Tutela Sanitaria

CERTIFICATI MEDICI SPORTIVI: I CONFINI DETTATI DAL CONI

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Dottor Sergio Lupo
Specialista in Medicina dello Sport

Il CONI ha inviato, in data 10 Giugno 2016, una propria circolare a:

  • Federazioni Sportive Nazionali
  • Discipline Sportive Associate
  • Enti di Promozione Sportiva
  • Comitati Regionali CONI
  • Unità Direzionali CONI Servizi S.p.A.

in cui chiarisce i confini dell’attività sportiva non agonistica e le modalità di rilascio dei certificati medici sportivi.
In questa circolare si parla di attività “il cui impegno fisico sia assente o minimo” per le quali non sussiste obbligo di certificazione (ma la circolare raccomanda comunque un controllo medico) e si trova un elenco di queste attività (ovviamente non esaustivo).
Da medico dello sport mi chiedo come si possa generalizzare un “impegno fisico” se i praticanti attività sportiva hanno caratteristiche estremamente diverse (età, struttura fisica, grado di allenamento …) e le condizioni ambientali in cui si pratica lo sport sono estremamente variabili (una per tutte la temperatura ambientale: nel golf ad esempio – uno degli sport in elenco – essa può variare enormemente con la stagione …).

Esiste poi un impegno cardiovascolare di tipo “neurogeno”, che potrebbe causare rischi per la salute in soggetti in condizioni fisiche non ottimali e/o in età avanzata.

     Gruppo A
Attività sportive con impegno cardiocircolatorio di tipo “neurogeno” caratterizzato da incrementi principalmente della frequenza cardiaca da minimi a moderati (senza significativi aumenti della gettata) dovuti, soprattutto in competizione, alla componente emotiva

  • Bocce (raffa e petanque), Bowling, Curling, Birilli
  • Golf
  • Pesca sportiva (attività marittime ed acque interne)
  • Sport di tiro (tiro a segno, a volo, con l’arco, ecc.)
  • Caccia sportiva
  • Biliardo sportivo
  • Bridge, Dama, Scacchi

     Gruppo B
Attività sportive con impegno cardiocircolatorio di tipo “neurogeno” caratterizzato da incrementi principalmente della frequenza cardiaca da medi ad elevati (e lievi della gettata cardiaca e delle resistenze periferiche)

  • Automobilismo (velocità, rally, autocross, regolarità, slalom nazionale, karting)
  • Aviazione sportiva
  • Equitazione
  • Motociclismo (velocità)
  • Motonautica
  • Paracadutismo
  • Pesca sportiva, Immersioni (Apnea – ARA), Pesca subacquea, Foto sub, Video sub, Tiro subacqueo
  • Vela

(Da: Classificazione delle Attività Sportive – Prof. Antonio Dal Monte, 1969)

Un altra problematica può riguardare particolari categorie di tesserati, ad esempio i Cronometristi che spesso svolgono la loro attività in condizioni ambientali non ottimali e, soprattutto, possono avere un’età estremamente a rischio.
Continuo quindi a chiedermi perché si continuino a dare indicazioni e regole che fanno diminuire sempre di più il numero dei soggetti obbligati ad effettuare una visita per ottenere una certificazione medico-sportiva, diminuendo così, invece di aumentarlo, il livello di quella “prevenzione” tanto sbandierata in più occasioni …

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Il Coni ha effettuato una distinzione fra tre tipologie di tesseramento

10 Giugno 2016 – Preannunciata da due circolari del Ministero della Salute del 16 giugno 2015 e del 28 ottobre 2015, lo scorso 10 giugno 2016 il CONI ha emanato una propria circolare che definisce, in accordo con i precedenti ministeriali, i confini dell’attività sportiva non agonistica all’interno dell’ordinamento sportivo ai fini degli obblighi sulla tutela sanitaria delle attività sportive.
Si chiarisce, in premessa, che nulla cambia per le attività a carattere agonistico (ai sensi del D.M. 18/02/1982). Queste rimangono soggette alla certificazione sanitaria che preveda l’idoneità specifica alla pratica di una determinata disciplina sportiva.
In riferimento, invece, alla pratica non agonistica (si ricorda che la qualificazione come agonistica o meno dell’attività promossa compete alla Federazione o all’Ente di promozione sportiva di riferimento) il CONI ha effettuato una distinzione tra 3 tipologie di tesseramento.
Va ricordato, in partenza, che stiamo esaminando un atto amministrativo che deroga provvedimenti approvati con decreti ministeriali e che, pertanto, sotto questo profilo presenta degli aspetti di dubbia efficacia.
Secondo le indicazioni del massimo ente sportivo italiano, le Federazioni e gli Enti di promozione dovranno provvedere a uniformare la loro disciplina sul tesseramento secondo i seguenti principi:
a) per i tesserati che svolgono attività sportive regolamentate: vige l’obbligo del certificato di idoneità non agonistico (come definito ed individuato da ultimo con le Linee Guida del Ministero della Salute 08/08/2014) per tutti i tesserati in Italia che svolgono attività organizzate dal CONI o da soggetti da questo riconosciuti (Federazioni sportive nazionali, discipline sportive associate, enti di promozione sportiva) ritenute a carattere non agonistico fatta eccezione per quanto previsto dal seguente punto b)
b) per i tesserati che svolgono attività sportive che non comportano impegno fisico: non sussiste obbligo di certificazione (ma la circolare raccomanda comunque un controllo medico) per tutti i tesserati in Italia con la qualifica di non agonisti che svolgono attività organizzate dal CONI o da soggetti da questo riconosciuti caratterizzate dall’assenza o dal ridotto impegno cardiovascolare.
Vengono elencati una serie di sport (elenco ampliato rispetto a quanto indicato dal Decreto Balduzzi in materia di defibrillatori). Tale elenco non è comunque da intendersi a titolo esaustivo perché la circolare prevede che non vige obbligo di certificazione per tutte quelle ulteriori attività “il cui impegno fisico sia minimo”.
I dubbi che nascono da questo punto sono tre.
Il primo se questa elencazione possa individuare anche, ai sensi di quanto previsto dall’articolo 5 comma 3 del D.M. 24 aprile 2013, l’area delle società sportive non tenute agli obblighi di detenzione dei defibrillatori semiautomatici e della formazione degli addetti relativi in quanto attività a ridotto impegno cardiocircolatorio.
Il secondo su quali siano i parametri sulla base dei quali poter far rientrare “le altre attività facenti capo alle Federazioni sportive nazionali, alle discipline sportive associate e agli enti di promozione sportiva il cui impegno fisico sia evidentemente minimo”, che verrebbero, per l’attività non agonistica, comunque esentati dal certificato.
Il terzo è di carattere più generale e coinvolge la disposizione di cui all’articolo 2050 del codice civile. La norma disciplina la responsabilità per le “attività pericolose” (si ricorda che per la giurisprudenza, ad esempio, costituiscono attività pericolose quelle del tiro, qui esentate dal certificato – vedi tra tutte Cassazione sentenze 28.09.1964 n. 2242 e 30.11.1977 n. 5222), per le quali chi cagiona un danno ad altri “è tenuto al risarcimento se non prova di avere adottato tutte le misure idonee ad evitare il danno”.
Infine, occorre considerare la posizione dei tesserati che non svolgono alcuna attività sportiva (non praticanti). Rientrano in tale tipologia di tesseramento tutti i tesserati dichiarati “non praticanti” da FSN, DSA ed EPS. Tale specifica qualifica dovrà risultare già all’atto del tesseramento con inserimento in un’apposita categoria all’uopo istituita.

Circolare CONI del 10 Giugno 2016 – Scarica File Pdf

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(fonte: euroconference)

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