Alimentazione

ALLENATI A BATTERE IL DIABETE

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Correndo o pedalando si controlla la glicemia e in alcuni casi si può perfino sospendere l’assunzione dei farmaci

Testo di Elisa Buson

La pioggia che batte incessante sul volto. La tuta bagnata che si incolla addosso come una seconda pelle. La folla che urla e si agita ai lati della strada. Cinque ore per «mangiarsi» 293 chilometri d’asfalto. È la Milano-Sanremo, bellezza. La più lunga e celebre corsa da un giorno italiana. Tagliare il traguardo annusando il profumo del mare è un risultato storico. Diventa quasi epico, però, se insieme a te ha pedalato un compagno di squadra scomodo: il diabete. Lo sanno bene i quattro ciclisti professionisti diabetici del Team Novo Nordisk, che quest’anno hanno posato una pietra miliare pedalando fino in fondo al percorso. Uno di loro, il 26enne padovano Andrea Peron, ha perfino fatto parte del gruppo andato in fuga subito dopo il via e rimasto in testa fino a 38 chilometri dall’arrivo. «Si può fare!». È questo il messaggio lanciato a milioni di pazienti: lo sport e l’attività fisica non sono una mission impossible per chi ha il diabete, anzi. Una convivenza pacifica è possibile e perfino molto utile: per controllare la glicemia, per prevenire le complicanze della malattia, ma soprattutto per uscire dalla gabbia psicologica in cui molti pazienti si rinchiudono. Per dedicarsi allo sport non bisogna essere supereroi o atleti professionisti. Chiunque, con le dovute precauzioni, può allenarsi a battere il diabete. Per convincersene basta guardare gli oltre 50 tra operai, impiegati, e professionisti «della porta accanto», obesi o con diabete di tipo 2, che sono stati trasformati da semplici pazienti a veri e propri maratoneti dal coach dei campioni Gabriele Rosa, medico specialista in cardiologia e medicina dello sport. C’è voluto un anno di allenamento per superare la sfida dei 42 chilometri, con tanta forza di volontà e un briciolo di sale in zucca, sempre sotto la supervisione dei medici di 18 centri di diabetologia ospedalieri e universitari di tutta Italia. «Abbiamo elaborato dei piani di allenamento personalizzati, perché alcuni pazienti avevano già praticato sport in passato, mentre altri sono dovuti partire da zero», racconta Rosa. «Con loro abbiamo iniziato facendo tre allenamenti alla settimana, della durata di 40-50 minuti, coprendo distanze brevi e alternando il passo alla corsa. Poi abbiamo aumentato gradualmente la durata di ciascuna sessione, fino a un’ora e mezza, e abbiamo allungato le distanze». I risultati sono andati ben oltre le più rosee aspettative. «Più di 30 pazienti sono riusciti a tagliare il traguardo alla maratona di Milano», precisa il medico, «mentre tutti hanno ottenuto un calo del peso corporeo e un miglioramento dell’emoglobina glicata che indica lo stato del diabete. Diversi pazienti sono riusciti persino a ridurre o sospendere i farmaci». L’attività fisica, infatti, ha una triplice azione, come spiega Stefano Genovese, responsabile dell’unità operativa di diabetologia e malattie metaboliche dell’Irccs Multimedica di Milano: «Innanzitutto fare movimento permette di consumare gli zuccheri presenti nel sangue, abbassando il livello della glicemia. Poi rende i muscoli più sensibili all’azione dell’ormone insulina, permettendo di ridurre le dosi che si assumono come terapia. Infine aiuta a ridurre lo stress, un importante fattore di rischio che fa innalzare la glicemia».

COME ORGANIZZARE SNACK E ALLENAMENTI
Lo sport, dunque, può essere considerato efficace come un farmaco e come tale va prescritto, con indicazioni ben chiare su come praticarlo: prima di riempire il borsone con tuta e scarpe da ginnastica, bisogna valutare bene insieme al proprio medico curante quale attività praticare. «Se il paziente è un giovane con diabete di tipo 1, cioè in terapia insulinica multi-iniettiva, e si trova in buone condizioni di salute, allora può praticare qualunque sport, puntando anche a gareggiare con atleti non diabetici», spiega Genovese. «La situazione è completamente diversa se ci troviamo davanti a un sessantenne con diabete di tipo 2, magari in sovrappeso e con un infarto alle spalle: in questo caso bisogna muoversi con più prudenza». Le linee guida stilate dagli esperti della Società italiana di diabetologia e dell’Associazione medici diabetologi danno indicazioni che sono alla portata di tutti: ogni settimana si dovrebbero fare almeno 150 minuti di attività fisica aerobica di intensità moderata (ad esempio una camminata a passo veloce) oppure almeno 90 minuti di esercizio più intenso. L’attività fisica dovrebbe essere praticata almeno tre giorni alla settimana, senza mai poltrire per più di due giorni consecutivi. «Chi assume farmaci che abbassano la glicemia, come l’insulina o le sulfaniluree, dovrebbe prestare particolare attenzione nel bilanciare farmaci, dieta e attività fisica, perché il rischio di incappare in una crisi ipoglicemica è dietro l’angolo», sottolinea Andrea Giaccari, professore di diabetologia al Policlinico Gemelli di Roma e presidente dell’Associazione Diabete Ricerca. «Per questo si raccomanda di controllare la glicemia prima dell’attività fisica: se è sotto i 100 mg/dL e si sono assunti insulina o sulfoniluree, allora è opportuno intervenire mangiando un pacchetto di cracker o due fette biscottate subito prima di iniziare l’attività fisica: poi si torna a verificare la glicemia dopo 30-40 minuti». Se lo sforzo fisico è prolungato, è opportuno continuare a controllare la glicemia anche durante l’attività, magari a intervalli di mezz’ora, specialmente se si è nelle prime fasi dell’allenamento. Per evitare la scomodità della puntura al dito, oggi sono disponibili nuovi strumenti per il monitoraggio continuo della glicemia. Questi dispositivi sono provvisti di un piccolo sensore inserito sotto cute che rileva il glucosio nelle 24 ore: i dati vengono poi inviati via wireless a un monitor o a un lettore. Alcuni dispositivi hanno sensori che possono restare applicati al corpo fino a 14 giorni e possono essere indossati anche sotto la doccia o in piscina. Ma ovviamente sono un po’ costosi.

CALO DEL PESO GRAZIE AI NUOVI FARMACI
Il monitoraggio della glicemia durante lo sport non è invece un problema per coloro che usano farmaci che non causano ipoglicemia, come la metformina, le incretine, il pioglitazone e l’acarbosio. Una novità in questo panorama è rappresentato dalle gliflozine, una nuova classe di molecole derivante dalla corteccia dell’albero delle mele, che permette di abbassare gli zuccheri nel sangue con un meccanismo inedito, aprendo cioè il «rubinetto» del rene. «Il rene gioca un ruolo cruciale nel controllo dello zucchero nel sangue: se infatti la glicemia supera certi livelli (180-200 mg/dl) parte dell’eccesso di glucosio nel sangue viene eliminato nelle urine», spiega Giaccari. «Le gliflozine permettono di potenziare questo meccanismo fisiologico, inducendo i reni a eliminare lo zucchero in eccesso anche quando la glicemia supera di poco i valori normali (100 mg/dl). I vantaggi sono molteplici: non si ha soltanto un efficace controllo del diabete, senza il rischio di crisi ipoglicemiche, ma si ottiene anche un calo del peso corporeo, perché con gli zuccheri si eliminano pure le calorie in eccesso, e una blanda azione diuretica, che aiuta ad abbassare la pressione arteriosa».

Anche la meditazione abbassa la glicemia
Meditate, gente, meditate. Anche questo può essere un valido aiuto per arginare lo stress e tenere a bada la glicemia. «Lo stress, psicologico o fisico, favorisce la produzione di ormoni che aumentano gli zuccheri nel sangue», afferma il diabetologo Stefano Genovese, dell’Irccs Multimedica di Milano. «È un meccanismo naturale di difesa sviluppato nel corso dell’evoluzione per reagire a una situazione di pericolo: innalzando la glicemia, il nostro organismo fornisce velocemente ai muscoli il “carburante” di cui necessitano per funzionare al massimo e, per esempio, aiutarci nella fuga. Nel paziente diabetico, però, questo processo può rivelarsi dannoso nel lungo periodo». Per contrastarlo, la meditazione può essere una preziosa alleata. Sono ancora pochi gli studi che ne hanno valutato gli effetti sul diabete, ma per convincersi basta guardare all’esperienza di Claudio Pelizzeni, un bancario piacentino che a 32 anni ha deciso di mollare tutto per tentare il giro del mondo via terra, con la sua scorta di insulina per controllare il diabete che lo accompagna da quando aveva nove anni. Nel suo viaggio in India, Claudio ha avuto la possibilità di seguire un corso di meditazione Vipassana, e successivamente i valori della glicemia sono notevolmente migliorati. «Il segreto potrebbe essere nello stile di vita molto regolare assunto in quei giorni», spiega Genovese, che segue a distanza le imprese del suo paziente viaggiatore. «Questo può avere favorito il controllo dello stress e del suo metabolismo».

 

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