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SPORT E CONCUSSION

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sport concussion

di Maurizio Ronchi
Coordinatore e Soccorritore staff medico Seregno Rugby

I dati sulla “concussion” in Europa danno una media annua di 1,7 mln traumi alla testa nello sport. Questi sono quelli noti, la punta dell’iceberg, poi c’è tutto il sommerso: dilettantismo, amatoriale, giovanili e scuola, non quantificabile ma stimato in un numero molto importante. Sono questi dati che ci devono indicare la via di un’azione comune, per il cambiamento di mentalità, approccio e stile di gioco-sport.
Lo dobbiamo tutti noi che a vario titolo siamo nello sport, per rispetto verso gli atleti; dare loro la possibilità di comprendere la commozione cerebrale, cosa succede quando la subisci e come affrontarla assieme. Assolutamente dev’essere chiaro il messaggio: “conoscere per prevenire“ senza fare inutili allarmismi tipo che i bambini o chiunque altro non dovrebbero praticare certi sport a rischio di concussion. Quel che deve passare come insegnamento è comprendere che si può e si deve poter giocare in condizioni di miglior sicurezza possibile. Di dare all’infortunato il rispetto che merita e la sicurezza che puoi avere il miglior aiuto e supporto durante il percorso per guarire e ritornare a giocare.
Dobbiamo condividere le nostre esperienze, seppur diverse e distanti, con tutte le persone nello sport: da chi lo pratica a chi lo insegna, da chi lo gestisce a chi lo regolamenta, dagli studiosi e scienziati ai soccorritori, fino allo spettatore. Insieme per accelerare questo cambio di mentalità, per essere interconnessi e per confrontarsi col comune scopo, la salute dell’atleta. Questa condivisione dev’essere la base solida su cui poggiare un’azione comune. E’ tempo di pianificare una seria informazione e formazione a tutti i livelli dello sport, cosicché la concussion abbia un significato certo e ben identificabile da tutti. La concussion non fa discriminazioni; certo che alcuni sport hanno più probabilità che accada, l’importante è che più persone possibili possano esser pronte a intervenire, riconoscerla e gestire al meglio l’immediato.
Prendo questa frase del prof. Giuseppe Lazzarino, docente di biochimica presso UniCt: “Bisogna sempre tener presente che la complicanza più grave di un trauma cranico lieve è il non riconoscerlo“. Il PROBLEMA sta proprio nel non riconoscerlo, vuol dire che il PROBLEMA concussion, specie nello sport di base, non è conosciuto per la poca informazione.
Una condivisione scientifica/esperienziale deve sostenere nuove vie per lo sviluppo di protocolli semplici, fruibili e applicabili da tutte le persone coinvolte nello sport. Un’informazione scientifica precisa ma semplice, aiuta a smantellare i falsi miti di alcuni sport adrenalinici: eh dai che è solo una botta alla testa, fa parte del gioco! NO, perché in qualche modo la minimizza. Piuttosto se hai subito una concussion o sospetta tale, non liquidarla semplicemente come un “colpo alla testa” o pensare che starai bene per tornare ad allenarti il prossimo martedì. Non si deve aver vergogna di segnalarla: è per la tua salute sportiva e per la qualità della tua vita.
Questo è il cambio di mentalità, è questa urgenza che dobbiamo trasmettere, preoccupandoci per chi pratica lo sport già a partire dalla scuola e a seguire al dilettantismo all’amatoriale fino all’elite. L’urgenza affinché i futuri atleti possano praticare sport in modo più sicuro, con più conoscenza e coscienza.
È primario formare la presa di coscienza sulla concussion, affinché si faccia una seria prevenzione e gestione dei rischi, e dare una soluzione alla “ causa concussion ” quantomeno per la gestione immediata. Sapere cosa fare e cosa non fare, può davvero far la differenza per la salute dell’atleta, sull’esempio più che positivo avvenuto con l’apertura agli operatori laici del BLSD per l’arresto cardio-respiratorio.
Non si devono formare diagnosti o neurologi, ma formare persone consapevoli sulla concussion, su come gestirla nell’immediato, riconoscendo segni e sintomi e su come procedere nel “ percorso concussion ”: questa è la mentalità vincente per aiutare i nostri atleti.
Auspico un urgente confronto, uno scambio di esperienze sulle rispettive attività di ricerca e buone pratiche sulla gestione della concussion, per ottenere una linea guida comune ma sempre aperta a personalizzazioni.
Sappiamo come gli studi di questi ultimi anni, sconsigliano giustamente la standardizzazione dei protocolli, e lasciare spazio per poter adattare alcuni test e procedure a seconda dell’atleta e della sua condizione/risposta. Sarà l’occasione di lavorare insieme e riflettere in maniera costruttiva e condivisa sui traumi concussivi, tema ormai divenuto urgente e pressante per tutti i livelli di gioco, età e sport.

PER SAPERNE DI PIÚ:

 

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