Allenamento

LA MIA MARATONA VERSO I 90 ANNI (OK SALUTE E BENESSERE n° 5 – Maggio 2021)

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«Non so che cosa sia un raffreddore: per me lo sport è un antivirus. Mi sto allenando per New York 2024 come campione italiano in carica di marcia over 85»

  • Confessione raccolta da Marco Ronchetto

tratto da OK SALUTE E BENESSERE (n° 5 – Maggio 2021)

maratona4Alberto Peruzzo, 87 anni il 7 maggio, storico
editore italiano nel mercato librario e dell’edicola,
nonché pioniere delle tv private (con Milano Tv,
poi Rete A). Vive tra Milano e Montecarlo. Ha al
suo attivo 33 maratone ed è campione italiano
in carica nei tre chilometri di marcia over 85.

L’importante non è vivere a lungo, 90 o 100 anni, ma restare sani finché si è in vita. È la mia filosofia, quella che ha guidato tutta la mia esistenza. Non bevo. Non fumo, anche se in passato ho cercato d’imparare a farlo per mangiare poco, ma non ce l’ho fatta perché non sono mai riuscito a inspirare. Quanto all’alimentazione, beh, la mia educazione nutrizionale risale ai tempi della Seconda Guerra Mondiale, quando ero bambino (sono del ’34, classe di ferro). Sfollato da Milano in una cascina a Olginate, nel Lecchese, per tre anni ho mangiato riso e latte tutte le sere, poi, rientrato a casa, per altri tre ho avuto come piatto unico la frittata con la farina.
Così oggi faccio prima a elencare i cibi che mangio rispetto a quelli che non porto in tavola: risotto e cotoletta alla milanese, ravioli, pasta al pomodoro, frutta. Poca verdura, perché non mi è mai piaciuta e, poi, al pari della stessa frutta, ormai è plastica. Dopo aver assaggiato le ciliegie che mi compra mia moglie, mi netto le labbra e scopro dal tovagliolo che le ho viola. E i sapori, purtroppo, non esistono più.

IN PISTA SEI GIORNI SU SETTE

Soprattutto, curo l’attività fisica. Vi assicuro – e parlo in special modo a tutti coloro che hanno dai 50 anni in su – che allenarsi anche solo per dieci minuti o un quarto d’ora al giorno fa bene, migliora la nostra condizione psicofisica. Da ragazzino avevo giocato come tutti i miei coetanei al calcio in strada e a 16 anni mi ero dato al ciclismo amatoriale: correvo su strada e al Vigorelli, il famoso velodromo di Milano. Ma, poi, è subentrato il lavoro nel mondo dell’editoria. Tanto lavoro. Appena 18enne vendevo a Milano Il Popolo, il giornale della Dc, e con i miei risparmi ne lanciavo un altro, Italpress, sulle aziende italiane che esportavano all’estero. Poi all’inizio degli anni 60 ecco i libri per bambini, a cui seguiranno le biografie dei grandi, le enciclopedie a fascicoli (penso con orgoglio alla Peruzzo-Larousse), le riviste illustrate per la casa, le testate maschili (Penthouse), sportive, tecnologiche, familiari, di gossip e di salute passando dal mondo librario al mercato dell’edicola, fino alla televisione, con Milano Tv, che nel 1992, divenuta Rete A, ottiene, assieme ai canali di Berlusconi, la prima concessione ministeriale a trasmettere su tutto il territorio nazionale. Qualche anno prima, nel 1987, avevo mandato in onda il primo telegiornale privato in diretta con Emilio Fede. Nel 2005 l’ho venduta al Gruppo Espresso di De Benedetti.
Insomma, come dicevo, tanto lavoro, così che ho scoperto la corsa solo a 62 anni. Attilio Bucchi, un mio collaboratore storico (oltre che compagno di partite di pallone) ora 72enne, un giorno non era venuto al lavoro e si era giustificato dicendo di aver male ai piedi: «Colpa dei sanpietrini, ho fatto la maratona di Roma». «E non mi hai detto niente?». L’anno seguente ho corso la mia prima maratona, a New York. Dopo di allora ne ho completate altre 32, di cui 12 ancora nella Grande Mela, l’ultima a 77 anni. Al trentesimo chilometro mi era venuta la sciatica, ma non mi è nemmeno passato per la testa di ritirarmi, e ho tagliato il traguardo dopo sette ore e un quarto. Nel 2019 sono arrivato terzo agli Europei di corsa over 85 sulla distanza dei 5 chilometri, di sera sotto la pioggia a Eraclea (Venezia), e primo ai Campionati italiani indoor nei tre chilometri di marcia.
In ufficio ho una mia foto con scritto: «Campione italiano 2019/2020», a cui adesso aggiungerò come data anche questo 2021, visto che tutte le competizioni sono sospese causa pandemia. Proprio per questo vuoto di gare avevo bisogno di uno scopo per il quale allenarmi. E l’ho trovato ancora una volta nella maratona di New York. Del 2024, quando farò cifra tonda: 90 anni.
L’ho scelta perché è l’unica al mondo che ti dà 24 ore di tempo per arrivare al traguardo e io mi sono proposto di percorrerla in otto ore e mezza a ritmo di marcia. Mi sto preparando al mattino e al pomeriggio sei giorni su sette, con la domenica di riposo.
Sono iscritto alla società sportiva Don Kenya Run e, con i centri sportivi chiusi per Covid, utilizzo come pista di allenamento la ciclabile che passa sotto la mia sede di lavoro. Avanti e indietro, con l’obiettivo di tenere i dieci chilometri quest’anno, i venti il prossimo, i trenta il successivo e, infine, di presentarmi nel 2024 a Central Park.
Sì, per me la pratica sportiva è un vero antivirus: non so neanche che cosa sia un raffreddore.

Alberto Peruzzo

 

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Se correttamente eseguita l’attività fisica fa bene a qualsiasi età, perché migliora la funzionalità sia cardiocircolatoria sia respiratoria, favorisce l’aumento della massa muscolare e ossea, diminuisce i livelli di colesterolo, brucia i grassi e contrasta l’iperglicemia. Tuttavia, quando ci sottoponiamo a uno sforzo fisico occorre prestare attenzione alla «macchina», cioè al nostro organismo, soprattutto con l’avanzare dell’età.

  • GLI ESAMI
    Quando s’inizia a praticare uno sport dopo i 45-50 anni e anche oltre, come nel caso dell’editore Alberto Peruzzo, è necessario sottoporsi a un controllo medico iniziale, che poi assumerà una scadenza periodica, il quale non si limiti agli esami base previsti per la visita medico-sportiva, ma che preveda maggiori approfondimenti.
    In particolare occorrono:
    analisi di laboratorio per monitorare, ad esempio, la funzionalità renale e i livelli di elettroliti, colesterolo e trigliceridi
    una prova da sforzo al cicloergometro. Le varie federazioni sportive la richiedono, assieme al test di Master sul gradino, per gli atleti over 35 o 40, in quanto approfondisce la funzionalità cardiaca ed evidenzia eventuali anomalie della funzionalità coronarica. L’esame, però, va effettuato presso un cardiologo o una struttura sanitaria specializzata nella medicina sportiva, perché il test a cui viene sottoposto un cardiopatico o una persona che deve verificare l’eventuale presenza di patologie cardiache è più «leggero» rispetto a quello fatto a uno sportivo e, quindi, potrebbe non evidenziare correttamente eventuali variazioni durante lo sforzo
    un ecocardiogramma, che segnali eventuali variazioni anatomiche del cuore, situazioni spesso presenti nelle persone di età avanzata che magari non creano grandi problemi nella vita normale, ma possono dare origine a disturbi durante l’attività fisica
    accertamenti per chi soffre d’ipertensione, uno stato che non controindica lo sport se ben compensato e controllato dal punto di vista farmacologico, sul rischio di danni da alta pressione agli altri organi che non siano il cuore (per esempio, lesioni alla retina degli occhi).
  • LA GRADUALITÀ
    La pratica sportiva, soprattutto se neofiti (ma, comunque, bastano sei mesi d’inattività per perdere tutti gli adattamenti allo sport), va, poi, iniziata con un’attività gradualmente aumentante, meglio ancora se partendo da discipline nelle quali il carico di gravità è ridotto, quindi il nuoto e non la corsa.
  • LA PROTEZIONE
    Infine la protezione delle strutture di sostegno – caviglia, ginocchio, anca, colonna vertebrale – deve essere mirata e molto attenta, soprattutto nel caso si pratichino sport che tendono a sovraccaricarle, come corsa, tennis, pallavolo o pallacanestro. A tal proposito bisogna ricordare che il tono della muscolatura si ottiene solo tramite esercizi specifici e non con la disciplina che si è scelta.

SI RINGRAZIA OK SALUTE & BENESSERE PER AVER AUTORIZZATO LA RIPRODUZIONE DELL’ARTICOLO

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