sesso ed all’età. Denominatore comune per tutte le categorie e per tutte le gare è che la vittoria viene assegnata all’atleta che una volta, o per il maggior numero di volte, è transitato primo sul traguardo. Non esistono, nelle finali, gare a tempo e gli eventuali Record Mondiali non sono l’obiettivo principale dell’atleta e/o dell’allenatore.
Questo sta a significare che, qualsiasi sia la tipologia della gara, il fattore maggiormente limitante la prestazione risulta essere solo uno: la velocità massima.
Per concludere tale esposizione tecnica, ci terrei a richiamare l’attenzione su un mio pensiero e su una mia interpretazione dell’attività agonistica:
la partenza in una gara di pattinaggio, è fondamentale ai fini del risultato e della prestazione finale“.

Foto n. 8 – Roma, impianto delle Tre Fontane (uno scorcio della pista) (Foto Riccetti)

Ma quanto illustrato non basta: osservando la struttura delle piste, si nota che esse hanno due rettilinei e due curve, più o meno paraboliche, e che la lunghezza massima di un rettilineo è di metri 40/50.

Foto n. 9 – La pista di Barquisimeto (Venezuela) sede dei Campionati Mondiali 2003 (Foto P. Marcelloni).

Le curve hanno pressoché la stessa lunghezza del rettilineo. Questo determina che in una curva, provenendo da un rettilineo percorso alla massima velocità, almeno per il primo 1/3 della curva stessa, risulta impossibile accelerare, dovendo per forza maggiore rallentare, o meglio, cercare di assecondare la curva stessa, anche “carrellandola” nella parte iniziale, per poi compiere una brusca accelerazione nei restanti 2/3, con lo scopo di poterla percorrere nel più breve tempo possibile. Questo almeno per gli atleti europei: si è potuto constatare che alcuni atleti statunitensi riescono ad incrementare leggermente la velocità su tutto il tratto della curva, con indiscutibile vantaggio tecnico-tattico. Il segreto di ciò risulta essere nella posizione marcatamente più raccolta ed inclinata, con indiscutibile impegno muscolare maggiore, ma a vantaggio di una traiettoria con un raggio più stretto. A questo punto, in ambedue i casi, è necessario, per recuperare la velocità perduta, o per incrementarla, che il più rapidamente possibile, tra il tratto di curva interessato e i primi metri 10/15 del rettilineo, venga compiuta una forte accelerazione. Inoltre, non esistendo una traiettoria in corsia ed essendo la traiettoria “obbligata”, la difficoltà maggiore risulta il dover compiere uno scatto in accelerazione con il problema di trovarsi vicino avversari che hanno le medesime intenzioni.

Foto n. 10 – L’atleta in azione durante l’uscita dalla curva (Foto P. Marcelloni)

Foto n. 11 – L’azione degli atleti in una prova di metri 500 (sprint Campionati Mondiali 2003 – si notino le differenze delle traiettorie nell’ingresso in curva) (Foto P. Marcelloni)

Compreso ciò si può definire che: la velocità di movimento, la reattività, la capacità di accelerazione in spazi ristretti, il tutto combinato con la capacità di coordinarsi tecnicamente alle esigenze della pista e degli avversari (capacità “anticipatoria”) e con la capacità di reiterare nel tempo tali impegni, risultano qualità fondamentali per un buon atleta praticante il pattinaggio a rotelle corsa.
In ultimo va sottolineato che, fino a che gli organismi internazionali lasceranno strutturati i Campionati Mondiali come lo sono oggi, non esiste una vera e propria specializzazione potendo, in teoria, un atleta disputare gare di cronometro individuale e prove di maratona, con le stesse probabilità di successo (si vedano a tal proposito le classifiche dei recenti Campionati del Mondo).
In definitiva, i prerequisiti fisici fondamentali di base che, a mio avviso, risultano essere indispensabili per un pattinatore di alto livello sono: la forza veloce e la forza esplosivo elastica e la capacità di reiterare nel tempo livelli ottimali di tali caratteristiche fisiche.
Esprimendo il tutto in una formula:

           Power * Effectiveness (Tecnique)
Speed = ————————————————————
Resistance

dove per potenza si indicano le caratteristiche fisiche e fisiologiche dell’atleta; per tecnica, il grado dell’effettiva abilità o maestria dell’atleta con il mezzo; per resistenza, le resistenze di ordine biomeccanico, meccanico e fisico.

Foto n. 12 – La fase successiva dell’uscita dalla curva (si noti come l’atleta americana esce in una traiettoria più bassa e meno disturbata) (Foto G. Ravasi)

IPOTESI DI RICERCA

Da quanto illustrato nel precedente paragrafo, deriva che il criterio principale della maestria sportiva è rappresentato non solo e non tanto dal risultato della prestazione, quanto dalla velocità dei movimenti e delle locomozioni (dalle “pattinate” – n.d.r.) dell’atleta, con la quale viene eseguito l’esercizio di gara, perché è essa che assicura principalmente il risultato della prestazione (Verchoshanskij Y., 2001).
A sua volta la velocità, dei movimenti e delle pattinate viene determinata dalla potenza di lavoro dell’organismo. Tale attività viene caratterizzata dal suo valore massimo, dalla durata del suo mantenimento a livelli ottimali, o dalla sua espressione ripetuta nel tempo a livelli massimali o sub-massimali.
La potenza del lavoro muscolare, realizzata nell’esercizio di gara, viene assicurato dal suo potenziale energetico e dalla capacità dell’atleta di utilizzarlo pienamente ed in modo finalizzato nelle condizioni di allenamento e di gara (Verchoshanskij Y., 2001).
La ricerca delle caratteristiche peculiari di espressione e di resistenza alla potenza di ogni disciplina, sia essa individuale o di squadra, deve portare ad una maggiore “specificità” dell’allenamento, identificando mezzi e metodi personalizzati, per ogni sport e per atleta, che garantiscano un vero salto di qualità (Tabachnik-Brunner 1992).
Gli atleti osservati si trovano, per la maggior parte, in una fase di crescita e non hanno ancora ben strutturato le loro potenzialità atletiche. Ciò significa che non sarebbe corretto distinguerli in pattinatori “velocisti” o “fondisti” (che rappresentano le distinzioni in uso nel pattinaggio corsa), cosa che già peraltro avviene all’età di 12 anni, dovendo, a mio avviso, i giovani cimentarsi in attività di competizione non limitata ad una sola specialità, ma spaziare il più possibile. Tutto questo sia per conoscere bene il comportamento in gara dell’atleta, sia per uno sviluppo metodologico (al fine di non trascurare lo sviluppo della componente “forza veloce” nelle sue molteplici espressioni) ed infine per un aspetto psicologico, che consiste nell’abituare il giovane atleta ad allenarsi senza lesinare impegno, senza temere i morsi della fatica e sottoporsi coscientemente ad allenamenti che possano impegnarlo in attività fisiche anche a lui non congeniali.
Per concludere il potenziale energetico e di lavoro di un atleta è effetto e conseguenza delle tre principali componenti del processo di allenamento:

  • la preparazione fisica speciale: per aumentare il potenziale energetico dell’atleta
  • la preparazione tecnico tattica: per garantire il miglioramento delle capacità tecnico-tattiche dell’atleta
  • la preparazione di gara: per migliorare la maestria sportiva e la stabilità psicologica

La presente esposizione serve ad identificare la mia ipotesi, che recita così: Deve un “bravo” allenatore, per far eccellere i propri atleti, nelle rispettive categorie di appartenenza, limitare l’allenamento al solo lavoro tecnico–fisiologico, specifico dello sport, o operare in maniera più scientifica e razionale, non trascurando lo stato di sviluppo psico–somatico–posturale dei suoi atleti ed in che modo riuscire in ciò, se la risposta è affermativa?

OGGETTO DELLA RICERCA

L’analisi delle capacità fisiche degli atleti dediti al pattinaggio corsa ed il loro monitoraggio nel tempo, sulla base delle osservazioni dei capitoli precedenti, ha riguardato i seguenti parametri:

  • Età, sesso, peso, altezza
  • Metri 30 da fermo
  • Metri 10 da fermo
  • Metri 30 lanciati
  • Salto in lungo da fermo
  • Sargeant test
  • Test con la pedana di Bosco
  • Giro “lanciato” della pista, con i pattini
  • Esame barodopometrico

Foto n. 13 – La fase della partenza di una gara sprint

Foto n. 14 – La fase di arrivo (Foto G. Ravasi)

Le Foto n. 13, 14, 15 mettono in risalto la capacità di accelerazione, l’abilità nella velocità lanciata e le capacità “anticipatorie” degli atleti del pattinaggio veloce.
Ovviamente le qualità oggetto della ricerca non esauriscono il repertorio delle qualità fisiche indispensabili per prestazioni di vertice. Comunque risultano essere un valido punto di partenza e, se non altro, hanno dato facoltà agli allenatori delle società del consorzio di impegnarsi nella ricerca di strategie atte al miglioramento delle qualità indagate, con conseguenti miglioramenti nell’attività specifica. Senza trascurare che, al di fuori della pedana per il test di Bosco, non sono richieste strumentazioni sofisticate ed ogni test, in quanto test “da campo”, è facilmente riproducibile e confrontabile. 

Foto n. 15 – Concitata fase di una gara a punti (Foto P. Marcelloni).

METODOLOGIA DELLA RICERCA

Il periodo di osservazione delle qualità indagate è iniziato nell’ottobre del 2002 ed è tuttora in atto. Comunque, a distanza di oltre un anno, si possono già trarre le prime conclusioni.
Per poter meglio seguire gli atleti, sono stati organizzati dei raduni ai quali gli atleti partecipavano, volontariamente, su indicazione sia delle società che dei propri allenatori; questo spiega perché nei test non compaiono sempre gli stessi atleti.

Foto n. 16 – La fase di preparazione delle apparecchiature di rilevazione per il test dei metri 30 (Foto Riccetti)

La quantità dei dati raccolta ed il buon livello tecnico degli atleti ha reso più che esauriente la ricerca. Alla data del 2 febbraio 2004 sono stati monitorati 79 atleti delle categorie Ragazzi, Allievi, Junior, Senior, sia maschile che femminile. Anche gli atleti delle categorie giovanissimi e esordienti hanno partecipato all’attività del consorzio effettuando dei test, ma non sono stati oggetto di questo lavoro. Il totale degli atleti monitorati è stato di 123 unità.
Le date, le sedi e gli impianti degli incontri collegiali sono stati i seguenti:

  1. Roma, 27 ottobre 2002, pista sopraelevata delle Tre Fontane, sviluppo alla corda metri 175
  2. Roma, 1 dicembre 2002, come sopra
  3. Roma, 28 dicembre 2002, come sopra, ma con tempo piovoso
  4. Scanno (AQ), 26 gennaio 2003, palazzetto dello sport, pista piana in parquet, sviluppo metri 80
  5. Roma, 8 marzo 2003, pista sopraelevata delle Tre Fontane
  6. Rieti, 6 giugno 2003, pista sopraelevata, sviluppo alla corda metri 220
  7. Pontecagnano (SA), 28 settembre 2003, tempo piovoso, pista sopraelevata, sviluppo alla corda metri 160, solo lavoro tecnico ed atletico
  8. Roma, 28 novembre 2003, pista delle Tre Fontane
  9. Avezzano, 28 dicembre 2003, palazzetto dello sport, pista piana in parquet, sviluppo metri 80
  10. Avezzano, 1 febbraio 2004, palazzetto dello sport

Tutti i rilevamenti dei tempi sono stati effettuati utilizzando cellule fotoelettriche collocate sulla linea di partenza ed arrivo ad una altezza da terra di cm. 30. Per il balzo in lungo, la misurazione in centimetri è stata effettuata dalla linea di stacco alla parte più posteriore della scarpa.
Nelle seduta collegiale venivano effettuati, secondo le esigenze valutative, dalle 3 alle 5 prove sui metri 30, 2 prove di metri 10 e metri 30 lanciati, 2 prove di giri lanciati, il balzo in lungo è stato effettuato solo nelle sedute di ottobre, dicembre, gennaio, settembre, in periodi di non massima competizione agonistica, con 3 prove; sono state effettuate anche prove di balzo triplo e quintuplo, ma hanno evidenziato dati di modesto riscontro significativo.
Il test di Bosco è stato effettuato la prima volta il 28 dicembre 2003 e riproposto il 1 febbraio 2004. Dai risultati ottenuti nelle prove è stato estrapolato il miglior risultato. In ogni seduta gli atleti venivano sottoposti a visita e colloquio medico e venivano prescritte, qualora necessario, le idonee analisi di laboratorio. Per ogni atleta esiste una cartella dati con un foglio di lavoro contenete i risultati migliori.
La successiva analisi ed elaborazione dei dati ha fornito:

  • la statistica descrittiva
  • la comparazione nel tempo
  • l’eventuale confronto con gli standard della prestazione
  • il confronto con i risultati agonistici, ottenuti nella stagione 2003

Bisogna far notare, che il livello di qualificazione degli atleti che hanno partecipato agli stage è abbastanza elevato. In via generale si deve tenere presente, per gli atleti, quanto segue:

  • nella stagione agonistica 2002 solo un atleta, della categoria ragazzi è risultato vincitore di titoli nazionali
  • alcuni atleti hanno cambiato categoria di appartenenza
  • nella stagione agonistica 2003 sono stati vinti 14 titoli italiani di categoria
  • nelle classifiche nazionali, la maggior parte degli atleti risultano essere tra i primi 10
  • un atleta ha partecipato ai Campionati Europei e Mondiali, ottenendo come miglior risultato un 4° posto mondiale

ANALISI DEI DATI

1- Analisi del peso e della statura

Le variazioni antropometriche degli atleti risultano essere nella norma, in particolare sono state riscontrate, fino al 29/9/2003, le seguenti variazioni:

A – Categoria Ragazzi (n. 9)

  • 1 soggetto maschio ha avuto una crescita di statura di 9 cm
  • 1 soggetto maschio ha avuto una crescita di statura di 8 cm
  • 1 soggetto maschio ha avuto una crescita di statura di 5 cm
  • 2 soggetti (1 maschio e 1 femmina) hanno avuto una crescita di statura di 4 cm
  • 2 soggetti (1 maschio e 1 femmina) hanno avuto una crescita di statura di 3 cm
  • 2 soggetti femmine hanno avuto una crescita di statura di 2 cm

Gli atleti del 1990 hanno avuto una crescita media di cm 5.25.
Gli atleti del 1991 hanno avuto una crescita media di cm 4.2.
Dal 27-10-02 al 08-03-03 si è avuto un accrescimento medio di cm 1.25 per gli atleti del 1990 e di cm 0.8 per gli atleti del 1991.
Dal 08-03-03 al 28-09-03 si è avuto un accrescimento medio di cm 4.0 per gli atleti del 1990 e di cm 3.4 per gli atleti del 1991.

B – Categoria Allievi (n. 12)

  • 3 soggetti (2 femmine e 1 maschio) non hanno avuto crescita di statura (33%)
  • 2 soggetti maschi hanno avuto crescita di 4 cm
  • 3 soggetti maschi hanno avuto crescita di 3 cm
  • 1 soggetto maschio ha avuto crescita di 2 cm
  • 3 soggetti (2 maschi ed una femmina) hanno avuto crescita di 1 cm

Gli atleti del 1998 hanno avuto una crescita media di cm 1.66 e quelli del 1999 di cm 2.00.
Dal 27-10-02 al 08-03-03 si è avuto un accrescimento medio di cm 0.33 per gli allievi del 1998 e 1999.
Dal 08-03-03 al 28-09-03 si è avuto un accrescimento medio di cm 1.33 per gli allievi del 1998 e di cm 1.77 per gli allievi del 1999.
Per gli atleti appartenenti alle altre categorie, Juniores e Seniores, non si sono riscontrate variazioni degne di nota, gli unici dati che sono da segnalare sono l’instabilità ponderale (questo probabilmente è dovuto alla scarsa importanza e precisione che atleti e allenatori danno al controllo del peso).

2 – Analisi dei test atletici

A) metri 30 da fermo, partenza in piedi

Riepilogo generale del test dei metri 30 per la categoria Ragazzi maschile e femminile

Tavola n. 1

tabellamt30

[Valori di riferimento per i ragazzi velocisti di 12/13 anni: 4.40-4.50 (Vittori 1995)]

Foto n. 17 – La concentrazione e l’impegno nelle prove (Foto Riccetti)

Ho preferito non suddividere i due sessi per mettere in risalto le seguenti risoluzioni:

  • In questa categoria pochi atleti rientrano nel range indicato per gli atleti velocisti
  • La migliore prestazione è stata ottenuta da una atleta di sesso femminile con 4.41, atleta del 1990, di livello regionale
  • La migliore atleta della categoria femminile vincitrice di tre titoli nazionali su cinque disputati, atleta del 1991, dedita al mezzofondo, ha stabilito 4.78
  • Le migliori prestazioni maschili sono superiori a quelle femminili
  • La migliore prestazione dell’atleta di sesso maschile vincitore di un campionato nazionale di mezzofondo è 4.78

Tavola n. 2

tabellamt30-2

(Parametri di riferimento per le ragazze: sufficiente 5.40; discreto 5.00-5.30; buono 4.70-4.90 ottimo <4.70. Utilizzati per una valutazione di tipo scolastico)

L’osservazione dei seguenti dati ci permette di determinare il livello delle atlete osservate. Tra di esse ci sono atlete di assoluto rilievo in campo nazionale, che fanno registrare, in questo tipo di test, un range di livello ottimo.

Grafico n. 1

Lo studio dell’andamento temporale, come illustrato nel grafico n. 1, ci permette di identificare due importanti caratteristiche:
1- che i tempi tendono a peggiorare durante il periodo invernale (questo potrebbe dipendere principalmente da due fattori, uno soggetto allo sviluppo ontogenetico degli atleti, l’altro di tipo tecnico) 2- che il miglioramento dei tempi avviene in coincidenza con i campionati nazionali, 28 giugno 2003 (nel periodo in cui l’atleta dovrebbe essere al massimo della condizione tecnico-fisica).

Tavola n. 3

tabellamt30-3

[Valori di riferimento per gli allievi di 14/15 anni: 4.30-4.40 (Vittori 1995)]

Anche in questo caso una prima analisi comparata è stata fatta senza suddividere gli atleti per sesso, ed è emerso:

  • A partire da questa categoria si cominciano ad identificare le caratteristiche fenotipiche degli atleti
  • La migliore prestazione è stata ottenuta da un atleta maschio, dedito alla velocità, con 4.02, tempo di assoluto rilievo tecnico, ottenuto nel mese di dicembre, purtroppo l’atleta poi si è infortunato, comunque è stato in grado di ottenere un podio ai campionati nazionali
  • La migliore prestazione delle allieve femmine è stata di 4.22 ottenuta da una atleta di modesto livello tecnico-pattinifero
  • L’allieva femminile con il miglior risultato cronometrico 4.67 ha ottenuto un podio ai campionati nazionali
  • Un atleta dedito al fondo, piazzatosi tra i primi 5 al campionato nazionale, ha stabilito 4.29.

Grafico n. 2

L’analisi dell’andamento temporale delle medie dei tempi sui metri 30, degli allievi maschi (grafico n. 2), mette in risalto che in prossimità dei campionati nazionali, e per tutto il periodo di massima competizione, luglio–settembre, si ottengono le migliori prestazioni medie.
Un analogo andamento lo possiamo riscontrare, analizzando il grafico della media generale (grafico n. 3) tra atleti maschi e femmine, sempre della categoria allievi.

Grafico n. 3

Passando alla categoria juniores femminile, per il numero esiguo delle atlete, pongo solo all’attenzione del lettore le medie dei tempi rilevati ed il confronto con gli indicatori per le atlete velociste e con i parametri scolastici.

I fattori da mettere in risalto, come per le categorie precedenti, sono:

  • L’andamento delle medie, che, sempre in coincidenza con i campionati nazionali, tendono a migliorare
  • La migliore prestazione per la categoria junior femminile è stata ottenuta da una ragazza con 4.19, stabilito a conclusione della stagione agonistica 2002, nella quale l’atleta non ha ottenuto più di un 3° posto, mentre in quel periodo è riuscita a vincere importanti trofei nazionali. Nel 2003, la stessa atleta, non ha più ripetuto quella prestazione, ottenendo comunque vittorie ai campionati nazionali, ma non riuscendo ad ottenere la qualificazione per i campionati europei e mondiali.

Tavola n. 4

catjunior

[Valori di riferimento per le atlete di 16-17 anni: 4.10-4.20 (Vittori) – Parametri di valutazione: sufficiente 5.10; discreto 4.90-5,00; buono 4.60-4.80; ottimo <4,50]

Tavola n. 5

junsen

[Valori di riferimento per gli atleti di 16-17 anni 3.70-3.80 (Vittori) – Parametri di riferimento: sufficiente 4.50; discreto 4.30-4.40; buono 4.10–4.20; ottimo <4,10]

Grafico n. 4

Le considerazioni per questa categoria:

  • L’andamento del grafico mette in risalto un lieve miglioramento nel periodo di massima competizione agonistica, che comunque si mantiene sui livelli dell’anno precedente. Questo, può esserci da spunto di più approfondite deduzioni, da svolgersi in altre sedi, con altri e più approfonditi parametri.
  • Per la categoria junior-senior maschile, la miglior prestazione spetta ad un atleta di livello mondiale (quarto posto in una gara sprint), dedito alla velocità, ma anche buon fondista (ha ottenuto un terzo posto al campionato nazionale di maratona) con 4.03.

B) Balzo in lungo da fermo

L’analisi statistica del test del balzo in lungo ed il confronto con i parametri di riferimento di uso scolastico, mette in risalto interessanti deduzioni logiche.

Tavola n. 6

balzoinlungo

Parametri di riferimento

livelli

 

(da Sport e Salute)

Come è possibile constatare e confrontare, per la categoria ragazzi, esistono dei livelli appena sufficienti, per le categorie superiori ci sono addirittura casi di insufficienza. Una più approfondita considerazione è necessario elaborarla, confrontando il test del balzo in lungo e la prestazione specifica sui pattini.

Tavola n. 7

12345

 

La composizione della griglia è stata effettuata considerando le migliori rilevazioni cronometriche effettuate sulla pista sopraelevata di Roma, mentre le altre due rilevazioni cronometriche si riferiscono ai test effettuati sulla pista piana indoor di Scanno, rilevamenti sul doppio giro, e sulla pista sopraelevata di Rieti.
Tra gli atleti che non hanno effettuato le prove cronometrate bisogna citare K.I., atleta di buon livello europeo (5° classificato in una gara sprint).
Questa comparazione mette in risalto che sia per gli atleti maschi che per le femmine, stabilire una discreta prestazione sul balzo in lungo si correla con ottime prestazioni sul giro lanciato e, di conseguenza con i risultati agonistici.
Come è possibile constatare ai risultati cronometrici significativi, si correlano rilevamenti rientranti in un range discreto/buono.

C) Età biologica e categoria agonistica

La possibilità di identificare l’età biologica degli atleti, dovendo valutare due parametri quali la forza e la velocità, strettamente connessi con la maturazione sessuale, ci può far ragionare sull’utilità di non trascurare quegli atleti che non esprimono valori sufficienti nei test atletici, ma che mettono in risalto una buona padronanza del mezzo (il pattino).
Senza il ricorso a sofisticate indagini di laboratorio (radiografiche, ormonali, intellettive …), alle quali si potrebbe comunque far ricorso per quei casi che risultino maggiormente “anomali”, può risultare utile il confronto dei dati tra la tabella precedente e la seguente. Da questo confronto emerge che gli atleti che ottengono le migliori prestazioni hanno un stato di maturazione biologica superiore ai loro coetanei (P. Tschiene).

Tavola n. 8

stadiomatur

[N.B. Questa tabella indica che la forza veloce dipende dalla maturazione sessuale dei bambini (Volkov, 1973)]

D) Test di Bosco

Non è consuetudine utilizzare questa tipologia di test nell’ambiente del pattinaggio corsa, gli unici atleti che lo effettuano sono gli atleti velocisti del Club Italia, sia Junior che Senior. Pertanto le prime valutazioni di un gruppo di atleti sono state effettuate nell’ambito dei raduni tecnici del Consorzio Pattinaggio Corsa. Perciò un confronto oggettivo con atleti della stessa disciplina non è possibile. L’atipicità del gesto tecnico-atletico del pattinaggio a rotelle corsa, come illustrato nei precedenti capitoli, non rende neanche possibile una comparazioni con i test effettuati in altre tipologie di sport individuali. In definitiva, così come per gli altri test effettuati, si possono comparare i livelli di qualificazione degli atleti testati, valutandoli in base agli effettivi risultati agonistici ed a una media ideale generale.
Per un confronto tra atleti praticanti la stessa disciplina, ho inserito il test effettuato agli atleti della categoria junior e senior, maschile e femminile, del Club Italia, effettuati dal Prof. Patrizio Sarto, presso il Centro di Medicina dello Sport di Noale (Ve).
I rilevamenti effettuati hanno riguardato:

1 – primo test del 28 dicembre 2003

SJ
CMJ
Test 0-15″

2 – secondo test del 2 febbraio 2004

SJ
CMJ
CMJbr (con slancio delle braccia)
CMJbr (test ad occhi bendati)
CMJdx (solo arto destro)
CMJsx (solo arto sinistro)

Risultati del primo test

Il test è stato effettuato dopo aver illustrata agli atleti la modalità esecutiva, dopo opportuno riscaldamento e dopo alcuni salti di prova. È stata scelta la prova dei 15″ principalmente per due motivi: 1) le qualità indagate con questa prova risultano attinenti alla tematica intrapresa; 2) la totalità degli atleti non è abituata ed allenata ad una simile gesto atletico. Sintomatico è il fatto che gli atleti riferivano a distanza di alcune ore dall’effettuazione del test, indolenzimento alla muscolatura estensoria dell’arto inferiore.
Ogni singola prova del test è stata ripetuta per tre volte non consecutive ed è stata utilizzata per la valutazione, la migliore delle tre.

Foto n. 18 – L’atleta Duggento nella fasi di caricamento della partenza della prova di cronometro

Foto n. 19 – L’atleta Duggento nella fase di pre-stiramento alcuni istanti prima della partenza della prova di cronometro (Foto P. Marcelloni)

In generale si evidenzia un leggero miglioramento nel CMJ, più marcato negli atleti di alta qualificazione.
Consistente è lo scarto nel test dei 15″ nella maggior parte degli atleti.

In questo grafico emergono delle enormi contraddizioni. Non esiste un netto miglioramento nel CMJ.
Emerge una metta differenza con il test dei 15″.

Le atlete evidenziano una tendenza più regolare, anche se scarso risulta il miglioramento nel CMJ.
Anche la differenza con il test dei 15″ risulta meno marcata che nei maschi.

In questo grafico si possono notare i miglioramenti che si ottengono con il pre-stiramento e con l’uso degli arti superiori, a riscontro di una più elevata maturazione psico-fisica delle atlete. Da rilevare che non esiste una netta differenza con lo SJ delle atlete facenti parte del Consorzio, peraltro più giovani.
Commentando i risultati degli atleti di sesso maschile, troviamo dati significativi nello SJ, modesti od insignificanti miglioramenti nel CMJ (tranne in alcuni casi, come l’atleta Campione Mondiale della velocità in cui si evidenzia un netto differenziale tra SJ e CMJ).

L’analisi maggiormente dettagliata del test n. 1 mette in luce che nel pattinaggio a rotelle corsa, la forza esplosiva risulta essere una delle qualità indispensabili per gli atleti dediti alla velocità, ma anche per quelli del fondo; tale dato emerge mettendo in relazione il test con i risultati agonistici.
Non si nota, poi, un consistente miglioramento tra atleti di diverse fasce di età e di vertice, soprattutto dai 14/15 anni in poi (ad esempio, un atleta allievo, fondista del 1989, ha un SJ migliore degli atleti velocisti del Club Italia…).
Stesse valutazioni si possono fare per le atlete, al punto che ragazze del 1990/91 hanno gli stessi valori nello SJ delle atlete del Club Italia. Le differenze emergono nel CMJ, dove più influenti risultano le capacità coordinative e l’attività ormonale.

Tavola n. 9

Test di Bosco n. 1 (atleti del Consorzio)

femminile

maschile1maschile2

 

(Nelle tavole sono indicati i dati del test, ordinati in ordine crescente per mettere in risalto la migliore prestazione nello SJ. Come si potrà notare la migliore prestazione spetta a quegli atleti che hanno sempre dimostrato nelle altre tipologie dei test i migliori risultati. Queste migliori prestazioni coincidono con la prestazione che gli stessi atleti ottengono nel pattinaggio corsa).
Test di Bosco degli atleti della nazionale italiana velocisti maschi e femmine effettuati nel dicembre del 2002 presso il Centro di Medicina dello Sport dell’Ospedale di Noale (Ve).

Tavola n. 10

Femminile

atletafemmine

Maschile

maschileatleta

 

Effettuando un’analisi comparata fra tutte e tre le tipologie dei test, suddividendole per fasce di età (atleti del 1992, del 1989-91, juniores e seniores), con le medie generali si possono azzardare alcune conclusioni. Gli aspetti più significative riguardano le differenze tra maschi e femmine del 1992: le atlete risultano nettamente migliori dei colleghi maschi. Lo stesso differenziale tra SJ e CMJ risulta più marcato per le atlete di sesso femminile. Tale tendenza comincia ad invertirsi dagli atleti del 1990. Da notare che alcune atlete del 1991-90 hanno valori di SJ pari a quello delle atlete del Club Italia.

Tavola n. 11

Analisi statistica atleti M/F

mediamediana

 

I dati degli atleti, in generale, risultano essere soddisfacenti, se messi a confronto con i dati tratti dal libro di Bosco; il test dei 15″ ha evidenziato una scarsa resistenza, sicuramente da porre in relazione con il mancato allenamento specifico di muscolazione.
Gli atleti e le atlete che nella tavola n. 9 hanno i migliori risultati, sono gli stessi che risultano sempre ai vertici di tutti i test effettuati e, guarda caso, sono anche i rispettivi campioni nazionali di categoria, e/o in zona medaglia. L’unico caso anomalo e rappresentato dell’atleta V.A. che, probabilmente, non riesce ad eccellere nel pattinaggio veloce per problemi tecnici o psicologici e che sicuramente, una volta eliminatili, potrà raggiungere risultati di prestigio.

Tavola n. 12

Analisi statistica per gli atleti maschi 1989-1991

mediamediana1

Analisi statistica per le atlete femmine 1989-1991

mediamediana2

Analisi statistica per gli atleti maschi
Categoria Junior-Senior

mediamediana3

 

L’analisi dei test, confrontato con i dati delle pari età femmine, alla luce di quanto detto in precedenza, evidenzia la maturazione sessuale degli atleti maschi ed il conseguente miglioramento. Purtroppo il mancato aggiustamento dello schema corporeo al mutato livello di forza e, ancor più, ai nuovi rapporti con i segmenti osteo-muscolari, evidenzia problemi coordinativi.
L’atleta Duggento è campione e primatista mondiale della metri 200 con il tempo 16″739 e della metri 300 di corsa su strada e su pista con i rispettivi tempi di 23″68 e 24″72; l’atleta Traini è la campionessa mondiale Juniores della metri 200 di corsa su strada 2004.
In generale i risultati dei test risultano essere discreti; modesto è il miglioramento che si ottiene nel CMJ, e sensibile è il calo nel test dei 0″-15″. Questo è senz’altro indice di uno scarso, o modesto allenamento atletico.
La differenza tra gli atleti di sesso maschile e femminile risulta essere più marcata, rispetto alle altre tipologie di test effettuati. Questo, oltre che indice di una differente evoluzione ormonale dell’atleta, ci permette di identificare un differente comportamento muscolare. In una attività dove sicuramente è richiesta una maggiore coordinazione intra ed inter-muscolare, come nei movimenti veloci, le atlete riescono meglio dei pari età di sesso maschile. Mentre nelle prestazioni dove bisogna vincere delle resistenze, come nello SJ, con conseguente maggior reclutamento momentaneo di fibre muscolari, accade il contrario e le differenze risultano essere più nette.

Tavola n. 13

Test di Bosco n. 1 – Riepilogo generale

SJ

CMJ

0 15

Risultati del 2° test

Queste rilevazioni si riferiscono al test effettuato il 1/2/2004 ed hanno riguardato: SJ, CMJ, CMJbr, CMJbr bendato, CMJdx, CMJsx.
La motivazione di questo tipo di test è nel fattore coordinativo e in relazione al test barodopometrico. Primo indice valutativo è verificare se esistono miglioramenti a distanza di un mese dal precedente test, verificare se sussistono problemi di coordinazione neuro-motoria ed indagare eventuali deficit funzionali.

 

Foto n. 20 – Atleta della categoria ragazzi femmine mentre effettua il CMJdx, azione riconducibile allo scatto tipico del pattinatore nella fase di accelerazione, come facilmente confrontabile con la foto successiva (Foto S. Bergamini)

Foto n. 21 – L’azione del campione mondiale H.Vogel, specialista di gare di fondo, mentre si cimenta nella prova della cronometro al campionato mondiale 2002. Si può notare una similitudine del gesto tra questa foto, e la precedente. Questo può avvalorare l’ipotesi della valenza del test di Bosco anche per gli atleti non specialisti di gare di velocità.

Tavola n. 14

Test di Bosco n. 2 – maschi

balzimaschi

Tavola n. 15

Test di Bosco n. 2 – femmine

balzifemmine

Foto n. 22 – Test CMJbr (occhi bendati) (Foto S. Bergamini)

L’analisi dei dati ha messo in evidenza dei miglioramenti nello SJ e nel CMJ. Fattore indicativo è nell’importanza di inserire queste esercitazioni in una – due sedute di allenamento settimanali. Il test che prevedeva l’uso di spinta degli arti superiori, ha evidenziato modesti miglioramenti. Come spiegazione si può fornire un indice di modesto livello di coordinazione motoria, in contrasto, però, con i miglioramenti ottenuto nel CMJbr bendato. Più probabile il fattore di mantenere, come nella pattinata, scarsa attenzione all’azione di spinta degli arti superiori.

In questo confronto non si evidenziano i netti miglioramenti che sarebbero auspicabili nel CMJ. Questo si evidenzia confrontando CMJ, CMJbr, CMJbr bendato. Una maggiore capacità attentiva dell’atleta richiesta nel test bendato, con conseguente maggior reclutamento neuro-muscolare, ha fornito i giusti miglioramenti che si sarebbero dovuti ottenere nella progressione dei test.

Nel test che cercava di identificare le differenze di spinta tra arto dx e sx, si sono evidenziate in alcuni casi considerevoli differenze, confermate dal test barodopometrico. La percentuale dei carichi di spinta sembra simile, con leggera prevalenza dell’arto destro. Questo sicuramente deve far riflettere in sede di aggiustamenti tecnici specifici (errore tecnico di non caricare bene il peso sull’arto sinistro nelle curve).

Il test ha messo in evidenza l’arto che ha funzioni di spinta e l’arto che ha funzione di appoggio. In alcuni casi non emergono differenze, mentre in altri la differenza di spinta risultano notevoli.

Nel test bendato con l’uso delle braccia delle ragazze, si ottengono miglioramenti incidendo sul fattore attentivo e di concentrazione.

In questo grafico si evidenziano differenze di spinta tra i due arti inferiori, che risultano più equilibrate rispetto ai maschi.

E) Test della velocità lanciata, metri 30 a piedi

Il test è stato effettuato per un confronto tra il livello tecnico–agonistico dell’atleta e la rispettiva prestazione del test.

Tavola n. 16

Maschile

metri10 30

Femminile

corsa10 30

Tavola n. 17

Come già espresso, per dare significato al test, bisogna considerare il livello agonistico degli atleti esaminati. Conoscendo gli atleti e valutando i loro pregi ed i loro difetti, si possono azzardare le seguenti conclusioni.
L’azioni di corsa della maggior parte degli atleti, ripresi con una videocamera ed osservati attentamente in video, non è rispondente ai canoni estetici ed atletici richiesti, rappresentando una azione “seduta”, con anticipo del tallone o appoggio contemporaneo di tutto il piede, scarsa o modesta spinta di avampiede, con le ginocchia che rimangono basse. Questa azione di corsa, tende a riprodurre l’azione tipica del pattinaggio. Nonostante ciò si riescono ad evidenziare dei buoni risultati cronometrici.
Non sempre chi ha dimostrato di possedere una azione di spinta migliore, ha poi il miglior tempo sulla corsa lanciata. Questo, tra l’altro, mette in risalto le difficoltà che gli atleti hanno nel coordinarsi bene in movimenti veloci degli arti inferiori. Esempio è l’atleta L.S. che dimostra una ottimo spunto in accelerazione, così come sui pattini, ma paga nell’azione veloce (cosa che si conferma nel gesto specifico). In questo caso sarebbe opportuno iniziare un allenamento specifico per apportare le adeguate correzioni, allo scopo di migliorare l’azione nei movimenti veloci, ed effettuando anche altre indagini (barodopometria), per capire dove si debba intervenire maggiormente: sugli aspetti coordinativi e/o muscolari.
Scorrendo la tabella e ponendo attenzione ai dati messi in evidenza, si possono riconoscere sempre gli stessi soggetti che risultano tra i migliori pattinatori delle rispettive categorie. Addirittura tra le ragazze oggetto dei test, tra le migliori prestazioni c’è quella stabilita da una atleta del 1991. Mentre tra gli atleti maschi, un atleta del 1989, attualmente l’atleta con la migliore condizione “pattinifera”, ha uno tra i migliori risultati.

Maschile

media1

Femminile

media2

F) Esame baropodometrico elettronico (BPE)

L’esame è stato effettuato utilizzando la pedana baropodometrica elettronica ed elaborato con il Physycal Gait Software 2.66.
Sono stati effettuati 52 test. L’analisi dei dati sarà oggetto di ulteriori e più approfondite valutazioni.
Con la prima analisi dei test effettuati sono emersi squilibri di carico tra arto destro e sinistro, con prevalenza di carico sull’arto destro e “ipercarico avampodalico” sul 2° e 3° metatarso; il baricentro del piede destro risulta “anteriorizzato” ed in conseguenza il bacino appare anteroverso, con accentuazione della lordosi lombare.
È emerso nella maggior parte degli atleti esaminati un valgismo del retropiede, di grado più o meno elevato; questo risulta essere un fattore predisponente la patologia tipica del pattinatore: lo “sperone di Haglund”.
Una indicazione di allenamento per le adeguate misure preventive è quella di usare tavolette propriocettive, rettangolari o circolari, oltre alle esercitazioni atletiche specifiche di compensazione e l’utilizzo di ortesi plantari (se necessarie) e/o di scarpe più idonee, soprattutto negli atleti giovani.
Una valutazione di massa degli atleti sicuramente porterebbe all’individuazione del normotipo podalico del pattinatore veloce. Sicuramente, come si sta cercando di migliorare i materiali di gara (telai, ruote e cuscinetti), alla luce di quanto è emerso, molto si potrebbe fare sulle calzature del pattinatore che, incidendo sul rapporto atleta-mezzo-terreno, influenzano in grande percentuale la tecnica e la prestazione.

Esame barodopometrico

COME INTERVENIRE?

Indicazioni metodologiche di allenamento ed adeguate misure preventive:

  1. esercitazioni atletiche specifiche di compensazione
  2. uso delle tavolette propriocettive rettangolari o circolari
  3. utilizzo di ortesi plantari (se necessarie) e/o di scarpe più idonee, soprattutto
    per gli atleti più giovani
  4. utilizzo dello Skier’s Edge – Dynamic Edge
  5. valutazioni di possibili cause ascendenti di alterazione della postura (ad esempio:
    malocclusione) ed impianto di bite o apparecchi ortodontici (utilizzando
    per la diagnosi il Test di Messerman o tracciati cefalometrici, effettuati dallo specialista)

È opportuno precisare che esiste un approccio diverso ai problemi posturale dell’atleta evoluto e di vertice e l’atleta giovane, in periodo evolutivo, o alla ricerca della migliore prestazione.
Nel primo caso si potrebbe anche non intervenire per non rischiare di “intaccare” i delicati meccanismi neuro–muscolari già stabilizzati; negli altri soggetti un’opera correttiva risulterebbe opportuna, sia per riequilibrare la postura, sia per tentare di ottenere delle prestazioni e dei risultati migliori.

Skier’s Edge – Dinamic Edge

CONSIDERAZIONI FINALI

L’attività del Consorzio Pattinaggio Corsa, coordinata e condotta dallo staff indicato, ha prodotto un vivo interesse nell’ambito del Settore Tecnico della FIHP, ma soprattutto fra le società partecipanti. Abbiamo ricevuto anche aspre critiche da parte di alcuni settori del pattinaggio, ma l’ardita volontà che ci ha unito, in un “consorzio tecnico”, nato per il bene dei nostri atleti e del pattinaggio, ci ha permesso di guardare avanti. Appunto, “per proiettare nel futuro il valore dell’attuale”.
Altro beneficio prodotto dal lavoro comune è stato quello di stimolare i tecnici a capire il perché si insisteva in certe tipologie di test, e di conseguenza ad influenzare l’attività di allenamento.
Inoltre, l’osservare i nostri atleti che, in un clima piuttosto “simpatico”, partecipavano con vivo e cosciente interesse al lavoro, senza lesinare impegno e capendo il significato dei test e dell’allenamento consequenziale, ci ha dato ulteriori stimoli per la prosecuzione dell’attività.
Forse siamo stati fortunati, ma i nostri atleti, hanno saputo ricompensarci delle intuizioni e del lavoro profuso, conquistando innumerevoli successi in campo nazionale ed internazionale.
In merito alla formulazione della mia ipotesi, credo che l’interpretazione dei risultati non lasci adito ad ombra di dubbio:
“Per eccellere nel pattinaggio a rotelle corsa non basta essere solo dei buoni pattinatori, ma bisogna anche essere “atleti” in possesso delle capacità fisiche necessarie alla prestazione stessa; capacità che devono rientrare, comunque, in un quadro di normalità o meglio di eccellenza”.

Le conclusioni tecniche: tutte le tipologie dei test hanno messo in risalto l’aspetto muscolare, relazionato alla velocità di locomozione ed alla pattinata.

  1. il risultato agonistico ed atletico (nei test), nelle categorie giovanili è sicuramente da porre in relazione all’età biologica degli atleti; questo in sede di programmazione dell’allenamento e delle gare deve essere considerato, oltre che per evitare eventuali patologie muscolari, anche per evitare fenomeni di abbandono precoce
  2. si è dimostrato che il successo sui pattini non è casuale, ma nasce da solide basi psico-fisio-muscolari
  3. le basi muscolari sulle quali si struttura il successo di un pattinatore, sono sicuramente tra le più influenzabili dall’allenamento generale e specifico
  4. il successo di un pattinatore non è da mettere in relazione con la forza assoluta, ma con la velocità di contrazione e coordinazione muscolare
  5. l’elemento trainante per il successo è il livello di maestria sportiva specifica
  6. la sola attività di pattinaggio, seppur permette di sviluppare indubbie qualità atletiche, non ne esaurisce le possibilità allenanti
  7. la modesta stabilità della prestazione, in senso longitudinale, è da imputare a minori carichi di allenamento nel periodo di non massima competizione, ma soprattutto ad una inefficiente preparazione atletica specifica
  8. indagini più approfondite (baropodometria, stabilometria, test di Messermann …) possono mettere in risalto patologie, paramorfismi e dismorfismi, che condizionano, comunque, la prestazione sportiva
  9. la differenza di spinta che è emersa tra l’arto destro e l’arto sinistro deve essere interpretata alla luce dei risultati dell’esame barodopometrico, per elaborarne gli opportuni aggiustamenti allenanti
  10. la differenza che emerge tra il CMJbr ed il CMJbr bendato, mette in risalto un importante fenomeno attentivo e di reclutamento muscolare, sfruttabile in sede di allenamento
  11. miglioramenti dei risultati si potrebbero ottenere con l’utilizzo di ortesi plantari, soprattutto in quei casi in cui la sola terapia fisica non risulta sufficiente
  12. ulteriori miglioramenti tecnici ed agonistici si potrebbero ottenere migliorando le calzature del pattinatore ed apportando adeguate ed opportune correzioni alle stesse
  13. infine, il pattinaggio, considerato nella sua atipicità del gesto tecnico-sportivo, si può annoverare in quelle discipline sportive tecnico-atletiche dove, almeno nei settori giovanili, l’influenza delle capacità condizionanti la prestazione risulta essere la base per il successo sportivo
  14. nelle categorie superiori, l’influenza dell’aspetto tecnico-tattico sembra prevalere sull’aspetto atletico, dove, una volta consolidate le esperienze atletiche, entrano in funzione i meccanismi specifici della disciplina
  15. da non trascurare, in tutte le categorie, l’aspetto dell’allenamento “a secco”, fondamentale per elevare il rendimento atletico e per la stabilizzazione o l’innalzamento del livello prestativo
  16. in ultimo, dallo studio effettuato, la capacità o la qualità che è preferibile allenare sia nel lavoro della Preparazione Generale e Specifica Atletica, che nella Preparazione Specifica “Pattinifera” risulta essere la forza veloce, nelle sue diverse espressioni.

In virtù di quanto sopra si può sicuramente affermare che tra gli obiettivi principali che un allenatore di pattinaggio si deve porre ci deve essere lo sviluppo ed il miglioramento delle capacità condizionanti la prestazione e, tra queste, soprattutto la forza veloce-esplosivo-elastica. Al pari si devono sviluppare le abilità tecniche, determinando in questo modo una simbiosi lavorativa che sicuramente porterà all’incremento della prestazione.

BIBLIOGRAFIA

  1. A. Dal Monte, M. Faina: Valutazione dell’atleta. Utet 1999.
  2. A. Lanzani: Biomeccanica e patologie del rachide del pattinatore. Rivista FMSI vol.37/12 n.6. Edizioni Minerva.
  3. A.Madella, C.Giorni, P.Marcelloni, P.Sarto: Atti del 7° Corso Internazionale per allenatori FIHP. Riccione 2003.
  4. A.Rampa, C. Salvetti: Sport e salute. Juvenilia 2000.
  5. AA.VV. : Guida Tecnica Centri CONI di avviamento allo sport.
  6. AA.VV.: Dispense Tecniche per Corsi di 1°, 2°, 3° livello FIHP.
  7. AA.VV.: AtleticaStudi. Attività giovanile: Manuale per l’allenatore. Fidal Centro Studi e Ricerche 1983.
  8. AA.VV.: Pattinaggio a rotelle. Manuale del pattinaggio corsa veloce. Coni-Fihp 1980.
  9. AA.VV.: L’educazione motoria di base. IEI CONI 1987.
  10. AA.VV.: Atti del convegno “Assital” 1991.
  11. Barry Publow: Speed on Skates. A complete tecnique, training, and racing guide for in-line and ice skaters. Human Kinetics 1999.
  12. B.Tabachnick, R.Brunner: Training. Cooperativa Dante Editrice 1992.
  13. B. Mantovani: Azione Gesto Sport. Zanichelli 1999.
  14. BCM: Fare Sport. Percorso multimediale. www.bcm-edizioni.it 2001.
  15. Bosco, Viru: Biologia dell’allenamento. Società Stampa Sportiva 1996.
  16. C. Bosco: La valutazione della forza con il test di Bosco. Società Stampa Sportiva 2002.
  17. C. Bosco: La forza muscolare Aspetti fisiologici ed applicazioni praticheSocietà Stampa Sportiva 1997.
  18. C. Giorgi, C. Dall’Agnola, G. Ravasi: Atti del 2° Corso Internazionale per allenatori. FIHP Riccione 1997.
  19. C. Vittori: L’allenamento del giovane corridore dai 12 ai 19 anni. Supplemento al n. 1-2/97 gennaio-aprile AtleticaStudi.
  20. C. Vittori e coll.: Le Gare di Velocità.
  21. C. Vittori: Il controllo dell’allenamento dello sprinter. AtleticaStudi 2-1995.
  22. C. Rigetti, M. Lambertini, P. Pagni, M. Zanasi: Attivamente, manuale di educazione fisica. Clio edizioni 2000.
  23. CONI Divisione Centri Giovanili – FIHP: Guida Tecnica 1999.
  24. E. R. Kandel, J. H. Schwartz, T. M. Jessel: Principi di neuroscienze. 2° Edizione Casa Editrice Ambrosiana 2001.
  25. G. Carbonaro, A. Dal Monte, M. Faina, R. Manno, F. Merni, I. Nicoletti, I. Nicolini: L’allenamento giovanile. S.d.S. CONI 1999.
  26. G. Froeher: Principi dell’allenamento giovanile. Le capacità di carico dell’età infantile e giovanile. Calzetti-Mariucci 2003.
  27. G. Ravasi, P. Sarto, A. Madella, G. Cantarella: Atti del 5° Corso Internazionale per allenatori FIHP. Riccione 2000.
  28. J. Weineck: L’allenamento ottimale. Calzetti e Mariucci 2001.
  29. J. H. Wilmore, D. Costill: Fondamenti di fisiologia dell’esercizio fisico e dello sport. Calzetti e Mariucci 2001.
  30. L. A. Munoz, D. Yvanovic, T. S. Bonilla, V. H. Vargas, C. Fuentes: Patinaje de carreras, Modelo Curricular. Ediciones Universidad Surcolombiana 2000.
  31. M. Andolfi, F. Giovannini, E. Laterza: Per stare bene. Zanichelli 2003.
  32. M. Lollobrigida: Indagine sulla morfologia del pattinatore. Premio CONI a.a. 1984/84.
  33. P. Belloti, E. Matteucci: Allenamento Sportivo. Utet 1999.
  34. P. Marcelloni, C. Dall’Agnola, C. Giorni, P. Sarto: Atti del 3° Corso Internazionale per allenatori FIHP. Riccione 1998.
  35. P. Marcelloni, C. Giorgi: Atti del 6° Corso Internazionale per allenatori FIHP. Riccione 2001.
  36. P. Tschiene: La strategia dell’allenamento giovanile. AtleticaStudi 3-4, 1985.
  37. R. Baumgartner, H. Stinus.: Ortesi e Protesi del piede. Verducci Editore 2003.
  38. R. Colli, V. Manzi, V. Mattioli, G. Gebbia: Analisi dell’evoluzione delle qualità fisiche di giocatori di basket dalle categorie giovanili all’alto livello.
  39. R. Manno: Teoria dell’allenamento sportivo. SdS – Fin 1983.
  40. S. Fabbri, P. Marcelloni, P. Sarto, C. Giorni: Atti del 4° Corso Internazionale per allenatori FIHP. Riccione 1999.
  41. V. Correnti: Sommari di Antropologia. ISEF 1978.
  42. W. Paish: Guida pratica alla Scienza dello Sport. Edizioni Mediterranee 2000.
  43. Yurij Verchoshanskij: Introduzione alla Teoria e Metodologia dell’allenamento sportivo. S.d.S. CONI 2001.
  44. Yurij Verchoshanskij: La moderna programmazione dell’allenamento sportivo. S.d.S. CONI 2001.
  45. Yurij Verchoshanskij: La preparazione fisica speciale. S.d.S. CONI 2001.

Ringraziamenti

Il ringraziamento principale va alle seguenti Società Sportive, ed ai loro atleti, che aderendo al progetto del Consorzio Pattinaggio Corsa, mi hanno permesso di realizzare questo studio:

  • CSEN ROMA PATTINAGGIO
  • ARCA LATINA
  • LIBERTAS PATTINAGGIO RIETI
  • LIBERTAS TACITO TERNI
  • ARECHI SALERNO
  • ROLLER PONTE, PONTECAGNANO (SA)
  • A.S. ROLLER MADDALONI (SA)
  • ROLLER AVEZZANO
  • LANDI SKATES SALERNO
  • OTTO RUOTE SALERNO
  • A.S. TRE FONTANE ROMA
  • SANNIO ROLLER BENEVENTO
  • PATTINATORI CETONA
  • ROLLER AREZZO
  • PATTINATORI SAMBENEDETTESI

Altri ringraziamenti vanno ai Comitati Regionali FIHP del Lazio, della Campania, dell’Abruzzo, nella persona dei loro Presidenti, ai Commissari Tecnici delle Nazionali Italiane di Pattinaggio Corsa, Assoluta e Giovanile, per il consenso mostrato all’iniziativa; allo staff tecnico del consorzio rappresentato dai seguenti allenatori federali:
SONDRA BERGAMINI, ALESSANDRO CIVIDANI, SEBASTIAN BENVENUTI.
Un grazie agli allenatori delle elencate società, che hanno saputo con umiltà, ma, anche con fervente collaborazione, seguire le indicazioni fornite dal sottoscritto.
Un particolare ringraziamento va al dott. ALDO RAPONI per la sua gentile e dinamica collaborazione, a GIANNI BENVENUTI, per la sua efficace capacità organizzativa, e non ultimo al mio carissimo amico MARIO ESPOSITO, per la sua competente disponibilità.
Ringrazio la F.I.H.P. per la pubblicazione di foto e materiale inerente al pattinaggio a rotelle corsa, nel suo sito internet: www.fihp.org.

**


Lascia il tuo commento

Devi essere loggato per inviare un commento Login

Hai trovato l'articolo interessante, cosa ne pensi, lasciaci un commento?

Lascia un Commento

Top

Utilizzando il sito, accetti l'utilizzo dei cookie da parte nostra. maggiori informazioni

Questo sito utilizza i cookie per fornire la migliore esperienza di navigazione possibile. Continuando a utilizzare questo sito senza modificare le impostazioni dei cookie o cliccando su "Accetta" permetti il loro utilizzo.

Chiudi