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VIDEOGAME – NON PIÙ DI MEZZ’ORA AL GIORNO

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L’Organizzazione mondiale della sanità ha riconosciuto la dipendenza da consolle: inutile vietare i videogiochi, che a piccole dosi possono fare bene, ma il tempo dedicato agli svaghi elettronici va limitato

Testo di Benedetta Sangirardi

A preoccupare i genitori non sono più solo droghe, fumo e alcol: a gennaio l’Organizzazione mondiale della sanità ha deciso di inserire la dipendenza da videogiochi nella prossima revisione della International Classification of Diseases, la «lista ufficiale» delle malattie, prevista per metà anno. Il cosiddetto gaming disorder rientrerà nella categoria «disturbi dovuti a un comportamento dipendente», la stessa, ad esempio, di chi scommette in modo patologico. In questo modo l’Oms potrà studiare il fenomeno più a fondo, visto che dalle ricerche emergono solo numeri preliminari, ma non definitivi, della dipendenza, che colpirebbe tra lo 0,5 e il 6% della popolazione, soprattutto tra i 12 e i 20 anni.
«Non condanniamo i videogiochi a priori», precisa Giovanni Valeri, neuropsichiatra infantile dell’ospedale Bambino Gesù di Roma ed esperto di dipendenze. «A quasi tutti i bambini e ragazzini piace sfidarsi o impegnarsi a battere record e superare schemi».
E non mancano studi scientifici che ipotizzano effetti benefici sull’attenzione e sull’apprendimento.

PERDITA D’INTERESSE PER ALTRE ATTIVITÀ
Il problema sorge quando si passa dall’uso all’abuso di playstation e giochi online.
«Il gaming disorder è un tipo di dipendenza che attiva gli stessi circuiti neuronali che vengono innescati con le dipendenze da sostanze come alcol o droga», prosegue l’esperto. Per questo i genitori devono stare attenti ad alcuni segnali, evidenti, che fanno intendere un cambiamento nel comportamento dei ragazzi.
«Il disinteresse verso altre attività o hobby a cui prima erano interessati, come lo sport, la musica, il rapporto con gli amici, è il primo e più importante campanello d’allarme », avverte Valeri. «Preoccupatevi se iniziano a cercare in modo quasi spasmodico del tempo da dedicare ai videogiochi. Occhio, inoltre, alla manifestazione del bisogno improvviso di giocare, di avere un videogame tra le mani, a cui seguono di solito i primi fenomeni di astinenza. In questo caso, se i ragazzi non hanno la possibilità di giocare, diventano inspiegabilmente nervosi, irritabili. Se ci sono uno o più segnali di questo tipo, bisogna correre ai ripari».

A RISCHIO LA SCUOLA E IL SONNO
Come in tutte le dipendenze, anche l’uso compulsivo dei videogiochi ha delle conseguenze. «La prima e più evidente è il distacco dalla realtà, che viene surclassata dalla realtà virtuale», continua il neuropsichiatra. «Il ragazzo si chiude in camera e può capitare che abbandoni del tutto lo studio e gli altri interessi».
Ma gli effetti sono legati anche alla difficoltà nell’apprendimento e nell’attenzione, all’alterazione del ritmo sonno-veglia. «Fino alle conseguenze, più gravi, a lungo temine, come disturbi di personalità, che si possono protrarre per tutta la vita», conclude Valeri.

IL DECALOGO PER I GENITORI
Ecco allora che i genitori devono cercare di evitare i rischi per tempo. Non certo vietando i videogame, ma stabilendo delle regole.
«Una volta si diceva: con un matterello si può stendere la pasta o uccidere una persona », afferma Italo Farnetani, pediatra e ordinario alla Libera Università Ludes di Malta.
«Vale lo stesso con i videogiochi, che hanno il grande vantaggio di fornire stimolazioni sensoriali, in base all’età, e sviluppano l’intelligenza e la memoria a lungo termine, se si gioca in modo adeguato».

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Ecco dieci regole dettate dal pediatra per far usare in modo corretto i videogiochi.
1 Spiegate che si tratta di una macchina – Fate capire ai vostri figli che il videogioco è un computer, che non sbaglia mai e che è dunque difficile vincere. Un passaggio propedeutico importantissimo per evitare cadute di autostima.
2 Non consideratelo un sostituto della baby sitter – È facile dare un videogioco ai bambini per intrattenerli. Ma compito dell’adulto è trovare una valida alternativa: portateli al parco, perché i piccoli crescono sani all’aria aperta, proponete i giochi da tavolo quando piove o fa freddo. Ricordando, inoltre, che ai piccoli piace più andare fuori o giocare con i genitori che stare davanti a un monitor.
3 Non lasciateli soli – I bambini non devono sentirsi soli davanti allo schermo, pensando che la mamma sta facendo altro, è distratta. Ci deve sempre essere un controllo diretto, anche per evitare che vengano fatti giochi violenti o pericolosi.

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4 Stabilite insieme i tempi – Non imponete un tempo, perché dare ordini non serve. Piuttosto, concordate con i figli una fascia oraria da dedicare ai videogiochi, come al tablet o alla TV, anche ascoltando le loro esigenze e gli orari in cui preferiscono distrarsi. In questo modo, anche loro impareranno a gestire quel momento. Cercate, nel concordare gli orari più giusti, di rispettare i ritmi cronobiologici. Dalle 15 alle 17 la memoria a lungo termine funziona bene, dunque è preferibile che questa fascia sia dedicata ai compiti e allo studio. Dalle 17 alle 20 la capacità di apprendimento e la concentrazione diminuiscono, dunque è meglio dedicare questo tempo al gioco. Si deve praticare uno sport per almeno un’ora, e, prima di cena, un po’ di relax con i videogame.
5 Fissate un limite – Circa mezz’ora è un tempo accettabile per i videogiochi e il tempo complessivo davanti a un monitor (quindi, TV compresa), non deve comunque essere mai superiore alle due ore al giorno. Fino a un’ora e mezza l’intelligenza incrementa, da un’ora e mezza a due resta stabile, dopo le due ore decresce e inizia a innescare la dipendenza.
6 Tenete lontani i giochi dalla tavola – Un’abitudine da abolire, tanto a casa quanto al ristorante. I bambini e i ragazzi non devono mangiare e giocare contemporaneamente. Questo vale anche durante la merenda o in un fuori pasto. Oltretutto, distraendosi davanti a uno schermo, rischiano di mangiare molto velocemente, aumentando la possibilità di diventare obesi.
7 Vietate l’uso prima di dormire – Il momento di andare a letto è uno dei più delicati della giornata. Il videogioco ha effetti stimolanti e interferisce con i meccanismi che favoriscono l’addormentamento.
8 Invitateli a sedersi – Non si deve giocare sdraiati sul divano, o peggio ancora distesi a letto o per terra, perché ne va della postura. Imponete ai ragazzi di sedersi, in poltrona o alla scrivania. La ricetta vincente è sempre quella di giocare insieme in un luogo comune della casa, come il soggiorno o la cucina. Se la condivisione diventa una consuetudine sin da piccoli, anche quando i ragazzi saranno adolescenti coinvolgeranno i genitori, invece di escluderli.
9 Non puniteli – I castighi sono sempre un insuccesso. I genitori devono essere autorevoli, non autoritari. Un adulto che si sente costretto a punire non ha saputo svolgere bene il suo ruolo. È consigliabile la strategia della «tolleranza tre»: si spiega la regola, si rispiega se non viene applicata, la terza volta si requisisce il gioco per un certo periodo.
10 Non fate eccezioni – Le regole valgono sempre. Il fine settimana e il periodo di vacanza devono essere utilizzati per uscire, per raccontare una fiaba o leggere un libro, per fare sport, per cucinare. Insomma, per trascorrere del tempo con i genitori o con i nonni.

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Le sette domande da farsi

Troppe ore passate davanti allo schermo a inseguire palloni o a uccidere mostri possono creare dipendenza. In questi casi il ruolo dei genitori è fondamentale e delicatissimo. Il dialogo dovrebbe essere il primo strumento per capire se c’è una situazione di rischio, ma, dato che i ragazzi in genere fanno fatica a comunicare con gli adulti, bisogna prestare attenzione all’insieme dei loro comportamenti. Il passare molte ore sui videogiochi non è di per sé indice di una dipendenza, soprattutto se l’accesso è frequente ma frammentato e non continuo. Le domande che i genitori si devono porre, semmai, sono le seguenti.

  1. Da quando si è scatenata la passione per i videogame mio figlio esce poco e malvolentieri?
  2. Ha abbandonato sport e hobby che praticava fuori casa?
  3. Ha cominciato ad andare male a scuola?
  4. È trasandato nel vestire e si prende sempre meno cura di sé e del proprio aspetto?
  5. Rimane sveglio fino a tardi per giocare?
  6. Quando non sta giocando pare assente e sembra pensare ad altro?
  7. Preferisce saltare i pasti piuttosto che interrompere una partita?

Una risposta affermativa ad almeno tre di queste domande è indice di quello che gli psichiatri chiamano cattivo funzionamento psicosociale, che può essere causato proprio dalla videodipendenza.
A chi rivolgersi quando ci si accorge che il proprio bambino è dipendente? «Al principio il pediatra è la persona giusta: per questo motivo bisogna scegliere un medico che sappia e voglia instaurare con il ragazzino un rapporto sincero», dice Massimo Clerici, docente di psichiatria presso l’Università di Milano Bicocca. «In un secondo momento, se non ci sono segni di miglioramento, e proprio su consiglio attento del pediatra, ci si può rivolgere a uno psicologo o a uno psichiatra».
Grande cautela, invece nell’affidarsi al Sert, il servizio pubblico dedicato alla cura delle dipendenze. «Sono ambienti dove il ragazzino verrebbe a contatto con persone affette da patologie della dipendenza molto gravi, elemento questo che potrebbe scatenare paure e processi di emulazione degli altri anche peggiori del problema che si cerca di risolvere», conclude Clerici.

Il cervello diventa più reattivo

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Negli ultimi tempi molti neuroscienziati si sono dedicati a studiare gli effetti dei videogame sul cervello. Da una ricerca dall’ospedale Del Mar di Madrid, condotta su 2.442 ragazzini tra i 7 e gli 11 anni e pubblicata sulla rivista scientifica Annals of Neurology, è risultato che coloro che giocano con i videogame per un’ora alla settimana ne traggono benefici non solo a livello cognitivo, ma anche dal punto di vista motorio. I giovani che invece superano di molto questa soglia temporale presentano problemi di comportamento, difficoltà nelle relazioni sociali e conflittualità con i compagni di classe. Sempre in Spagna, i ricercatori dall’Università aperta della Catalogna, in collaborazione con il Massachusetts General Hospital di Boston, negli Stati Uniti, hanno passato in rassegna ben 116 studi scientifici recenti, di cui 22 hanno analizzato le modifiche strutturali determinate sul cervello, mentre altri 100 si sono focalizzati sulle alterazioni della funzionalità cerebrale e del comportamento. I risultati, pubblicati sulla rivista Frontiers in Human Neuroscience, dimostrano che i videogame cambiano la struttura e il modo di operare del cervello. Innanzitutto potenziano le aree cerebrali deputate all’attenzione, rendendole più efficienti e reattive agli stimoli: di conseguenza migliorano sia l’attenzione selettiva che quella sostenuta nel tempo. In secondo luogo, i videogiochi potenziano le aree cerebrali connesse alle abilità visuo-spaziali, come l’ippocampo destro, che risulta ingrandito sia nei giocatori abituali sia in volontari a digiuno di videogame e sottoposti a un programma di allenamento alla consolle.

Si ringrazia OK SALUTE & BENESSERE per aver autorizzato la riproduzione dell’articolo

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