Covid-19

LA VARIANTE DELTA SI DIFFONDE IN EUROPA: è allarme sui vaccini

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La variante Delta si diffonde in Europa: è allarme sui vaccini

SANITÀ PUBBLICA

dottnet
REDAZIONE DOTTNET – 14/06/2021

Speranza: Le Regioni devono adeguarsi alle nuove indicazioni del governo su AstraZeneca. Cavaleri (Ema): stop al vaccino AstraZeneca per tutti; vietarlo anche agli over 60 è un’opzione che molti Paesi, come Francia e Germania, considerano alla luce della maggiore disponibilità dei vaccini a mRna.
Nel dubbio sull’efficacia e sugli effetti collaterali dei vaccini s’insinua la variante Delta che sta destando allarme in tutta Europa. Soprattutto perché sembra resistere ai vaccini. Al momento in Italia la percentuale di contagiati con la mutazione – che è il 60% più trasmissibile di quella inglese ora chiamata Alpha – si attesta all’1% ma le notizie che arrivano da Oltremanica dove le 12 persone morte erano state vaccinate con la seconda dose da almeno 14 giorni – fanno preoccupare anche all’indomani del ritrovamento del focolaio in una palestra milanese. “Noi facciamo il tampone a chi entra in Italia. Se dovessero ricominciare ad aumentare i contagi, anche noi dovremmo reinserire la quarantena per chi arriva dall’Inghilterra“, ma “non ci siamo ancora” ha detto il premier Mario Draghi in conferenza stampa al termine del G7.
La variante Delta intanto ha già fatto la sua apparizione in Francia e Spagna dove le autorità stanno correndo ai ripari “perché la situazione è seria”. C’è però da dire che il vaccino della Pfizer/BioNTech riesce a neutralizzare sia la Delta sia e la B.1.525 o Eta, identificata per la prima volta in Nigeria, come indica lo studio pubblicato sulla rivista Nature dai ricercatori dell’Università del Texas di Galveston. In un contesto così complesso ritorna in ballo la questione AstraZeneca: “Abbiamo un messaggio chiaro su AstraZeneca, cioè evitare l’uso sotto i 60 anni e questo vale sia per la prima sia per la seconda dose e per questo per la seconda dose si useranno vaccini mRNA. Questa è una posizione chiara, netta delle nostre autorità e chiediamo alle autorità regionali di allinearsi ai piani nelle prossime settimane“. Il ministro della Salute, Roberto Speranza, ha chiarito la posizione del Governo su questo punto ufficializzata dalla nuova circolare del ministero della Salute (clicca qui per scaricare il testo completo)che cambia ancora una volta le indicazioni sulla somministrazione del vaccino di AstraZeneca.  “Il tasso di incidenza si è trasformato in medio e poi basso e dunque i nostri scienziati danno nuove indicazioni che sono assunte unanimemente e che dobbiamo assolutamente rispettare – ha spiegato Speranza -. Anche per Johnson&Johnson già era vigente una raccomandazione e penso che queste indicazioni le dobbiamo assumere tutte pienamente e che consentono di affrontare questa seconda parte della campagna di vaccinazione”.
Vorrei riaffermare che la campagna di vaccinazione è l’arma che abbiamo per chiudere questa fase. Da lunedì due terzi del paese sarà in zona bianca e questo ci consente di guardare con fiducia e molte altre regioni potranno andare in zona bianca con questi dati”, ha sottolineato il Ministro. “Quanto alla vaccinazione eterologa – ha continuato – ci sono studi incoraggianti che indicano una risposta addirittura migliore. Come sempre dobbiamo affidarci ai nostri scienziati”.
Sulla questione è intervenuto anche il coordinatore della task force vaccini dell’Ema, Marco Cavaleri che ha corretto il tito sulla sua dichiarazione alla Stampa di sabato scorso: “Alla luce dei recenti casi di trombosi emersi anche in Italia ma soprattutto della disponibilità di dosi di altri vaccini e della situazione dei contagi in calo, ora “sarebbe meglio vietare il vaccino AstraZeneca a tutti, come fanno molti Paesi, tra cui Francia e Germania”, aveva infatti affermato al quotidiano torinese. Ieri invece ha smussato la sua opinione: “E’ bene usare tutti i vaccini disponibili, mirando a coprire tutti i soggetti a rischio quanto prima”, ha puntualizzato all’ANSA Cavaleri: “Tutti i vaccini approvati dall’Ema, incluso il vaccino di AstraZeneca, mantengono un rapporto rischio beneficio positivo soprattutto nei soggetti anziani e vulnerabili, per cui dovrebbero continuare a essere utilizzati”. Immediata la replica del Ministro Speranza: “Sto agli atti formali che produce Ema, con tutto il rispetto per ciascuno non possiamo stare ogni giorno alle interviste. Negli atti formali Ema è molto chiara per AstraZeneca e dà una indicazione di possibilità di utilizzo dai 18 anni in su. Le indicazioni dei nostri scienziati, insieme al ministero e all’Aifa, vanno nella direzione che io ho indicato, e cioè uso di AstraZeneca sopra i 60 anni sia per la prima sia per la seconda dose“.
Intanto il governatore della Campania, Vincenzo de Luca, dice no al mix di vaccini. “La Regione Campania ritiene necessario fare scelte chiare. Da oggi, non somministreremo più dosi di vaccino a vettori virali, a nessuna fascia di età. Proseguono Pfizer e Moderna. Chi ha fatto la prima dose di Astrazeneca sopra i 60 anni, può completare il ciclo con Astrazeneca. Per i soggetti sotto i 60 anni (tranne che per chi è alla 12ma settimana) non si somministrano vaccini diversi dalla prima dose, sulla base di preoccupazioni scientifiche che invieremo al Governo. Sollecitiamo risposte senza le quali manterremo la linea di rifiuto del mix vaccinale”.

Ecco le nuove disposizioni del CTS sui vaccini

La circolare si basa sul parere del Comitato tecnico scientifico (CTS) che sottolinea come “il cambiamento di scenario epidemiologico in considerazione del basso livello di circolazione virale e della prevalente disponibilità di vaccini a mRNA, tenuto conto del principio di massima cautela e del principio di equità che richiede di assicurare a tutti i soggetti pari condizioni nel bilanciamento benefici/rischi, consente di attualizzare le indicazioni vigenti, e, pur rimandando alla competenza e responsabilità delle Autorità amministrative a ciò preposte, di rafforzare la raccomandazione per l’uso della prima dose del vaccino Vaxzevria nei soggetti di età superiore a sessanta anni, nei quali il beneficio derivante dalla vaccinazione supera i potenziali rischi collegati allo sviluppo di fenomeni VITT associati alla vaccinazione”.

La seconda dose
Lo stesso parere, per quanto riguarda la seconda dose di AstraZeneca, sottolinea che “è raccomandato continuare la somministrazione con il vaccino Vaxzevria per i soggetti di età superiore a sessanta anni. Sotto i sessant’anni di età, pur essendo i fenomeni trombotici assai meno frequentemente associabili alla somministrazione della seconda dose, in ottemperanza a un principio di massima cautela ispirato a prevenire l’insorgenza di fenomeni VITT in soggetti a rischio estremamente basso di sviluppare patologia COVID-19 grave, nonché in ottemperanza del principio di equo trattamento sopra richiamato, si ritiene raccomandabile l’utilizzo di un vaccino a mRNA nei soggetti di età inferiore ai 60 anni”. Il CTS specifica poi che “la somministrazione della seconda dose a mRNA dovrebbe avvenire – sulla base di studi disponibili – a una distanza compresa tra le 8 e le 12 settimane dalla somministrazione della prima dose di Vaxzevria”.

Per il vaccino Janssen resta raccomandazione per over 60
Il CTS ha chiarito anche la sua posizione sull’altro vaccino a vettore virale, quello fabbricato da Janssen (J&J) sottolineando che “pur tenendo conto delle analogie esistenti tra il vaccino Vaxzevria e il vaccino Janssen, per quanto riguarda sia le piattaforme che la tipologia di eventi tromboembolici riportati nella letteratura, lo stato attuale delle conoscenze (che fanno propendere per un rischio associato all’adenovirus), il numero di poco superiore al milione di dosi a oggi somministrate nel Paese e la rarità, anche in ambito Europeo, delle segnalazioni di VITT a oggi disponibili, non permettono di trarre valutazioni conclusive rispetto al rapporto beneficio/rischio relativo al vaccino Janssen, connotato dal vantaggio della singola somministrazione, peculiarità che può risultare di particolare beneficio in determinate categorie di popolazione”. Il vaccino Janssen – ricorda quindi il CTS – viene raccomandato, anche alla luce di quanto definito dalla CTS di AIFA, per soggetti di età superiore ai 60 anni. Qualora si determinino specifiche situazioni in cui siano evidenti le condizioni di vantaggio della singola somministrazione ed in assenza di altre opzioni, il vaccino Janssen andrebbe preferenzialmente utilizzato, previo parere del Comitato etico territorialmente competente”.

Open day nel rispetto delle fasce di età
E infine anche un richiamo alle Regioni per gli Oped Day: “Il CTS raccomanda che le Regioni ogniqualvolta promuovano eventi Open Day che sensibilizzano alla vaccinazione anti-SARS-CoV-2, rispettino le indicazioni per fasce d’età, rendendo quanto più possibile l’approccio alla vaccinazione omogeneo sul territorio nazionale”.

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