Alimentazione

CARNI ROSSE E CARNI TRASFORMATE NELLA DIETA … O NO?

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Carni rosse e carni trasformate nella dieta… o no?

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A cura di: Paolo Spriano e Marco Cambielli – MMG Milano, Varese

Le linee guida per le diete raccomandano generalmente di limitare l’assunzione di carni rosse e trasformate. Questo paradigma è stato recentemente contraddetto dai risultati di due analisi che suggeriscono come gli adulti possono continuare l’uso abituale di carne rossa non trasformata e trasformata per la scarsa evidenza di certezze sull’eventuale danno correlato alla loro assunzione (1,2).

Effetti della dieta con carni rosse

Il primo articolo intendeva valutare l’associazione tra consumo di carne rossa e carne trasformata e mortalità per qualsiasi causa, esiti cardio-metabolici, qualità della vita e soddisfazione con la dieta in soggetti adulti, attraverso l’analisi di studi di coorte con almeno 1000 partecipanti che avevano riportato un’associazione tra assunzione di carne rossa non trasformata o trasformata e danno di varia natura (1).L’analisi di 61 articoli che riportavano 55 coorti con oltre 4 milioni di partecipanti ha rilevato prove di scarsa certezza che una riduzione a meno di 3 porzioni a settimana di carne rossa non trattata sia associata a una riduzione molto piccola del rischio di mortalità cardiovascolare (CV), ictus, infarto del miocardio e diabete di tipo 2.
La conclusione è stata che l’entità dell’associazione tra il consumo di carne rossa non trasformata e carne trasformata e la mortalità per tutte le cause e gli esiti cardio-metabolici avversi è molto piccola e le prove sono deboli.
Il secondo articolo è una meta-analisi di studi randomizzati e controllati che hanno confrontato diete a contenuto più basso di carne rossa con diete a più alto contenuto di carne rossa che differivano di un gradiente di almeno una porzione a settimana per 6 mesi o più (2).
Solo uno dei 12 studi considerati ammissibili per l’analisi ha dimostrato che le diete a minor contenuto di carne rossa possono avere un effetto scarso o nullo sulla mortalità per tutte le cause (hazard ratio [HR], 0,99 [ IC al 95%, da 0,95 a 1,03], mortalità CV (HR, 0,98 [IC, 0,91 a 1,06]) e malattie CV (HR, 0,99 [IC, da 0,94 a 1,05]).
Gli autori hanno concluso che le diete con minor contenuto di carne rossa possono avere un effetto scarso o nullo sulla mortalità per cancro in generale (HR, 0,95 [CI, da 0,89 a 1,01]) e sull’incidenza del cancro del colon-retto (HR, 1,04 [CI, da 0,90 a 1,20 ]) e del carcinoma mammario (HR, 0,97 [da 0,90 a 1,04]).
I risultati di entrambe le analisi hanno avuto rilevante risonanza sulla stampa laica, ma hanno anche sollevato numerose critiche, da parte della comunità scientifica, sia agli autori che agli Annals of Internal Medicine (3).

Limiti dei nuovi studi sulle carni rosse

Metodologia generale – l’analisi sugli studi di coorte (1) è stata condotta con la metodologia GRADE, solitamente utilizzata per studi di meta-analisi di studi randomizzati, mentre sarebbe stato più appropriato usare criteri modificati come HEALM (4).
Valutazione dei rischi – La riduzione dei rischi determinata dalla ridotta assunzione di carni rosse è stata “minima” secondo gli autori, mentre determina importanti benefici se diversamente considerata. Infatti un consumo inferiore di 3 porzioni/settimana, nei soggetti con abitudine al consumo quotidiano, comporta una riduzione del rischio del 10- 22% di diabete di tipo 2, del 10% di mortalità cardiovascolare e del 7 -8 % di mortalità totale.
Valutazione dei benefici – sono stati ampiamente sottostimati perché la maggior parte degli studi analizzati erano basati su una singola valutazione della dieta e non consideravano quali alimenti sostituivano la carne rossa.
Effetti su colesterolo e trigliceridi – sono stati ignorati gli studi randomizzati che hanno esaminato gli effetti sulle frazioni di colesterolo in soggetti alimentati con carne rossa o fonti proteiche alternative. Questi studi indicavano che, rispetto alle proteine vegetali, la carne rossa aumenta i livelli ematici di colesterolo LDL e trigliceridi, fattori associati ad un aumentato rischio CV.

In conclusione i risultati degli studi recenti sugli effetti nella dieta delle carni rosse e trasformate non giustificano un cambiamento negli orientamenti esistenti sulla qualità e composizione della dieta nella prevenzione delle malattie croniche. I modelli dietetici a basso contenuto di carni rosse e trasformate rimangono validi perché la raccomandazione sulla loro restrizione si basa su prove rilevanti provenienti da studi randomizzati e controllati su alimentazione e fattori di rischio cardiovascolare, nonché da studi epidemiologici a lungo termine che hanno dimostrato gli esiti positivi su malattie cardiovascolari, cancro, diabete e riduzione di mortalità.

Bibliografia

  1. Zeraatkar D et al. Red and Processed Meat Consumption and Risk for All-Cause Mortality and Cardiometabolic Outcomes: A Systematic Review and Meta-Analysis of Cohort Studies. Ann Intern Med. 2019 Oct 1. doi: 10.7326/M19-0655. [Epub ahead of print.]
  2. Zeraatkar D et al. Effect of Lower Versus Higher Red Meat Intake on Cardiometabolic and Cancer Outcomes: A Systematic Review of Randomized Trials. Ann Intern Med. 2019 Oct 1. doi: 10.7326/M19-0622. [Epub ahead of print.]
  3. The Nutrition source. New “guidelines” say continue red meat consumption habits, but recommendations contradict evidence September 30, 2019
  4. Katz DL et al. Hierarchies of evidence applied to lifestyle Medicine (HEALM): introduction of a strength-of-evidence approach based on a methodological systematic review. BMC Med Res Methodol. 2019;19:178.

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