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Fibrillazione atriale. I rischi per gli atleti

FIBRILLAZIONE ATRIALE. I rischi per gli atleti

Patologie differenti per atleti giovani e atleti Master

10 Ottobre 2014 – E’ risaputo che una regolare attività sportiva concorre a ridurre in maniera significativa la morbilità e la mortalità cardiovascolare. Tuttavia, ci sono sempre più evidenze di come una duratura attività fisica di resistenza possa diventare un fattore di rischio per l’insorgenza di Fibrillazione Atriale specialmente in atleti maschi adulti.
Da quanto presente in letteratura si può dedurre che:
1) Il rischio di sviluppare la Fibrillazione Atriale si concentra negli atleti attorno ai 50 anni, mentre è probabilmente annullato nelle persone più anziane per la predisposizione a sviluppare comunque la Fibrillazione Atriale a causa dell’invecchiamento del cuore
2) Il rischio riguarda essenzialmente gli atleti maschi
3) La probabilità di Fibrillazione Atriale correla con l’intensità e la durata degli allenamenti.

I fattori predisponenti lo sviluppo di Fibrillazione Atriale negli atleti sono molteplici: dilatazione atriale, infiammazione, fibrosi, alterazioni del sistema nervoso autonomo, alterazioni idroelettrolitiche, uso di farmaci illeciti.
La Fibrillazione Atriale negli atleti è generalmente sintomatica per cardiopalmo ed è quasi sempre autolimitante (Fibrillazione Atriale parossistica). La forma vagale è la più frequente negli atleti master e di solito insorge di notte o nel periodo post prandiale.
La Fibrillazione Atriale da ipertono simpatico invece è tipica degli atleti più giovani e insorge durante lo sforzo o durante il recupero.
La strategia terapeutica in questi particolari tipi di pazienti si articola in tre capitoli:
1) Detraining. Le Linee guida EACPR suggeriscono di interrompere per almeno due mesi l’attività sportiva e di valutare un’eventuale ripresa dell’attività sportiva in base all’evoluzione clinica dopo il periodo di riposo.
2) Terapia farmacologica. I farmaci più utilizzati in questa particolare categoria di pazienti sono i farmaci della classe I, quali flecainide, propafenone e chinidina.
3) Terapia ablativa. L’ablazione trans catetere, con l’isolamento delle vene polmonari, oggi può essere considerata il trattamento di prima linea della Fibrillazione Atriale sintomatica negli atleti.

Dottor Luigi Ferritto
Dipartimento di Medicina Interna – Unità di Fisiopatologia Respiratoria
Clinica “Athena” Villa dei Pini – Piedimonte Matese (CE)
E-mail: luigiferritto@email.it

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