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ELETTROSTIMOLATORE: SERVE DAVVERO A QUALCOSA

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U. Miletto (con la collaborazione del Dr. F. Rocca)

Ecco un bel quesito che ci dobbiamo porre:
Ogni giorno la televisione con la sua pubblicità, ma anche tante riviste, più o meno scientifiche, del settore, ci mostrano le immagini di superuomini o di fantastiche ragazze che giurano di avere raggiunto un simile livello di prestanza atletica stando comodamente sdraiati sul divano, a leggere Topolino o a vedere in TV il loro programma preferito, mentre l’ultimo modello di elettrostimolatore faceva tutto il lavoro per loro.

DUBITATE GENTE, DUBITATE!!!
Non neghiamo che la vecchia frase anglofona “NO PAIN, NO GAIN – nessuna fatica, nessun risultato” possa essere ai giorni nostri un po’ fuori moda e dura da ascoltare ed accettare, ma è purtroppo la verità (o almeno gli si avvicina parecchio).

Certo gli elettrostimolatori possono essere utili nel recupero dopo un infortunio, o nella ginnastica pre-operatoria, quando è importante mantenere un buon tono muscolare e magari non è possibile compiere del movimento. Ma si tratta di fisioterapia, di condizioni patologiche, in cui si può solo scegliere tra la completa atrofia del muscolo o il mantenimento di un minimo tono, e l’unica possibilità è quella di limitare i danni.
Però la situazione di cui stiamo parlando è differente: non siamo in un ospedale, con la necessità di riprendere a camminare, ma conduciamo una vita normale ed abbiamo la necessità di migliorarne la qualità. E allora quello che ci serve non è più il mantenere un minimo di tono muscolare, ma portare la funzionalità del nostro corpo ad un livello superiore a quello cui siamo, che si suppone sia già sufficiente.
La domanda è dunque una: l’elettrostimolatore è in grado di far tutto questo?
La risposta, l’avrete capito, non può che essere negativa, e per alcune importantissime ragioni.
Il primo evidente limite dell’elettrostimolatore risiede nell’attivazione non specifica della meccanica muscolare.
Parlando in maniera più semplice, nei gesti tipici di molte attività sportive (nei salti, nei lanci, etc.) il movimento inizia con una fase di “pre-stretch” (pre-stiramento) della muscolatura agonista e successivo repentino accorciamento della stessa … L’elettrostimolatore non permette nulla ti tutto ciò! Non segue la fisiologia della meccanica muscolare e risulta di poca utilità hai fini della prestazione.
La seconda ragione sta nel fatto che nel mondo dell’allenamento, esclusi alcuni sport dove è richiesto dalla disciplina, è stato abbandonato l’uso delle contrazioni isometriche, cioè quelle in cui non si sviluppa movimento. La ragione è abbastanza ovvia, e si rifà al principio della specificità dell’allenamento (principio del SAID) che, senza farla troppo tecnica, dice che il nostro corpo deve essere allenato in maniera specifica, in modo simile a ciò che dovrà fare al momento della prestazione. In buona sostanza, se devo fare una gara in bicicletta, la gran parte dell’allenamento dovrò passarla in sella ad una bici; se la mia gara sono i 100 metri, non dovrò allenarmi con la maratona; e se come gara ho una partita di pallavolo, il miglior modo di allenarsi è giocare una partita di pallavolo.
Detto questo, crediamo sia evidente che l’unico modo di allenarsi alla vita di tutti i giorni, che è fatta di movimento, sia allenarsi con il movimento. E non crediamo che di movimento con un elettrostimolatore ce ne sia molto, visto che posso farlo tranquillamente sdraiato sul divano …
La terza ragione invece risiede nella “cascata ormonale” che avviene durante un allenamento.
A quanto ci è dato di sapere dagli studi più attuali l’allenamento produce risultati solo se riesce a modificare la produzione di determinati ormoni, creando quella che viene definita “cascata ormonale”. E sempre questi studi ci dicono che ciò che produce questa scarica ormonale non è altro che il movimento. Ecco quindi che, di nuovo, ci servono proprio quelle cose che l’elettrostimolatore non ci può dare, ma che sono la base dell’allenamento: movimento e fatica.
Se ancora questo non bastasse, ci sono ancora due ragioni che vogliamo esporre per farvi pensare: la prima è che il nostro corpo, qualunque movimento debba compiere, lo fa attraverso l’uso contemporaneo di più muscoli, di più gruppi muscolari, inseriti in quella che viene definita catena cinetica.
Ogni movimento umano è caratterizzato dalla modulazione degli interventi muscolari dei muscoli agonisti e antagonisti. I protocolli di stimolazione elettrica sono basati sulla stimolazione dei soli muscoli agonisti. In questo modo, non sono solo i muscoli agonisti a lavorare in maniera non specifica, ma è l’intero sistema agonista-antagonista che non viene propriamente stimolato. Le strutture propriocettive deputate alla modulazione degli interventi muscolari tra agonisti e antagonisti (in prevalenza fusi neuromuscolari e organo tendineo del Golgi) non vengono quindi stimolate in maniera adeguata e specifica. L’assenza di queste stimolazioni a carico delle strutture propriocettive potrebbe sicuramente facilitare l’isorgenza di infortuni (stiramenti e strappi) …” (Carmelo Bosco, 2002).
Lavorare con l’elettrostimolatore rischia di causare un rinforzo di una piccola parte di essa, a scapito di altre parti, creando così uno squilibrio e dando vita ad uno o più anelli forti nella catena, a cui corrispondono altrettanti anelli deboli, sedi sicure di future lesioni.
Inoltre l’uso dell’elettrostimolatore è qualcosa che il nostro corpo subisce, come un massaggio, in cui non ha parte attiva. Ora, a prescindere dai danni che un elettrostimolatore potrebbe provocare (sono stati fatti studi sulla possibilità che la scarica esterna leda le cellule nervose, sono riferiti casi di muscolo “esploso”, per l’utilizzo di una scarica troppo intensa), chiunque si sia allenato sa come sia necessaria la volontà, l’impegno mentale, per ottenere un miglioramento. Se io voglio migliorare la mia forza esplosiva, dovrò richiedere al mio corpo di compiere un movimento alla massima velocità possibile, a prescindere dal carico. E questo richiede uno sforzo, che non è solo del muscolo, ma è del cervello stesso … Èl’allenamento neurale che manca con l’uso dell’elettrostimolatore!!!
In pratica noi con la stimolazione elettrica potremmo dare al nostro corpo più potere (poco, come abbiamo visto prima), ma non insegneremmo alla nostra mente come usarlo e controllarlo, col risultato di fare più danni che altro.
Come recita lo slogan: LA POTENZA È NULLA SENZA CONTROLLO.
Ascoltate noi: NO PAIN, NO GAIN … e buon allenamento a tutti.

Bibliografia

  1. Fox E., Brower R., Foss M.: Le basi fisiologiche dell’educazione fisica – 1995 – Il pensiero Scientifico, Roma
  2. Bellotti S., Matteucci E.: L’allenamento sportivo – 1999 – UTET, Torino
  3. Weineck J.: L’allenamento ottimale – 2001 – Calzetti Mariucci, Perugia
  4. Bosco C.: La forza muscolare – Aspetti fisiologici e applicazioni pratiche – 1997 – Società stampa Sportiva, Roma
  5. Bosco C.: La valutazione della forza con il test di Bosco – 1992 – Società stampa Sportiva, Roma
  6. Bosco C., Viru A.: Biologia dell’allenamento – 1996 – Società stampa Sportiva, Roma
  7. Bosco C.: Scopriamo i pro della vibrazione e i contro degli elettrostimolatori – Fitness e Sport, anno 10, n° 2, 2002.

Gli autori:

Umberto Miletto – Dottore in Scienze Motorie, Specializzazione in Scienze e Tecniche dello Sport e dell’Allenamento, Personal Trainer I.S.S.A, Chinesiologo, Preparatore Muscolare. Attualmente titolare dello Studio di Personal Training Miletto, Torino (www.studiomiletto.com)

Flavio Rocca – Dottore in Scienze Motorie

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