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PERCHE’ EFFETTUARE UNA VISITA BIOMECCANICA?

biomeccanicaciclismo

di Omar Gatti (Bikeitalia.it)

Negli ultimi tempi le parole biomeccanica, bike fit e posizionamento corrono spesso sulla bocca dei ciclisti, dei tecnici e dei professionisti sanitari. Quali sono i vantaggi e i motivi che dovrebbero spingere un ciclista (sia esso atleta agonista che semplice appassionato) a sottoporsi a una visita biomeccanica?

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Per prima cosa cerchiamo di definire con cognizione cosa si intende per “visita biomeccanica“: si tratta di una procedura di valutazione della forma fisica e muscolare dell’atleta e di ottimizzazione della sua posizione in sella, realizzata grazie all’utilizzo di tecniche di analisi video, sensori di potenza o sensori di movimento inerziale.
La visita biomeccanica viene effettuata da un tecnico preparato che è in grado di comprendere gli effetti e le cause di ogni regolazione e da un fisioterapista, professionista capace di valutare la condizione muscolare del ciclista.
Obiettivo della visita biomeccanica è la comprensione dell’atleta, delle sue esigenze e caratteristiche e il miglioramento della posizione, attraverso la regolazione dei cinque punti di contatto: i due piedi sui pedali, il bacino sulla sella e le due mani sul manubrio.

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I motivi che spingono un ciclista a sottoporsi a tale visita possono essere:

  • Desiderio di benessere: primo e più popolare motivo è la ricerca del benessere, cioè poter pedalare per molte ore senza accusare fastidi fisici e dolori. In questo caso il biomeccanico e il fisioterapista dovranno adottare un approccio “neutrale” al bike fit, cioè volto a esaltare le caratteristiche fisiche del ciclista, regolando la bici al fine di trovare la posizione sostenibile, cioè quella che l’atleta più sopportare senza sovraccarichi. Per esperienza personale, tra i ciclisti che si sono rivolti a me per una visita biomeccanica, l’80% lo ha fatto con l’obiettivo di migliorare benessere ed endurance.
  • Risoluzione di problematiche fisiche: l’85% dei ciclisti nel mondo ha accusato un problema o un dolore costante durante l’uso della bici. La maggior parte di questi infortuni sono dovuti a sovraccarico muscolare o articolare, per via di posizioni scorrette e vengono definiti “overuse injuries”. I tecnici del posizionamento dovranno attuare un protocollo definito “conservativo”, per limitare al massimo i sovraccarichi sulle articolazioni e definire un piano di lavoro (con esercizi posturali o di stretching), volto a ripristinare la funzionalità dell’articolazione, da effettuare rigorosamente al di fuori dell’attività in bici.
  • Attività agonistica: il ciclismo è anche (ma non solo) competizione e agonismo e uno dei motivi che spinge un ciclista a sottoporsi a una visita biomeccanica è appunto la massimizzazione della spinta e della potenza espressa sui pedali (il cosiddetto “power output”). Per raggiungere questo scopo il biomeccanico dovrà effettuare delle regolazioni “aggressive”, cioè che permettano al ciclista di ottenere leve muscolari favorevoli alla trasmissione di potenza. Va ricordato che comunque il biomeccanico non deve mai imporre al ciclista una posizione che non può sostenere, altrimenti è facile cadere in una patologia da sovraccarico e annullare la bontà del posizionamento.
  • Efficienza biomotoria: il ciclismo, anche se non vi è questa presa di coscienza tra i praticanti, è uno sport che richiede un’elevata capacità di coordinazione biomotoria. Il gesto della pedalata è ritmico e ripetitivo, fatto di attivazioni muscolari specifiche e movimenti articolari che devono descrivere range e traiettorie definite. Il biomeccanico non può limitarsi alla regolazione, ma deve essere un tecnico preparato, in grado di consigliare al ciclista metodi di allenamento, esercizi specifici e posizioni volte a migliorare il gesto della pedalata, in modo da mantenere alti ritmi con ridotto affaticamento. A questo si può affiancare un allenamento ideomotorio, per far sì che il gesto rotondo della pedalata diventi un vero e proprio schema motorio consolidato.Il bike fit o la visita biomeccanica non può quindi limitarsi a un “posizionamento standard”, realizzato con software di calcolo o simili, bensì deve essere il risultato di un lavoro d’equipe tra tecnico e fisioterapista, al fine di comprendere il ciclista e conoscerne punti di forza e di debolezza.

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Bisogna sempre ricordare che il bike fit può limitare l’insorgenza di problemi e di infortuni muscolari, ma non è una pratica “curativa”. Se il problema è dovuto a un’attività svolta al di fuori della bici, allora si dovrà lavorare in parallelo con cure mediche adeguate, esercizi e recupero. E’ impensabile che il bike fit, da solo, possa avere effetti curativi su patologie esistenti e di lunga durata. Il corretto posizionamento in sella è il primo passo per limitare l’insorgenza di problemi e dolori, ma non è una pratica medica in grado di risolvere problemi patologici.
Un ciclista che vuole migliorare il proprio stile di pedalata, ottenere maggiore performance, esprimere più watt sui pedali o semplicemente stare bene in sella per molte ore troverà sicuramente nella visita biomeccanica, se effettuata da professionisti seri e qualificati, le risposte che cerca.

Omar Gatti
Bike Fit Specialist, responsabile della sezione tecnica del sito Bikeitalia.it e team manager dei corsi di formazione in biomeccanica e bike fit

Bibliografia

  1. Knutten, Conconi, Kuipers, Rendstrom, Strauss: Handbook of Sport Medicine and Science – Road Cycling. 1996
  2. Asplund: Knee Pain and Bicycling – The physician sport medicine. 2004
  3. Stecchi: Biomeccanica degli esercizi fisici – Elika. 2004
  4. Sovdal: Cycling Anatomy – Human Kinetics. 2010
  5. Haff, Bompa: Theory and Methodology of training – Human Kinetics. 2007
  6. Bini, Carbes: Biomechanics of Cycling – Splunger. 2012

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