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ALLERGIE E SPORT

31 mag 2005 ⋅ in Parliamo di Sport

articolo tratto da “FARMASALUTE.IT ”

 

È opinione comune che le malattie allergiche a carico delle vie aeree rappresentino un fattore limitante la pratica sportiva. Questo può comportare, soprattutto nei bambini o nei giovani, problemi psicologici, anche rilevanti. Tuttavia, i dati epidemiologici riguardanti coloro che svolgono attività agonistica ad alto livello sono rassicuranti e indicano che le malattie allergiche e soprattutto l’Asma Bronchiale (AB), purché opportunamente trattate, non rappresentano alcun limite alla pratica sportiva, basti pensare che oltre il 30% degli atleti che hanno partecipato nel 2000 ai Giochi Olimpici di Sydney era affetto da allergopatie respiratorie.

Graminacee Polline

 

     Cosa sono le malattie allergiche

Nel nostro organismo esiste un sistema di difesa che è capace di riconoscere ciò che di estraneo vi penetra. Questo sistema è fondamentale per proteggerci dalle infezioni, ma riconosce oltre agli agenti patogeni anche altre sostanze presenti nell’ambiente quali i pollini, alcune componenti presenti nella polvere di casa, le forfore di animali. La reazione che si verifica verso queste sostanze normalmente non da segno di sé, ma alcuni soggetti ad un certo punto della loro vita sviluppano verso alcune di queste una risposta immunitaria, mediata da un tipo particolare di anticorpi denominati IgE. I soggetti sensibilizzati nei confronti di una o più di queste sostanze tutte le volte che in seguito ne verranno a contatto manifesteranno una reazione infiammatoria che va sotto il nome di “reazione allergica“. Le sostanze che provocano le reazioni allergiche vengono definiteallergeni. Gli allergeni che più spesso provocano le reazioni allergiche sono i pollini, gli acari della polvere domestica, peli e forfore di animali domestici, alcuni alimenti, certi farmaci e i veleni di alcuni insetti.

    Quali sono i sintomi dell’allergia

I sintomi delle reazioni allergiche sono diversi a seconda della sede (organo) in cui avviene il processo infiammatorio. Ad esempio i pollini, i peli e le forfore animali e gli acari della polvere sono responsabili didisturbi respiratori come la rinite e l’asma e di disturbi oculari come la congiuntivite. Anche certe forme diorticaria ed alcuni disordini gastro-intestinali possono essere inclusi tra le malattie allergiche. Le reazioni allergiche a farmaci, ad alimenti ed alle punture di insetti possono dare sintomi che interessano tutto l’organismo, dando il gravissimo quadro dello shock anafilattico.

    Gli allergeni

In realtà le sostanze causa di allergia sono abbastanza poche e sono denominate allergeni. Come già accennato, gli allergeni più importanti sono alcuni pollini di piante ed erbe, i peli di animali, gli acari della polvere di casa, certi alimenti, qualche farmaco, i veleni di api e vespe ed alcuni prodotti chimici. Gli allergeni hanno la caratteristica di determinare, in certe persone, una risposta immunologica particolare con produzione di anticorpi IgE.

Muffa Acaro Gatto


Le forme più frequenti di allergie

Si calcola che oltre il 15% della popolazione sia affetta da malattie allergiche. Le manifestazioni più classiche di allergia sono le riniti allergiche, tra le quali rientra il cosiddetto “raffreddore da fieno” o “febbre da fieno”, le congiuntiviti allergiche, l’asma bronchiale di natura allergica, la dermatite atopica o eczema atopico, alcune forme di orticaria, certe dermatiti da contatto, lo shock anafilattico.

    Perché si diventa allergici

I fattori che determinano la comparsa dell’allergia sono diversi. Esiste sicuramente una predisposizione ereditaria sebbene l’allergia possa insorgere in qualsiasi momento della vita. Questa predisposizione, quando si associa a cause ambientali precise, cioè all’esposizione ad allergeni presenti nell’aria, può indurre la malattia. Quanto maggiore è la predisposizione e l’esposizione agli allergeni ambientali, tanto più precoce è l’insorgenza della malattia. Vi sono poi degli agenti, come il fumo di sigaretta, l’inquinamento ambientale e le infezioni virali e batteriche che favoriscono la comparsa delle manifestazioni allergiche.

    Come ci si accorge di essere allergici

Ci si rende conto di essere diventati allergici quando, in un certo ambiente, in una certa stagione, in pratica in presenza di una certa sostanza, si manifestano dei disturbi che in precedenza non si avvertivano. Questi sintomi compaiono quasi esclusivamente in quelle particolari condizioni e situazioni.

Polline Parietaria Polline Betulla Polline Composite Polline Ulivo Polline Cipresso

    Mezzi diagnostici

Le prove allergologiche eseguite mediante la tecnica del Prick Test rappresentano la metodica più importante per valutare la reattività nei confronti di molteplici allergeni. Ciò consente di conoscere con precisione le sostanze verso le quali esiste una sensibilizzazione allergica.

Il Prick Test consiste in una serie di prove cutanee a risultato immediato. È molto semplice da effettuare: si deposita una goccia di allergene sulla pelle e si gratta leggermente con uno strumento appuntito. Se l’individuo è allergico si manifesta subito un “ponfo”. Questo tipo di test è particolarmente indicato per gli allergeni inalanti, ma l’esito può risultare alterato se il soggetto ha assunto farmaci, in particolare antistaminici. Inoltre è sconsigliato per quelle reazioni che comportino dermatiti estese.

Si tratta di una metodica non dolorosa e poco fastidiosa che può essere effettuata anche nei primi anni di vita, sotto la guida esperta dello specialista allergologo. È possibile anche effettuare esami di laboratori di controllo per quei casi in cui esiste un dubbio diagnostico; infatti, con un piccolo prelievo di sangue è possibile identificare la presenza di anticorpi specifici (IgE) per le varie sostanze responsabili dell’allergia. Questo esame è noto come RAST.

TESTSALUTE su Allergology.it 

 


ASMA BRONCHIALE E ATTIVITÀ SPORTIVA

    L’attività Sportiva come terapia nel Giovane Asmatico

La pratica sportiva rappresenta, attualmente, un’attività che è entrata a far parte della vita quotidiana della maggior parte degli individui. È considerata, infatti, nella nostra cultura un importante momento di aggregazione sociale anche per persone con le più svariate condizioni cliniche tra le quali l’Asma bronchiale (AB).

L’esercizio fisico (EF) è un potente fattore scatenante l’AB sia nei soggetti atopici che non, tanto che circa l’80% degli asmatici, particolarmente se giovani, manifesta una riacutizzazione della malattia durante l’attività sportiva. Oltre il 30% degli atleti che praticano attività agonistica soffre di malattie allergiche e l’Asma Bronchiale da Esercizio Fisico, così come l’aumentata reattività bronchiale, sono presenti in molti di essi.

È opinione comune che le malattie allergiche a carico delle vie aeree rappresentino un fattore limitante la pratica sportiva. Questo può comportare, soprattutto nei bambini o nei giovani, problemi psicologici, anche rilevanti. Tuttavia, i dati epidemiologici riguardanti coloro che svolgono attività agonistica ad alto livello sono rassicuranti e indicano che le malattie allergiche e soprattutto l’AB, purché opportunamente trattate, non rappresentano alcun limite alla pratica sportiva, basti pensare che oltre il 30% degli atleti che hanno partecipato nel 2000 ai Giochi Olimpici di Sydney era affetto da allergopatie respiratorie. Nelle più recenti edizioni olimpiche, ad esempio, la delegazione australiana presentava una percentuale di asmatici variabile dal 5 al 14%, mentre nella delegazione statunitense questa percentuale si attestava intorno al 10%. Per quanto riguarda l’Italia, alle Olimpiadi di Seul erano presenti 11 atleti asmatici e 13 a quelle di Barcellona.

Pertanto, la pratica sportiva, soprattutto nei giovani asmatici, deve essere incoraggiata, ciò sia per motivi di ordine psico-sociale e sia, come sarà discusso, per motivazioni di ordine fisiopatologico. Infatti, nel giovane asmatico quando il trattamento farmacologico appropriato è in grado di controllare la sintomatologia respiratoria, l’attività sportiva può contribuire al miglioramento degli indici di funzionalità respiratoria.

    Asma ed esercizio fisico

L’EF è una causa frequente di crisi di Asma Bronchiale, in particolare nei bambini e negli adolescenti. Il problema è importante in quanto si impone come una condizione limitativa delle abitudini di vita.

Non tutti i tipi di EF si mostrano capaci allo stesso grado di provocare crisi asmatiche. La corsa, specialmente in condizioni ambientali in cui è presente bassa temperatura, è certamente l’EF meno tollerato dal soggetto asmatico.

Le osservazioni cliniche ed i dati ottenuti negli ultimi anni suggeriscono alcune condotte comportamentali per il soggetto asmatico nei riguardi dell’attività sportiva.

Si consiglia di evitare l’attività fisica in ambienti dove è presente una forte carica allergenica, come nelle palestre con moquette, oppure, per i soggetti affetti da forme asmatiche per sensibilizzazione a pollini, in campagna durante il periodo di impollinazione.

Tra gli sport meglio tollerati dagli asmatici e quindi raccomandabili, ricordiamo il nuoto, la pallavolo, oppure la marcia che prevede un esercizio regolare anche se prolungato.
Gli studi di fisiopatologia hanno dimostrato che generalmente la riduzione dei parametri di funzionalità polmonare (FEV1), espressione del quadro ostruttivo, si manifestano successivamente all’interruzione dell’EF. Infatti, è frequente come nei primi minuti dall’inizio dell’EF vi possa essere addirittura un lieve miglioramento della funzione respiratoria seguita da una progressiva riduzione che persiste nei 5-10 minuti dopo l’interruzione dell’esercizio stesso. A questa fase segue un periodo cosiddetto refrattario di circa due ore durante il quale un sforzo nuovo è ben tollerato dal soggetto.
Per la diagnosi è necessario eseguire il test da sforzo (cicloergometro). Il test è considerato positivo quando si registra una caduta del FEV1 pari o superiore al 10% e del 15% o più in coloro che svolgono vita sedentaria.
Non sono stati ancora completamente chiariti i meccanismi coinvolti nell’Asma Bronchiale indotto da EF. Si ritiene che abbiano importanza l’abbassamento della temperatura locale a livello bronco-polmonare e l’aumento di osmolarità del liquido periciliare che si osserva sulla superficie mucosa bronchiale, conseguenza dell’iperventilazione indotta dallo sforzo. Durante l’EF si verifica un incremento della quantità di aria introdotta nelle vie aeree con conseguente raffreddamento e disidratazione delle mucose per sottrazione di calore e di acqua. Tali alterazioni sarebbero comunque responsabili della liberazione di mediatori derivati dai mastociti e dai basofili tra i quali oltre l’istamina, le prostaglandine (PGs), e sicuramente i leucotrieni (LTs), la triptasi, le chimasi, le carbossipeptidasi, le idrolasi acide, le lisofosfolipasi, che contribuiscono ad indurre spasmo della muscolatura liscia, iperemia e edema delle mucose. Inoltre, l’EF provoca anche iperafflusso di sangue a livello delle vie aeree amplificando l’iperemia e l’edema.
Le caratteristiche per la quali uno sforzo per provocare un crisi “broncospastica” sono le seguenti:

  • tipo aerobico

  • intensità sub-massimale continuativa

  • durata 6-8 minuti

Naturalmente questi fattori possono essere influenzati anche da altri fattori quali la carica allergenica ambientale, le condizioni climatiche, l’inquinamento atmosferico.

Conoscendo le caratteristiche delle diverse attività sportive è facilmente comprensibile che non tutti gli sport sono in grado di indurre Asma Bronchiale. Peraltro, solo l’intensità sub-massimale dello sforzo consente un livello di ventilazione idonea ad innescare la sequenza di eventi che inducono la broncocostrizione che risulta tanto più elevata quanto più l’aria inspirata è fredda e secca.
In generale si ritiene che l’Esercizio Fisico sia un fattore scatenante le crisi di Asma Bronchiale in coloro che sono comunque affetti da tale patologia e quindi con presenza di flogosi a livello bronchiale.

Possiamo quindi considerare l’EF come uno stimolo aspecifico capace di svelare un’iperreattivita bronchiale (IBA) e non come causa primitiva di malattia.

Questo concetto appare di fondamentale importanza in relazione alle considerazioni terapeutiche sulla malattia. Infatti, sebbene l’Asma Bronchiale da EF possa essere prevenuta o inibita dalla somministrazione di agonisti b2 adrenergici o di anti-recettori dei leucotrieni appare certamente più corretto intraprendere una terapia di fondo capace di ridurre o abolire la flogosi bronchiale sottostante.

    Gli sport meglio tollerati

Le difficoltà di uniformare le diverse considerazioni da parte dei medici e dei pazienti emergono chiaramente se facciamo riferimento all’AB; secondo le indicazioni riportate nelle linee guida internazionali, viene considerato che un paziente asmatico sotto controllo può condurre una vita del tutto normale e ciò è in aperto contrasto con quanto ritenuto dalla maggior parte dei pazienti che considera l’asma un limite alle proprie possibilità fisiche e lavorative ed alla propria vita di relazione. Gli adolescenti sono spinti a conformarsi allo stile di vita e ai valori del “gruppo” e non vogliono essere considerati dei “malati”; pertanto, tendono a nascondere i sintomi, a non assumere i farmaci, a non eseguire regolarmente le visite allergologiche e, magari, a diventare fumatori, per cercare di migliorare la loro autostima.
Lo sport è oggetto di molte discussioni all’interno della famiglia che spesso, come già ampiamente sottolineato, assume un atteggiamento iperprotettivo. Inoltre, la semplice attuazione delle precauzioni più ovvie, come l’utilizzo preventivo di un’inalazione prima dell’attività sportiva, genera frequentemente nel bambino la sensazione di “diversità”.
Il gioco all’aria aperta e le attività extrascolastiche quali escursioni, momento di integrazione importante con i propri coetanei, sono spesso fonte di preoccupazione per i genitori e di peggioramento obiettivo della sintomatologia. È quindi molto importante che, anche grazie ad un’adeguata terapia farmacologica, la famiglia sia in grado di incoraggiare comunque la vita di relazione di questi adolescenti.
Come già riferito le capacità cardio-respiratorie di soggetti affetti da AB possono essere incrementate dall’attività fisica, ma non sono disponibili dati che permettono di affermare come questa possa essere capace di restaurare la normale funzione polmonare. Tuttavia, sulla base delle considerazioni sopra esposte, la pratica sportiva, specie nei giovani asmatici deve essere incoraggiata. Infatti, nel giovane asmatico quando il trattamento farmacologico appropriato è in grado di controllare la sintomatologia respiratoria, l’attività sportiva può contribuire al miglioramento degli indici di funzionalità respiratoria. Quindi, nell’avvio alla pratica sportiva delle persone asmatiche, soprattutto bambini, si devono considerare queste evenienze.

  • Nuoto

Il Nuoto risulta essere lo sport meglio tollerato dai pazienti asmatici. Infatti, l’incremento della ventilazione polmonare risulta moderato e si realizza con una frequenza respiratoria non elevata e subordinata al gesto tecnico. L’atleta controlla e regolarizza la frequenza respiratoria in modo sincrono con il ritmo delle bracciate. Il nuoto è pertanto consigliato ai bambini asmatici e in particolare ai bambini con broncospasmo indotto da EF, purché eseguito in ambiente adeguatamente riscaldato e intervallato da periodi di riposo. Anche il nuoto, tuttavia, può presentare inconvenienti dovuti alla possibile elevata concentrazione di cloro nell’acqua delle piscine, causa di crisi broncospastiche ed alla possibile presenza negli spogliatoi, ad alto grado di umidità, di muffe con conseguente maggior rischio di crisi asmatiche sotto sforzo.

  • Sollevamento Pesi, Lotta e Scherma

Gli sport di potenza e destrezza presentano un basso rischio asmatico in quanto comportano sforzi intensi ma di breve durata e con scarso incremento della ventilazione.

  • Sci di fondo su pista sintetica

Presenta gli stessi vantaggi del nuoto. Tuttavia, sulla neve questi vantaggi si riducono ma possono essere parzialmente mantenuti con opportune precauzioni per proteggere l’atleta dall’aria fredda. Lo sci di fondo così, come la marcia, ha la caratteristica di impegnare vaste masse muscolari in un movimento armonico e ritmico che è coordinato con gli atti respiratori.

  • Corsa libera e ciclismo

Vengono ritenute, tra le attività sportive, quelle che più frequentemente sono in grado di indurre AB. La corsa rientra, tra l’altro, nella preparazione atletica di molte attività sportive. Può verificarsi quindi che un atleta presenti AB durante la corsa di allenamento e non durante l’esercizio della disciplina specifica. Va considerato, tuttavia, che la corsa è particolarmente sensibile all’effetto allenamento, con possibilità di adattamento anche per molti asmatici. È particolarmente importante eseguire un allenamento di base che consenta di ottenere gli stessi livelli di attività fisica con livelli inferiori di ventilazione, riducendo così l’effetto stimolante dell’iperventilazione come causa di broncospasmo.

  • Atletica Leggera

Alcune specialità dell’Atletica Leggera come i 100 e i 200 metri piani, nonché i salti in alto, lungo, triplo e asta che si svolgono prevalentemente in apnea e in un tempo brevissimo, quindi con un ridotto impegno ventilatorio, sono generalmente ben tollerate dai pazienti asmatici.

  • Canottaggio

Nonostante comporti un’elevata ventilazione, risulta meglio tollerato della corsa.

  • Sport di squadra

Il calcio, la pallacanestro, la pallamano, l’hockey a rotelle e su prato, che richiedono corse non continuative alternate a periodi di sosta, sono consigliati ai pazienti asmatici, ovviamente scegliendone i ruoli più adeguati. Mentre invece, l’hockey su ghiaccio presenta rischi più elevati conseguenti all’esposizione all’ambiente freddo in cui si svolge.

  • Asma ed attività subacquea

L’AB predispone all’intrappolamento dell’aria nelle vie aeree e costituisce condizione di non idoneità all’attività subacquea con autorespiratore ad aria. Solo l’attività subacquea in apnea, in fase di controllo clinico-funzionale, non costituisce controindicazione all’immersione.
L’attività subacquea con autorespiratore ad aria costituisce una condizione a forte rischio in quanto molteplici sono gli stimoli potenzialmente in grado di indurre AB durante l’immersione. Ricordiamo in particolare lo “stress” indotto dall’acqua fredda o da eventuali episodi di attacchi di panico; l’iperventilazione da sforzo; l’effetto irritativo bronchiale indotto dall’acqua salata. È necessaria pertanto un’accurata valutazione che deve prevedere, unitamente ad un’attenta indagine clinica, un accurato studio di funzionalità respiratoria con valutazione della reattività bronchiale. Di fronte al dubbio di instabilità della malattia asmatica deve essere permessa la sola immersione in apnea.

  • Asma e attività sportiva ad alta quota

Molti soggetti asmatici riferiscono un miglioramento della sintomatologia quando soggiornano in montagna, sia durante la stagione estiva sia in quella invernale. La ridotta esposizione ai polluttanti atmosferici ed a certi allergeni, quali gli Acari dermatofagoidi che, come è noto, sono praticamente assenti oltre i 1400 metri, determina un miglioramento della sintomatologia clinica e dei parametri di funzionalità respiratoria. Ciò è favorito anche dalla “broncodilatazione attiva” indotta da una maggiore quantità in circolo di ormoni corticosurrenalici e di catecolamine. Alcune ricerche hanno dimostrato che l’iperreattività bronchiale in alta quota è inversamente proporzionale all’altitudine. Infatti in alpinisti asmatici è stato dimostrato che quanto maggiore era l’altitudine e quanto più lungo era il soggiorno in quota, tanto più si attenuava la sintomatologia e si riduceva il consumo di farmaci broncodilatatori. È consigliabile che i pazienti asmatici anche giovani, con funzione respiratoria più compromessa, non superino i 2000 metri, se non dopo un’adeguata broncodilatazione farmacologica. Non è prudente la risalita con mezzi meccanici oltre i 3000 metri, soprattutto quando il soggetto asmatico è appena giunto dalla pianura: la mancanza di un acclimatamento potrebbe indurre episodi broncospastici. Va infine ricordato che certi stimoli quali l’esposizione al freddo, al vento, all’aria secca possono causare crisi repentine di broncospasmo. Il paziente asmatico che si reca in montagna, soprattutto nella stagione fredda, deve essere consigliato ad effettuare un buon allenamento di base, in modo da ridurre l’iperventilazione, e un breve periodo di riscaldamento.
Particolarmente utile risulta l’uso di maschere antifreddo, molto utilizzate nei Paesi nordici, anche se non molto gradite agli atleti. Se l’asma è ben controllata, è possibile praticare in montagna l’escursionismo, lo sci alpino e lo sci di fondo.

    Prevenzione farmacologica e non farmacologia

È necessario che ogni atleta asmatico abbia sempre un supporto efficace nella preparazione di qualsiasi attività, supporto che può derivare da una prevenzione farmacologica, ma anche da quella non farmacologica.

La prevenzione farmacologia è basata, come riferito in precedenza, sull’impiego anche di farmaci soggetti alla regolamentazione delle norme antidoping. Pertanto la sua attuazione deve ottemperare alle disposizioni della Commissione Medica del Comitato Internazionale Olimpico (CIO).

La prevenzione non farmacologica si basa principalmente sul “preriscaldamento” ritenuto indispensabile nella preparazione di ogni attività fisica. Questo deve essere “guidato” da tecnici competenti ed in genere prevede l’alternanza di scatti brevi della durata di 15-30 secondi e di periodi di riposo attivo della durata di 60-90 secondi, ripetuti per circa 30 minuti.

Va rilevato, infine che nell’incoraggiare l’attività sportiva nel giovane asmatico debbano essere considerate le condizioni che controindicano l’attività sportiva. La non idoneità assoluta è contemplata nelle forme di Asma Bronchiale non adeguatamente controllate dalla terapia farmacologia e/o nelle forme che necessitino di terapia corticosteroidea continuativa per via generale, nonché nelle condizioni di bronco-ostruzione persistente con FEV1/FVC < 55% scarsamente reversibile. La non idoneità per l’attività sportiva deve essere attentamente valutata per discipline particolarmente a rischio quali gli sport subacquei e quelli che si svolgono ad alta quota.



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La Medicina dello Sport

La Medicina dello Sport è una medicina di tipo preventivo, a cui noi italiani non siamo, per costumi e mentalità, abituati; è invece fondamentale sempre, ma soprattutto in età giovanile e dopo i 35-40 anni, valutare la condizione fisica di un soggetto per fornirgli, se è un giovane che inizia lo sport, le indicazioni più corrette per la pratica dello stesso e tutti quei consigli inerenti l’alimentazione e i mezzi di prevenzione e cura delle patologie ad insorgenza giovanile (eccesso ponderale, scoliosi, piede piatto o cavo ecc.), o se viceversa è un adulto che non ha mai fatto sport o lo riprende dopo anni di inattività, per dargli le indicazioni relative al tipo di attività a cui può sottoporsi senza rischi.

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