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DICHIARAZIONE DI PRINCIPIO IN MERITO AL MOVIMENTO NEI GIOVANI

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Chi potrebbe disconoscere l’importanza di una visione della vita che ha al centro i giovani?

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Ed anche chi volesse strumentalizzare l’assunto a propri fini non è consapevole che sta provando a strumentalizzare ciò che è vero: noi siamo i nostri giovani. Tutta la nostra storia parla di giovani che crescendo hanno portato avanti la storia, hanno fatto evolvere la civiltà, hanno messo in luce le storture della vita: siamo ben consapevoli di come stride e come ci offende un’offesa fatta un bambino, come ci fanno male i bambini che hanno fame e che soffrono o che muoiono nei mille modi in cui oggi, in un mondo pazzo e violento, si può morire.
Il bambino colpito ci colpisce, perché il bambino è la sola ricchezza del mondo, tutto il nostro presente e tutto il futuro.
Allora, se questo condividiamo, possiamo condividere una visione della vita incentrata sul bambino, che ha al suo interno ed al suo centro il bambino e tutt’intorno tutto il resto.”
(Pasquale Bellotti)

Dichiarazione di principio in sette punti, in merito al Movimento dei giovani e alla sua pratica o – se si preferisce – [Piccolo] Manifesto da condividere sulla pratica del movimento nei giovani

1. Per la individuazione, la comprensione e l’eventuale adesione ai valori veramente significativi per l’uomo nella vita odierna, minacciata e complicata da ogni sorta di fraintendimenti e di ignoranze, di egoismi e di indifferenze, è di fondamentale importanza, volta per volta e caso per caso, la definizione chiara del problema e la conseguente scelta di campo, per “fare chiarezza” e tentare sia di “operare al meglio” (anche se in condizioni oltremodo difficili) sia di “fare proseliti” (la chiarezza spesso lo ottiene, magari a prezzo di una grande fatica e di risultati quantitativamente e qualitativamente incerti: “pochi ti capiscono e pochissimi ti seguono”).

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2. Per affrontare correttamente l’argomento “movimento delle fasce giovanili di età”, occorre possedere e, pertanto, partire da una visione globale della vita e dell’uomo, che riconosca nella ricerca della felicità l’obiettivo prevalente dell’esistere e che tenga sempre in considerazione, come principio guida, il rispetto per la vita stessa.

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3. Tale rispetto è anche conseguenza del preliminare sguardo interiore, con il quale si interroga se stessi e ci si chiede il motivo reale per il quale si è scelto di occuparsi di due fenomeni (movimento e giovani) così importanti e vitali e così strettamente collegati ed integrati, ai fini della possibile felicità delle persone, fin dalla tenera età e dalla giovinezza in particolare.

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4. Da una parte, la felicità deve essere identificata sia come una aspirazione della persona sia anche come un compito imprescindibile di ciascuno relativamente a se stesso (cercare la propria felicità, per il rispetto che si deve portare a se stessi: desidero essere felice e mi impegno per questo nella mia vita) e relativamente agli altri (cercare la felicità degli altri, per il rispetto che nella professione e nei rapporti di ogni genere si deve portare agli altri: desidero che gli altri siano felici e mi impegno al limite delle mie capacità per questo, specie per le persone che si affidano a me per stare bene o meglio).

5. Dall’altra parte, la felicità (che, assai fraintendendo, potrebbe essere confusa con la ricchezza e con il potere) deve essere identificata con il pieno benessere della persona, alla quale concorre grandemente anche la pratica del movimento in tutte le sue forme e manifestazioni: benessere fisico (il movimento è in grado di supportare il raggiungimento ed il mantenimento dello stare bene fisicamente) e benessere psichico (il movimento garantisce l’espressione di due imprescindibili necessità della persona: quella del gioco e quella della competizione gioiosa con se stessi e con gli altri, mentre consente altresì di apprendere abilità fondamentali che garantiscono anche esse una vita migliore).

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6. Benessere fisico e benessere psichico sono le due facce di una stessa medaglia e si può dire che si integrino perfettamente, rappresentando l’uno il presupposto dell’altro. Costituendo l’uno la causa dell’altro. Rappresentando l’uno causa ma anche effetto dell’altro.

7. Niente altro serve a delineare e a delimitare il discorso. Ogni aggiunta, che non sia una ulteriore precisazione di questi aspetti, non può che significare una strumentalizzazione o una trasformazione del pensiero autentico che sottende il ragionamento sulla pratica del movimento in generale e, soprattutto, quando esso viene riferito ai giovanissimi e ai giovani complessivamente considerati.

© Pasquale Bellotti/Marco Basilio/Alfredo Bellotti/Giovanni Di Maio/Giulio Rattazzi
Gennaio – Febbraio 2017

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