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ZANZARE! LA GUERRA E’ COMINCIATA

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Testo di Elisabetta Gramolini

Con l’arrivo dei primi caldi il nemico volante è in agguato: impara a conoscerlo con l’aiuto degli esperti, a prevenire le invasioni a casa tua e a scegliere le armi più efficaci per difesa e contrattacco.

Un inverno dalle temperature miti, piogge torrenziali neanche fossimo ai Tropici e un mese di febbraio caldissimo come non si ricordava da due secoli. Tutti fattori che inducono gli esperti a prevedere quest’estate una lotta più che mai agguerrita contro un fastidioso e odiato insetto, la zanzara. Di solito, con le basse temperature invernali, buona parte delle larve e degli esemplari in circolazione non sopravvive, ma la stagione alle spalle è stata anomala e, come molti si saranno resi conto, il banchetto del nostro sangue è già cominciato. I rimedi in commercio per rendere la nostra pelle poco appetibile sono innumerevoli ma, come suggeriscono gli esperti, è importantissimo andare alla fonte del problema: «In primis eliminare i ristagni d’acqua, gli habitat perfetti per depositare le uova», spiega Claudio Venturelli, entomologo della Ausl della Romagna. Chi per esempio non ha mai dimenticato un po’ d’acqua nei sottovasi delle piante? Un recipiente o un innaffiatoio sotto la pioggia? È chiaro come basti veramente poco alle zanzare per moltiplicare il loro esercito. L’azione scatta in primavera. Nelle grandi città, come Roma e Milano, le ordinanze per la disinfestazione sono state emesse già a partire da metà aprile. In particolare si parla della zanzara tigre, una specie (Aedes albopictus) che ha fatto il suo debutto in Italia circa vent’anni fa. A differenza della nostrana Culex pipiens, la tigre (chiamata così per le striature bianche) attacca di giorno e soprattutto agli arti inferiori. Ama depositare le uova nei copertoni delle auto ed è forse proprio così che è giunta fino a noi dall’Asia. È soprattutto contro la Aedes albopictus che gli interventi delle municipalità sono mirati con prodotti insetticidi che devono essere rigorosamente regolamentati dalle normative europee. Negli ultimi anni, però, non sono mancate critiche su questo tema. La crisi delle casse comunali ha abbassato la spesa destinata alla voce disinfestazione e il rischio è che si compiano interventi non adeguati o con prodotti addirittura tossici pur di risparmiare. L’attenzione degli assessorati all’ambiente verso i consorzi o le imprese a cui vengono affidate le bonifiche deve mantenersi quindi sempre alta. Ai cittadini, inoltre, le ordinanze chiedono di usare il buon senso e controllare lo stato del proprio giardino o terrazzo. Ma anche di non affidarsi ai rimedi fai da te con ricette chimiche improvvisate.

Il pezzetto di rame, utile ma …
Quando si parla di rimedi contro le zanzare non si può non menzionare il filo di rame immerso nel sottovaso o nei recipienti d’acqua. Giusto. Il metallo blocca la crescita delle uova, rendendo l’habitat non più un appetibile deposito. Ma perché non eliminare alla fonte il problema togliendo direttamente l’acqua? «Oltretutto se il pezzo di metallo viene ricoperto inavvertitamente di terra o di foglie tutti i nostri sforzi rischiano di vanificare», spiega Venturelli. «Nell’acqua il metallo si ossida molto in fretta rivestendosi della famosa patina verde rame bloccando il rilascio di ioni attivi letali per le zanzare. La cosa da sfatare è che le monete da 1, 2, 5 centesimi di euro siano costituite da rame. «Queste monetine», ricorda l’entomologo, «sono fatte con una lega di metalli vari che non hanno effetti sulle larve di zanzara. È bene ricordare che la quantità di rame utilizzata in laboratorio per combattere le zanzare è di circa 20 grammi per litro, deve essere ben pulito e ben distribuito su tutta la superficie dell’acqua. Solo in queste condizioni ha un’efficacia sul 40% delle larve presenti per un breve periodo».

IL PUNGIGLIONE – In queste illustrazioni è raffigurata l’anatomia del tratto alimentare della femmina adulta della zanzara Aedes. Quello che chiamiamo comunemente pungiglione è in realtà la proboscide, protetta dal labium (sotto, nel dettaglio): questa struttura è sia apparato perforante, sia canale per il passaggio del cibo.

Lozioni e spray, gli alleati più forti
Ma anche pomate o stick: sono tutti i prodotti contenenti il DEET (dietiltoluamide), il principio attivo più usato ed efficace. Questa sostanza fa in modo che le zanzare non pungano in quanto agisce direttamente sui loro recettori nervosi, le antenne, la cui percezione viene modificata. «Il DEET viene generalmente utilizzato a concentrazioni intorno al 15%, in quanto a livelli più alti potrebbe causare irritazione cutanea e, se assorbito, essere neurotossico», spiega Norma Cameli, primario di dermatologia dell’Irccs Istituto Dermatologico San Gallicano di Roma. Altra sostanza valida di introduzione più recente sul mercato è la picaridina (KBR3023) che resta sulla superficie della pelle e non viene assorbita.
Avvertenze. È necessario non esagerare con le quantità di qualsiasi prodotto a base di elementi chimici. Controllare sempre l’elenco degli ingredienti se si è soggetti ad allergie dovrebbe poi essere la regola aurea, come consigliano i dermatologi. Importante è poi non superare le due applicazioni al giorno, a distanza di almeno 4-5 ore l’una dall’altra. Per avere un’azione efficace è preferibile stendere creme o spray sulla pelle scoperta, asciutta, pulita e priva di lesioni o precedenti irritazioni che con i prodotti potrebbero degenerare. Meglio poi usarli di giorno e non di notte, visto che la loro efficacia non dura oltre le 4 ore.

Zampironi, solo all’esterno
Il loro nome lo devono a chi li ha inventati, un farmacista veneziano, Giovanni Battista Zampironi, vissuto nella seconda metà del XIX secolo. Gli zampironi sono prodotti con la polvere compressa di piretro, un insetticida naturale estratto da una pianta simile a una margherita, della famiglia delle Asteracee. La sua azione è simile agli altri rimedi chimici perché agisce sul sistema nervoso delle zanzare, inibendo la loro azione fino a provocarne la paralisi. ?
Avvertenze. Mai accendere gli zampironi al chiuso: sprigionano fumo che non va inalato direttamente. Meglio disporli all’aperto dove la loro efficacia è simile ai fornelletti e ai diffusori ad elettricità.

Fornelletti, la soluzione notturna
Per evitare di perdere il sonno con sfibranti battute di caccia, il metodo tradizionale è il fornelletto o il diffusore da attaccare a una presa elettrica. Entrambi rilasciano nell’ambiente sostanze insetticide in grado di allontanare gli insetti (come permetrina, alletrina, esbiotrina, cipermetrina e deltametrina). È stato riconosciuto che, utilizzati secondo le istruzioni, questi strumenti non sono nocivi per l’uomo. Inoltre la quantità (1-2 milligrammi di prodotto per metro cubo) è bassa e non risulta dannosa in una stanza di medie dimensioni (sopra i 15 metri quadrati).
Avvertenze. Come per tutti i rimedi chimici, attenzione alle quantità eccessive! Una continuata esposizione può provocare sintomi vari come malessere generale, nausea e mal di testa o addirittura problemi epatici, ma solo per le persone predisposte al tipo di patologia. Da evitare il contatto con la bocca o con gli occhi e, nel caso avvenga, è consigliabile rivolgersi a un medico. Fare quindi molta attenzione ai bambini che potrebbero ingerire il liquido dei diffusori. In questo caso è superfluo ricordare di ricorrere al pronto soccorso perché il rischio è l’avvelenamento. Rare invece sono considerate le allergie da piastrine o da liquido, ma nel caso sopravvengano i sintomi conviene sospendere immediatamente l’uso.

Insetticidi spray, con prudenza
Il principio è lo stesso delle piastrine nei fornelletti: le sostanze vengono spruzzate in un locale e gli insetti non si avvicinano. È consigliabile usarne poco, in una stanza con le finestre aperte e almeno un paio d’ore prima di soggiornarci. «Massima attenzione all’etichetta», però, suggerisce Enrico Alleva, etologo dell’Istituto Superiore di Sanità. «Gli insetticidi non devono contenere sostanze neurotossiche, come il chlorpyrifos, che possono magari portare problemi di tipo intellettivo nei bambini e alla demenza negli anziani».

Ultrasuoni, il richiamo dell’amore
È noto come siano solo le femmine di zanzara già fecondate a pungere. Il loro scopo è quello di fare scorta di sangue per portare a maturazione le uova. Quindi perché non allontanarle creando le condizioni ideali per un incontro d’amore fra gli innocui maschi e le femmine non ancora fecondate? La soluzione sta negli ultrasuoni, i segnali emessi dagli esemplari maschi in cerca dell’anima gemella. Gli apparecchi elettrici oggi in commercio, così come le applicazioni per gli smartphone, simulano lo stesso richiamo su lunghezze d’onda tra i 50mila e i 90mila Hertz che risultano impercettibili all’uomo. «L’efficacia di questi strumenti non è stata ancora provata scientificamente» ricorda Alleva. «Di sicuro i maschi emettono ultrasuoni per attirare le femmine ma lo fanno anche altre specie animali presenti nello stesso momento nel giardino. L’interferenza di diversi segnali potrebbe annullare il risultato sperato. E non è detto poi che gli ultrasuoni siano efficaci per tutte le specie, magari in quel momento ne vola una a cui il richiamo è indifferente».
Avvertenze. Cani e gatti domestici potrebbero non gradire il metodo antizanzare con gli ultrasuoni. A differenza di noi, loro li sentono. Anche se gli strumenti sono stati finora studiati per non infastidire gli amici a quattro zampe, è consigliabile che durante l’uso si osservi il loro comportamento perché l’effetto è in relazione al loro grado di sensibilità agli stimoli. Se si innervosiscono e cercano in tutti i modi di allontanarsi dalla fonte, allora è meglio interrompere il richiamo. I cani potrebbero iniziare a ululare o essere molto agitati.

Macchinette elettriche, scosse mortali
Come se fossero delle sedie elettriche per insetti, questi apparecchi fulminano con la corrente le vittime che cadono facilmente nella trappola. Attirate dalla luce azzurra emessa dalle lampade, le zanzare vengono bloccate dalla griglia elettrificata che le protegge. Non vanno mai posizionate a terra, ma appese a circa due metri dal suolo. Non ci sono particolari avvertenze per usare questo tipo di trappole, tranne ovviamente non toccare la griglia! Lo stesso meccanismo d’azione è alla base delle racchette fulmina-zanzare che rappresentano un fenomeno commerciale degli ultimi anni.

Candele alla citronella, effetto blando
Al di là del profumo che emanano, leggermente agrumato, e l’atmosfera che creano nelle notti d’estate, la loro efficacia è bassa. Il loro tentativo di allontanare le zanzare è blando, come confermato dall’esperto botanico. Meglio accenderle all’aperto. Negli spazi chiusi il fumo potrebbe provocare mal di testa.

Zanzariere, le barriere fisiche
Se le vogliamo fissare alle finestre possono essere di maglia fitta in tessuto sintetico o di metallo. Si rendono utili soprattutto nelle case al mare e in campagna, in prossimità di zone umide come laghi o fiumi, e il loro costo parte da pochi euro fino a cifre più alte se richiediamo l’installazione dei modelli metallici e scorrevoli. Sono tornate di moda anche quelle zanzariere in tessuto che si fissano al soffitto e si fanno pendere sopra il letto oppure sulle culle, anche se è necessario in questo caso assicurarsi che non ricadano in faccia al bambino per non rischiare il soffocamento. Una nota marca di mobili recentemente ha dovuto ritirare un prodotto proprio per questo motivo.

Rimedi vegetali, bassa protezione
C’è chi esalta le qualità del geranio. «Ma bisognerebbe cospargersi di foglie o strofinarsele addosso senza tra l’altro essere certi del risultato», spiega Franco Bruno, docente di botanica al dipartimento di biologia dell’Università La Sapienza di Roma. Stessa cosa per cedro, menta piperita o verbena. Certo, l’effetto sarebbe molto profumato. Ma non è detto che le zanzare disdegnino. All’estremo opposto, c’è chi consiglia una lozione d’aglio ad alta concentrazione. «Il succo d’aglio conterrebbe sostanze solforate che mascherano l’odore dell’anidride carbonica, così che la zanzara diventerebbe incapace di localizzare il corpo umano», riconosce Cameli che, comunque, raccomanda per la salute della pelle e dell’organismo di evitare qualsiasi mistura casalinga. Le piante carnivore mangiano qualsiasi tipo di insetto, e quindi anche le zanzare. Ma chi pensa che possano essere risolutive per debellare l’odioso nemico estivo si sbaglia. «Il tempo di digestione della preda è piuttosto lungo e varia da specie a specie», racconta Bruno. «Per avere un’azione insetticida efficace occorrerebbe averne una coltivazione intensiva dentro casa. In più, solo per alcune specie, fra le mura domestiche dovremmo mantenere costante tutto l’anno la temperatura di 28 gradi e un’umidità del 100%. Per altre tipologie, occorrerebbe invece mantenere la temperatura bassissima, tipica delle alture a cui sono abituate in origine. Per tutte, dovremmo poi assicurare acqua distillata e un terreno privo di azoto». Da qualche anno, nel vastissimo mercato dei rimedi anti-zanzare ha fatto il suo esordio la catambra, pianta che avrebbe la straordinaria dote di allontanare più di altre gli insetti. «Contiene catalpolo, sostanza poco gradita alle zanzare, ma non esistono lavori scientifici che provino la sua efficacia», conclude lo studioso di botanica. La pianta è stata creata in un vivaio italiano e brevettata a livello europeo. Secondo il suo ideatore contiene quattro volte la quantità di catalpolo rispetto alla specie originaria.

Pipistrelli, la natura fa il suo corso
A volte dimentichiamo come le zanzare siano inserite in un unico ecosistema in cui convivono predatori e prede. Se per loro il nostro sangue è un banchetto ideale, è anche vero che le zanzare stesse siano un bocconcino appetibile per una serie di animali. Per primi i pipistrelli. Questi mammiferi volanti stanno guadagnando le simpatie di molte amministrazioni locali impegnate nel loro ripopolamento al fine di sfruttarli come killer degli odiosi insetti. «Gli interventi di disinfestazione andrebbero programmati nel lungo periodo», commenta Alleva. «I sindaci lungimiranti dovrebbero effettuare un censimento degli insettivori e incrementare la loro popolazione così come si è iniziato a fare diffondendo sugli alberi le bat box, le casette destinate ai pipistrelli». Secondo alcuni ricercatori, tuttavia, la zanzara tigre non può essere una loro preda ideale dal momento che le due specie hanno orari differenti. Oltretutto, studi sulla dieta dei pipistrelli hanno dimostrato che solo l’1 per mille degli insetti mangiati corrisponde alle zanzare. Che siano utili o meno i pipistrelli, il consiglio è di stare attenti ai nostri comportamenti e non affidare mai la disinfestazione del giardino a ditte che non utilizzano prodotti certificati. Oltre ad essere dannosi per l’uomo, gli insetticidi allontanano se non uccidono i piccoli anfibi, i rettili o gli uccelli che mangiano le zanzare (come le lucertole, i gechi e le cinciarelle). «Le sostanze chimiche attaccano il sistema nervoso delle zanzare ma anche quello dei loro predatori», conferma il neuroscienziato. Senza dimenticare poi che un intervento nel nostro giardino si rende vano se in quello del vicino non si compie alcuna disinfestazione.

Lenzuola impregnate, a letto sicuri
Alcune aziende di biancheria per la casa hanno iniziato a commercializzare questo tipo di tessuto trattato e imbevuto di essenze e olii essenziali naturali come la menta e il limone. Le ditte assicurano un’azione di schermo di ben 30 centimetri intorno al lenzuolo, ma non ci sono studi scientifici che ne confermino l’efficacia. Ideate per mantenere la loro funzione repellente anche dopo molti lavaggi, queste lenzuola non presentano controindicazioni dannose all’uomo come allergie o irritazioni. E, particolare che forse dispiacerà ad alcuni, non profumano e sono inodori.

Indumenti repellenti, la protezione indosso
Alcune zanzare pungono anche attraverso i vestiti quindi, specie se si ha intenzione di viaggiare verso mete esotiche, può essere utile spruzzare sui capi della permetrina, sostanza repellente non solo per le zanzare ma anche per altri parassiti. È venduta in confezione spray da 100-150 grammi con diverse concentrazioni. L’efficacia dura otto settimane anche dopo diversi lavaggi. Non sono state riscontrate reazioni allergiche finora e anche l’assorbimento attraverso la pelle è scarso. Per chi gioca a golf la lotta alle zanzare può essere un’abitudine. Un marchio del settore ha ideato già da alcuni anni un kit per i golfisti in cashmere che va dai calzini al cappellino. La sostanza insetticida è applicata sulla pregiata fibra ed è studiata per mantenersi anche dopo i lavaggi e l’uso. Il corredo non è tossico né ipoallergenico ma non è nemmeno economico…

Raggi Laser, l’ultima frontiera
Fra i più recenti e innovativi ritrovati c’è una macchina a raggi laser che intercettano l’insetto e lo annientano in pochi attimi. Finora non è stata commercializzata ed è ancora al centro delle ricerche della Columbia University, finanziate dal magnate Bill Gates, con lo scopo umanitario di debellare così la malaria nei Paesi più colpiti.

Prevenire prima che curare
Life-Conops è un progetto europeo che vede lavorare fianco a fianco i ricercatori italiani e greci per fronteggiare nuove epidemie provocate da specie di zanzare non autoctone. È stato infatti osservato che in relazione al cambiamento climatico nell’Europa del Sud, alcuni tipi di insetti originari delle zone più calde (come Aedes albopictus, Aedes aegypti, Aedes atropalpus, Aedes koreicus, Aedes japonicus, Aedes triseriatus) abbiano scelto di soggiornare anche da noi. Alcuni ricorderanno che nel Nord Italia, nell’estate del 2007, è stato riscontrato un focolaio del virus Chikungunya che ha coinvolto circa 250 persone. Oppure nel 2010, nel Sud della Francia, le infezioni endemiche causate dall’arbovirus e i casi di dengue autoctona registrati in Croazia. Avviato a settembre dell’anno scorso, il progetto Life-Conops vedrà la conclusione alla fine del 2017.

La vittima ha il sangue dolce? Una bufala!
È ora di sfatare una volta per tutte la convinzione che chi ha il sangue dolce debba essere una succulenta preda per questi minuscoli vampiri. Le zanzare sono attratte dal sudore, dal nostro respiro, in particolare dall’anidride carbonica che emettiamo, e da alcuni tipi di pelle. I soggetti a rischio sono coloro che praticano sport e le donne incinte, perché emettono una maggiore quantità di anidride carbonica. Gli sportivi sono doppiamente esposti perché durante la pratica i loro muscoli producono l’acido lattico, che attrae irresistibilmente le zanzare. Chi poi, per esempio, ha un derma ricco di steroidi e colesterolo rappresenta un gustoso bersaglio, anche se ciò non significa che occorra mettersi a dieta. «Un metodo efficace ce lo suggeriscono gli animali, ricorda il botanico Franco Bruno, «che si cospargono di fango per non essere punzecchiati. Ma il risultato per noi sarebbe il crollo della vita sociale…».

Come proteggere i più piccoli
Come difendere i bambini dalle zanzare? Molti prodotti chimici, dagli spray alle creme, non sono indicati per le pelli delicate dei più piccoli e in generale sotto i quattro anni è meglio evitare qualsiasi contatto per non incorrere nel rischio d’allergie o intossicazioni. «La prevenzione più importante è cercare di evitare l’esposizione dei bambini alle zanzare con l’aiuto delle zanzariere», afferma la dermatologa Norma Cameli. Se necessario, «possono essere anche utilizzati i repellenti e gli insetticidi ma in formulazioni apposite per bambini e preferibilmente dopo i due anni di vita. In questi prodotti la concentrazione di DEET dev’essere inferiore al 10%». Esistono in commercio delle lozioni a base di estratti naturali studiate per i più piccoli. Ma occorre ricordare che la protezione è scarsa. Da evitare quelle alla citronella, che hanno un odore più invasivo e rischiano di attirare altri insetti, meglio preferire la lavanda o il geranio. Non sono tossiche e si stendono su braccia e gambe ma mai sulle mani, per evitare che il bambino ne ingerisca una parte.

Che fare quando pungono
Se nonostante tutti gli accorgimenti si viene pizzicati, è importante resistere alla tentazione di grattarsi. Facile a dirsi, ma in pratica? Mentre ci pungono, le zanzare iniettano un po’ della loro saliva che ha un’attività anticoagulante per facilitare la suzione del sangue. La secrezione salivare attiva la reazione dei mastoidi, le cellule che per difendere l’organismo rilasciano istamina e danno inizio al processo infiammatorio. Il fastidio sparisce dopo alcune ore o al massimo un giorno, “ma in presenza di punture multiple gli impacchi con acqua fredda o ghiaccio possono aiutare a ridurre l’arrossamento e il dolore”, consiglia la dermatologa Cameli. In alternativa offrono sollievo le creme lenitive come quelle a base di arnica o ossido di zinco.
“Nei casi in cui la manifestazione è estesa e prude localmente”, aggiunge Cameli “si possono applicare creme a base di cortico-antibiotici, che riducono l’infiammazione e lo stimolo a grattarsi. E’ molto importante cercare di non grattare la lesione per non rischiare che si infetti. In presenza di manifestazioni cliniche diffuse e molto pruriginose può essere utile l’assunzione di antistaminici orali”. La puntura può essere seguita da lesioni cutanee caratterizzare generalmente da pomfi, vale a dire lesioni della pelle. A volte può comparire una vescicola che nei soggetti sensibili, in particolare nei bambini, può evolvere in una bolla anche di grandi dimensioni a contenuti sieroso o siero-emorragico.

Allergie
Sono rare ma esistono. “La saliva delle zanzare contiene anche costituenti proteici che possono causare una reazione allergica. In sporadici casi la puntura può essere grave e condurre a shock anafilattico”, ricorda la dermatologa. Quindi se dopo la puntura avverti difficoltà a respirare cerca subito un soccorso medico.

Zanzare: Le indicazioni per chi viaggia

Nel 2013 cinquemila europei sono tornati a casa malati di malaria, circa 500 in Italia. La malaria è causata da un parassita, il Plasmodium falciparum, che infetta il sangue tramite la puntura della zanzara anofele. I sintomi (vomito, febbre alta e mal di testa) possono apparire a distanza di 10-15 giorni dal morso. Le cure sono le terapie combinate a base di artemisinina ed è importante applicarle subito. Si calcola che nel 2013 5mila europei siano tornati a casa malati di malaria. Circa 500 in Italia. «Di questi solo un terzo è italiano, il resto sono stranieri che tornano da soggiorni nei Paesi d’origine», dice Roberto Romi, del dipartimento di malattie infettive, parassitarie e immunomediate dell’Istituto Superiore di Sanità. «L’indice di mortalità per fortuna è intorno all’1,5%».
Prima di partire per le zone a rischio è necessario:
► sottoporsi in Italia a una chemioprofilassi contro la malaria che varia a seconda delle zone di destinazione (a base di clorochina, doxiciclina, proguanil, malarone, meflochina);
► attrezzarsi di tutti i rimedi più efficaci come gli spray e le zanzariere insetticide;
► consultare le schede sanitarie del sito del Ministero degli esteri su www.viaggiaresicuri.it.
I viaggiatori devono stare attenti anche a dengue, chikungunya e febbre del virus del Nilo occidentale. Non sono letali nella maggior parte dei casi e si manifestano con febbre, cefalea, dolore muscolare e articolare. La dengue è trasmessa dalla zanzara Aedes aegypti, solita nell’emisfero australe. La chikungunya è portata dalla zanzara tigre (Aedes albopictus). Per la febbre del virus del Nilo occidentale, la colpevole è la zanzara Culex e solo nel caso di pazienti immunodepressi o deboli ci possono essere complicazioni neurologiche (per esempio la meningite).

DOVE VIVONO TUTTO L’ANNO
Nella stagione fredda in genere le zanzare sopravvivono in numero limitato. «Ma sono molto prolifiche e riescono a ricostituire popolazioni di milioni di esemplari in poche settimane», spiega l’entomologo Claudio Venturelli. «Il genere comune in Italia, la Culex, si rifugia nelle case e sopravvive anche da adulta. Ma l’Aedes albopictus (zanzara tigre) sverna come uova dormienti (in diapausa) che schiudono nella primavera successiva».

SEMPRE PIÙ IN ALTO
Non è vero che le zanzare non amino la montagna. Non tutte almeno. Sopra i 1000-1500 metri ci sono diverse specie capaci di vivere sia in Italia sia in altre parti del mondo. «E il generale innalzamento delle temperature sta portando alla sopravvivenza delle zanzare in ambienti in origine poco graditi come le alture», continua l’entomologo. La globalizzazione ha interessato anche questi insetti, che si stanno muovendo a grandi velocità grazie agli spostamenti aerei di merci e uomini che avvengono in poche ore da un continente all’altro.

LE GRANDI VOLATRICI
Non tutte le zanzare hanno le stesse capacità e metodi di spostamento. Alcune, come Aedes albopictus o Culex pipiens, sono stanziali e si spostano solo di poche centinaia di metri. «Altre no, come la Ochierotatus caspius», dice Venturelli. «Depositano le uova negli avvallamenti del terreno in aree spesso molto distanti dalle città. Ma quando queste zone si riempiono d’acqua con la pioggia o con le irrigazioni agricole, diventano dei veri e propri allevamenti capaci di produrre in pochi giorni milioni di zanzare che ci ritroviamo anche a distanza di oltre 20 chilometri. Questo perché tale specie è una grande volatrice, quindi si mette in viaggio e va dove la porta il cuore (di mamma, in cerca di sangue buono …)».

Articolo tratto da OK Salute e Benessere  – n. 6 – Giugno 2014
Si ringrazia  OK Salute e Benessere per aver concesso l’autorizzazione alla pubblicazione

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